Malizia e giustizia

Creato il 04 settembre 2010 da Cobain86

Laura Antonelli

Oggi parliamo di Laura Antonelli, una delle icone erotiche più prorompenti degli anni ’80, incredibilmente rovinata dalla droga e dalla giustizia. Storia di una parabola discendente che, a tratti, merita di esser raccontata per renderci conto che, a volte, anche se sei il desiderio proibito di chiunque, l’oblio è sempre lì che ti aspetta. Buona lettura!

Chi è Laura Antonelli? É una prosperosa ragazza di Pola che oggi vive ai limiti della sussistenza con la pensione sociale: Banfi aveva chiesto l’applicazione della legge Bacchelli, che riconosce ad artisti e personaggi dello spettacolo un congruo vitalizio che possa permettere loro una vita dignitosa. Lei rifiuta e dice di non essere interessata alla vita terrena: o ha trovato la fede o sta pensando che non avrà molto da vivere.

Eppure negli anni ’80 era diverso: lanciata a mina dal film Malizia nel remoto 1973 (anche se, per dovere di cronaca, il suo curriculum migliore è stato Il merlo maschio, che le ha dato la possibilità di interpretare Malizia), regia di Samperi per una donna che aveva molto da offrire, soprattutto dal punto di vista fisico.

Dopo aver scatenato attacchi al cardiopalmo multipli i registi impazzirono: fece una sbaraccata di film trash-erotici (che negli anni ’80 andavano via come il pane, poi vennero buttati alle ortiche, poi riscoperti come espressione culturale) con Banfi e i soliti puzzoni, circondata da panzoni dalle dubbie fattezze che, tra corna e buchi della serratura, smaniavano pur di vederla completamente nuda. Una splendida donna cirocndata da pipparoli, insomma.

Nel 1991 però arrivò il dramma umano: la vicina di casa che tutti avrebbero voluto “battezzare” aveva in casa 36 grammi di cocaina purissima, processata subito e assegnata agli arresti domiciliari. La legge all’epoca non scherzava e venne considerata spacciatrice: poi venne rivista la normativa e la pena fu attenuata, fino a depenalizzare il reato per piccole quantità ad uso esclusivamente personale (e quindi viene assolta, ma solo nel 2000).

Archiviata la questione cocaina nel ’91 sta per tornare sul set di Malizia 2000, ma si rivela un flop inaudito: altro che 5 miliardi di lire, questa volta è un problema recuperare le spese. Decide così di ritirarsi dalla carriera cinematografica.
Malizia 200 però le lescia un ricordino difficile da rimuovere: un chirurgo plastico le fa delle iniezioni di collagene come trattamento anti-rughe, apriti cielo.

Le si scatena una reazione allergica nota come l’edema di Quincke e si gonfia come un pallone da calcio. Da lì inizia la sua battaglia legale per chiedere il risarcimento, ma a causa del suddetto edema non le viene concesso nulla (se non di pagare le spese legali). I suoi avvocati sono veri squali e insistono, riuscendo a portare a casa il risultato: 10.000 euro più 108 mila euro + i danni per l’immagine e ammenicoli vari.

La nostra carissima Antonelli si deprime e viene ricoverata in un centro di igiene mentale ed oggi, come anticipato all’inizio di questo articolo, vive ai margini della società; nonostante l’appello di Banfi lei ha deciso una chiusura a riccio, tipo Mina. La voce più bella del mondo, però, ha chiuso all’apice del suo splendore mentre Laura, ahinoi, ha chiuso in un vortice autodistruttivo sola e abbandonata dai fan.

La cocaina prima, i processi e il collagene poi hanno formato una serie di eventi altamente destabilizzanti psicologicamente: quindi, a tutto questo, si è aggiunta la depressione, la cosa più grave che le potesse accadere, in quanto la cura è lunga e difficile.

Concludendo gli anni ’80, con la loro scia di eccessi e successi, hanno demolito più celebrità di quanto se ne possa tener conto: come già visto su questo blog anche Lilli Carati ha visto i sorci verdi ed ora abita con la sua famiglia.
Sulla pagina Wikipedia della Antonelli di famiglia e di amori si legge ben poco, su questo punto di vista è stata maggiormente lungimirante Gloria Guida che, una volta sposata con Dorelli,  ha ritirato i remi dalle scene.

Ancora oggi Gloria la vediamo sulle scene (ovviamente con molti anni in più) matura ma sempre bella, segno che avere un obiettivo nella vita, curare i propri affetti, costruirsi una dimensione personale a volte non è un male, anzi.
Questo tema è stato riproposto anche dal film di Ligabue Radiofreccia, dove ci si rende conto che avere un progetto di vita e degli obiettivi aiuta a rimanere in strada ed evitare lo sbando e il declino vertiginoso.

Questo articolo vuole essere un giusto tributo ad un’attrice brava e bella, che ha avuto l’incuria di essere triturata dalla macchina della giustizia italiana (e dai suoi tempi iperbolici): forse un po’ di amore l’avrebbe potuta salvare ed aiutare nei momenti più duri, ma di amore questa storia ne ha veramente pochissimo. Ciao Laura.

Marco


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