Manicomi infernali

Creato il 16 marzo 2011 da Oblioilblog @oblioilblog

La legge Basaglia del 1978 ha chiuso i manicomi criminali e ha riformato il sistema dell’assistenza psichiatrica. Sono nati gli OPG, per l’appunto ospedali psichiatrici giudiziari, dove i detenuti affetti da malattie mentali dovrebbero ricevere cure adeguate all’interno di un contesto meno severo rispetto a quello dei manicomi.

Ma la situazione non è cambiata molto, come testimonia un documentario della Commissione d’inchiesta del Senato sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale. L’indagine si è svolta dentro gli OPG di Barcellona Pozzo di Gotto, Aversa, Napoli, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere.

L’occhio della telecamera ha raccolto immagini da film horror: uomini lasciati al loro destino, senza cure, senza igiene, in camere sovraffollate. Strutture fatiscenti, muri scrostati, muffa. Le medicine sono inefficaci: tamponano il problema, ma non lo risolvono. I medici sono presenti solo 4 ore a settimana e devono occuparsi di 300 persone. Internati sono ammassati in nove in stanze abitualmente per quattro persone, con tanto di letto a castello che, vietati negli ospedali, dovrebbero essere perentoriamente proibiti in questo tipo di strutture. Ogni malato ha uno spazio disponibile di tre metri quadrati, meno di quanto lecito secondo la Commissione europea per la prevenzione delle tortura. 

Non mancano episodi di raccapricciante degrado, raccontati dagli stessi ricoverati, come quelli di chi è costretto a infilare le bottiglie d’acqua nel buco della turca per tenerle fresche e per impedire che i topi risalgano. All’ospedale di Montelupo Fiorentino, un internato è morto per una fuga di gas, ad Aversa due poliziotti sono sotto arresto con l’accusa di aver abusato di un transessuale.

La questione principale riguarda la durata della detenzione, che rischia di diventare senza limite. C’è chi è dentro da 25 anni per essersi travestito da donna e aver spaventato dei bambini in una scuola. Su 376 malati che potevano essere dimessi, solo 65 hanno lasciato gli Opg, per gli altri sono state disposte delle proroghe. Ritardi perché i soggetti non hanno un progetto terapeutico, non hanno una famiglia che li accolga o una Asl che possa assisterli. Sono dei rifiutati, degli emarginati. Mancano fondi per il sostegno, i 10 milioni che dovevano arrivare dal Ministero della Salute e da quello della Giustizia sono rimasti una promessa.

Sul caso i rappresentanti della Commissione si sono espressi con buon senso bipartisan.
Il presidente Ignazio Marino:

Raccogliere i primi dati non è stato per niente semplice: reticenze, diffidenze, inesattezze hanno scandito le prime settimane di lavoro soprattutto negli Opg più degradati. Ci sono, tuttavia, realtà come quella di Reggio Emilia dove gran parte dei dimissibili hanno già lasciato la struttura. Speravamo di poter fare molto e al più presto, ma abbiamo bisogno di collaborazione delle realtà sanitarie locali. Anche i territori devono acquistare consapevolezza riguardo ai diritti di queste persone: non dobbiamo tollerare degrado e condizioni di vita incompatibili con il più elementare rispetto della dignità e lesivi dei principi della nostra Costituzione.

Il senatore Michele Saccomanno, relatore di maggioranza:

Gli ospedali psichiatrici giudiziari devono essere superati. Non possiamo più ignorare, di fronte agli ultimi fatti di cronaca e alle risultanze dell’indagine effettuata dalla Commissione d’inchiesta, le condizioni disumane e di degrado in cui vivono questi cittadini. Gli internati sono persone malate e come tali vanno curate e recuperate nel pieno rispetto della dignità umana e dei diritti costituzionalmente garantiti. Lo sforzo economico a sostegno della riabilitazione e della presa in carico di questi cittadini da parte della sanità regionale non solo è possibile, ma rappresenta un impegno concreto preso da Governo e Parlamento per cancellare questa vergogna.

La Commissione vorrebbe chiudere tre centri per trovare strutture più adatte e meno mortificanti per i malati.
Le telecamere di Presa Diretta hanno seguito l’indagine, il reportage andrà in onda su Rai3 domenica.


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