
Come fu che la mater sperimentò la sanità migliore d’Italia
…di mettermi qui a parlare di mia madre.
Tuttavia, vista la gentilezza dei commentatori, mi sembra giusto dare informazioni. E per essere completa e corretta partirò da quando, al pronto soccorso, dopo la lastra a una mater dolorosa e dolorante, un ortopedico mi disse:
“Bah, vediamo, se c’è un letto. Se c’è un letto, la ricoveriamo”
Io, che sono sospettosa e diffidente, ho subito fatto un’inferenza: se invece il letto non c’è, me la rispedite a casa rotta?
Che poi, visto il prosieguo, non sarebbe stato male.
Comunque, vi risparmio i particolari anatomici e strettamente fisiologici di un ricovero che da quattro giorni si è allungato a sei, poi a nove, poi a dodici giorni (come la tabellina del tre).
Vi risparmierò l’abbandono in stanza di una donna anziana, perché l’anzianità non c’entra: hanno abbandonato in stanza anche una signora giovane appena operata; vi risparmio anche il continuo
“Ah, mi so gnentt, son ignuranta…”
Alla fine, quando hanno deciso di dimetterla, abbiamo saputo che ci voleva l’ambulanza.
Poi, quando hanno deciso di NON dimetterla (“perché – dice lo pseudo-ortopedico- tanto abbiamo un letto libero), abbiamo saputo da voci di corridoio (e dal nostro vecchio medico di famiglia incontrato per strada) che potevamo chieder assistenza a casa.
Poi, quando finalmente l’hanno dimessa davvero, ci hanno detto se avevamo disdetto l’ambulanza della volta prima.
Noi.
Cioè, avete capito bene: l’ospedale dimette, chiama l’ambulanza, poi decide di non dimettere, e noi dobbiamo disdire l’ambulanza.
Poi, quando abbiamo chiesto l’assistenza a casa, lo pseudo-ortopedico ci ha detto che dovevano chiederla prima, che ormai era troppo tardi, e dovevamo arrangiarci da soli.
Ci siamo arrangiati da soli. Anzi, con l’aiuto del nostro medico di famiglia, di un’infermiera amica di una collega di mia sorella, con un’altra infermiera amica di mia nipote, con la Caritas e l’Unitalsi che hanno fornito i supporti logistici (di cui io non avevo idea), con un infermiere a pagamento per i soliti prelievi e via così.
Il nostro nuovo medico di famiglia è venuto, in due mesi, una volta, a inizio convalescenza, e poi non si è più visto: nel suo ambulatorio c’è scritto che le visite a casa si fanno solo per pazienti intrasportabili, se no si pagano; il nostro vecchio medico di famiglia è venuto già cinque volte, e dobbiamo pregarlo per pagarlo (venti euro con ricevuta fiscale ogni volta); il controllo lo abbiamo fatto da un ortopedico privato, perché la mater dolorante si è rifiutata di ritornare nel reparto di ortopedia, convinta che non sarebbe più stata rilasciata.
Ora (inteso: in questi giorni) la mater sta bene, la frattura è andata a posto quasi del tutto, ma, per la prima volta nella sua vita, le è venuto il mal di schiena (dovuto a vecchiaia, artrosi, posizione scorretta, eccetera).
Ora (inteso: tra due minuti) vado a vedere se vuole per caso mettersi una di quelle fasce che scaldano la schiena. Ce le ho in casa. Io le uso sempre…
[*]non è un errore: “via via”, non “via vai”, perché continuavano a passare e ad andare via, non c’era mai un vieni.
