Magazine Società

Malasanità. Il dolore di chi resta.

Creato il 11 novembre 2013 da Vforfrancesco

fila-al-pronto-soccorsoSono una giornalista. O meglio, mi correggo. Desidero diventare una giornalista. Sono circa tre anni che mi muovo tra redazioni, in scarpe fatte di parole, bevendo caffè nero come inchiostro. Sembra che ci sia una caratteristica fondamentale per chi voglia intraprendere questa strada: IL DISTACCO. Si, tutti i più grandi nomi della carta stampata sono veri e propri obiettivi che mettono a fuoco la realtà senza mai staccarsene, descrivendola ma non commentandola, vivendola ma non provandola. E lo capisco bene il perché. Il lettore deve poter leggere i fatti così come sono per poi, in piena libertà e senza che nulla possa influenzarlo, elaborare una propria idea in merito all’accaduto.  E ora vorrei tanto che uno di quei grandi giornalisti fosse qui per potergli chiedere come si potrebbe mai mantenere quello stesso distacco anche in situazioni forti, che ti toccano da vicino, che ti bagnano gli occhi e ti smuovono l’anima. Perché l’articolo che sto scrivendo non riesce a vedermi imparziale né, tantomeno, indifferente.

Per questo, ancor prima di entrare nel vivo della questione, mi scuso con chi sta leggendo e con chi vorrebbe una cronaca attenta e precisa. Non sarà così, non qui, non per questo pezzo.

In una Caserta di un Novembre insolitamente troppo caldo, appoggiate ad una macchina fuori ad un locale del centro che suona musica che ricorda il verde dell’Irlanda e il sapore delle terre del Sud d’Italia, due ragazze con un bicchiere di vino rosso in una mano ed esperienze pronte per essere condivise nell’altra, parlano, si conoscono, si raccontano. Una di quelle due ragazze sono io, l’altra … beh, l’altra è quella parte del mondo vittima della tanto detta (TROPPO DETTA) “Mala Sanità”. Una ragazza che all’anagrafe ha 28 anni, ma che negli occhi e nelle mani di anni ne ha molti di più. Ha gli anni di quelle persone che nel petto portano le colpe di terzi, della negligenza di chi la vita la dovrebbe tutelare, provare a salvare, non abbandonarla a sé stessa senza muovere un dito.

Non racconterò la storia di questa ragazza costretta troppo presto a diventare una donna. Non la racconterò perché sento di dovere al suo dolore un rispetto che i medici non hanno avuto. Non la racconterò perché questo non è un articolo di denuncia o di polemica. Non la racconterò perché questo vuole essere un articolo di coscienza.

Ogni qualvolta qualcuno muore non per cause naturali, ma per errori umani dovuti all’indifferenza o alla sufficienza di medici o chi per loro, ci si scaglia contro o a favore di un ospedale che, in quel caso, espone giustificazioni e proprie ragioni. Nessuno mai accende i riflettori su chi…RESTA. C’è quel correre di camici bianchi, correre ai ripari ovviamente, dietro schiere di avvocati pronti a sostenere l’assoluta necessità di quelle decisioni che poi, per disgrazia, solo per disgrazia, si sono dimostrate fatali. Ma non sono qui a sostenere l’assurdo. Dietro bisturi e mascherine ci sono uomini, certo. E la natura dell’essere umano, si sa, non è infallibile. Ma c’è chi, quando un proprio caro è in un letto di ospedale, ha bisogno di essere rassicurato. Ha bisogno di sapere che può contare sulla lucidità e la competenza di chi ha nelle mani le responsabilità della vita di chi ama e così, poi, potersi lasciare andare.

E invece capita sempre più spesso che chi resta a piangere un proprio caro, resta solo, senza le scuse di chi dovrebbe, senza il tempo di un saluto e… in alcuni, troppi, casi, anche messo in discussione da un sistema che, in un modo o nell’altro, la spunterà sempre.

Il vero problema è che viviamo nel mondo del “NESSUNO TOCCHI CAINO” senza porsi una domanda fondamentale: MA ABELE CHI LO DIFENDE? Proviamo a capire le ragioni di quanto accade, cerchiamo di giustificare chi commette errori che comportano la morte di innocenti, facciamo sconti di pena a chi ha responsabilità troppo grandi per uomini troppo piccoli. Ma per le vittime, no, di sconti non ce ne sono. Il loro dolore sono costrette a viverlo tutto. Fino in fondo.

Malasanità. Il dolore di chi resta.
Roberta Magliocca

Facebook
 


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :

  • Il Crollo

    Crollo

    Henryk Grossmann (1881-1954) rimane uno fra i pochi marxisti del XX secolo che hanno ancora qualcosa da insegnarci. Proprio per questo, è rimasto in gran parte... Leggere il seguito

    Da  Francosenia
    CULTURA, OPINIONI, SOCIETÀ
  • Il Lungo Il Corto e Il Pacioccone

    Credo questa sia una delle Canzoni per Bambini più mitiche di tutti i tempi. Per il suo ritmo, per la sua innata allegria e per un testo semplice e lineare che... Leggere il seguito

    Da  Rexvonkostia
    SOCIETÀ, TALENTI
  • Il napolecane

    napolecane

    A leggere le cronache, il napoletano è un demone capace delle peggiori nefandezze. La domenica, quando riposa e si dedica allo sport, distrugge treni, stadi,... Leggere il seguito

    Da  Webmonster
    ATTUALITÀ, INFORMAZIONE REGIONALE, SOCIETÀ
  • Il concorso

    concorso

    “Marco Alcina?! Ma di chi cazzo è Marco Alcina?”. Il professore Lucio Guidoni strabuzzò gli occhi e strinse i denti in un ghigno rabbioso. Leggere il seguito

    Da  Domenico11
    POLITICA, SOCIETÀ
  • Cosenza, 97enne muore per malasanità

    Cosenza, 97enne muore malasanità

    Una vicenda che indigna, che suscita rabbia e senso di impotenza, ed anche grande dolore. Una vicenda che andrebbe catalogata sotto la voce “malasanità” ma... Leggere il seguito

    Da  Makinsud
    INFORMAZIONE REGIONALE, SOCIETÀ, SUD ITALIA & ISOLE
  • Il futuro

    futuro

    Ma davanti a noi c'è comunque il futuro,incombente e precoce,e non lo conosciamo.Brividi di freddo e piccole euforie ci percorrono al solo pensiero del domani, ... Leggere il seguito

    Da  Annarosabalducci
    SOCIETÀ
  • il mentalista

    Massimo aveva preso un pacco di soldi dall’assicurazione per via dell’incidente in moto. L’aveva tirato sotto un’auto in una rotonda, quando di rotonde in Itali... Leggere il seguito

    Da  Plus1gmt
    SOCIETÀ