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Ma quale sistema elettorale…

Creato il 21 maggio 2013 da Informazionescorretta

Elezioni Legge elettorale PDIn occasione delle elezioni e soprattutto nei momenti in cui si discutono le riforme ai sistemi elettorali, è bene ricordare cosa sia un sistema elettorale e le logiche in base alle quali viene scelto.
Infatti nel dibattito politico questi fondamentali punti vengono del tutto evitati, per utilizzare un linguaggio propagandistico e per costruire opinioni a sostegno delle varie scelte dei partiti. In realtà per chi segue la politica e i partiti, non è difficile notare come uno stesso partito o addirittura lo stesso uomo politico possano cambiare opinione, anche radicalmente, su quello che precedentemente hanno considerato il miglior sistema elettorale; inutile fare esempi a riguardo, è più importante far notare ai più disattenti il motivo di questi cambi di opinioni. La spiegazione è presto fatta anche soltanto dando una definizione di sistema elettorale: questo è un sistema matematico che trasforma i voti in seggi.

Per cui a seconda dei voti presi, cioè con lo stesso numero di voti presi, un sistema elettorale anziché un altro ci danno risultati diversi. Quindi gli appartenenti ad uno schieramento, dopo aver ben presente all’incirca quanti voti prenderà il proprio partito e l’area territoriale in cui è più forte (qui sta l’importanza vitale dei sondaggi sempre più precisi che vengono usati dai professionisti della politica), opteranno per una formula elettorale anziché un’altra per avere più seggi possibili con quel determinato numero di voti. A grandi linee la cosa è valida per le distinzioni maggioritario e proporzionale, preferiti i primi dai grandi partiti e i secondi dai piccoli che altrimenti non avrebbero possibilità di avere seggi, ma la questione è ancora più sottile, perché all’interno di questi macro-sistemi, va scelta anche la formula che trasforma i voti in seggi – calcolando e ridistribuendo gli scarti – che è oggetto di grandi lotte fra i partiti; ci sono formule che premiano partiti radicati territorialmente, formule che premiano partiti che si aggirano intorno ad una determinata percentuale, formule che a loro volta premiano i partiti che prendono più voti. Lasciamo ad ognuno la curiosità di andarsi a studiare le varie formule elettorali matematiche (potenzialmente infinite) su qualsiasi libro di politologia, ma deve essere chiaro che dietro la scelta di un sistema elettorale non c’è nessun tipo di concetto ideale, ma quest’ultimi mascherano soltanto i veri motivi delle scelte e quindi sono deleteri per una corretta comprensione della realtà; i partiti politici cambiando nel tempo il proprio bacino di voti, e i singoli politici passando da un partito ad un altro, si ritrovano quindi a sostenere sistemi elettorali completamente diversi perché è diversa la formula che premia in quel momento il proprio gruppo. Addirittura, oltre alle formule matematiche, i partiti tendono a voler cambiare anche le circoscrizioni elettorali, cioè quelle aree territoriali che racchiudono un determinato collegio, così da inserire in una determinata area alcune zone (precedentemente di un altro collegio) in cui il partito X è ben radicato e che quindi possano portare i voti per vincere in quella precisa circoscrizione; questa attività è conosciuta come gerrymandering ed è sviluppata soprattutto negli Stati Uniti, ma anche nel resto dei sistemi democratici è possibile notare cambiamenti e passaggi di intere zone da un collegio all’altro con l’unico obiettivo di premiare questo o quel gruppo.

Tutto questo deve essere chiaro per una comprensione corretta della realtà: non bisogna farsi ingannare dal taglio “ideologico” che i partiti danno alla scelta dei sistemi elettorali. Per esempio alla fine degli anni 2000 i sistemi hanno avuto lo scopo di premiare i maggiori partiti, quindi PdL e PD, soprattutto il primo essendo spesso in vantaggio, ma sostenuto anche dal secondo con l’obiettivo di assicurare per il futuro un sistema simile a quelli inglese e americano e cioè un bipartitismo tutto interno e sottomesso alla liberal-democrazia, dove il potere politico possa oscillare beatamente fra il filoamericanismo del PdL ed il filoamericanismo del PD. E’ divertente notare come i vari cambi di alleanze (di rapporti tra PD e Italia Dei Valori per esempio) abbiano portato anche a cambi di opinioni (possiamo ricordare i referendum elettorali come quello del 2009, il quale, per dirne una, è stato promosso dal partito di Di Pietro che però poi lo ha combattuto); di esempi del genere ce ne sono in continuazione e lasciamo al lettore il piacere di scoprirli e di sorridere alle azioni truffaldine di chi non si occupa degli interessi del continente Europeo, come per esempio la ricerca di sovranità dal “padrone” finanziario e atlantico, ma cerca soltanto di appagare gli interessi del proprio partito e della propria pancia. E’ interessante, per concludere, dare un’occhiata ai negoziati per la riforma elettorale in vista delle elezioni del 2013: il famigerato porcellum, odiato e criticato dalle sinistre allora, concede oggi un vantaggio proprio al PD.

Per questo i negoziati per modificarlo vedono questo partito dettare l’agenda, frenato solo dal momento contingente caratterizzato da un governo tecnico di unità destra-sinistra e la crisi economica di cui sappiamo. Oggi più che mai tenere gli occhi aperti e informarsi è necessario nel tentativo di uscire senza troppi danni dalla situazione presente, caratterizzata dalla piaga del giornalismo prezzolato e soprattutto da quella dei partiti politici capaci di raccomandare e pilotare le scelte che ricadono sul futuro di tutti noi.

Matteo Guinness

@Guinness82


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