Marchionne, il dittatore della Fiat Bananas

Creato il 31 ottobre 2012 da Albertocapece

E’ un bene che esista Marchionne. Se non ci fosse lui i vizi, le miserie, la mediocrità e la mascalzonaggine della classe dirigente italiana avrebbero bisogno di molti personaggi per essere rappresentati: ci vorrebbero il bugiardo assoluto, il ricattatore, l’infido, il vigliacco, l’ottuso, il prepotente, il golpista, l’inadeguato, ognuno preso per la grossolana purezza  di una di queste caratteristiche. Non che mancherebbero i soggetti, anzi ci  sarebbe solo l’imbarazzo della scelta, però verrebbe meno quella sintesi esemplare che non soltanto fa da bignami nell’esplorazione della lotta di classe al contrario cui stiamo assistendo, ma illumina una caratteristica essenziale delle “virtù” elencate prima: non si tratta solo difetti personali, ma il prodotto di un universo sociale ed economico che li esige e li presuppone.

Quello stesso universo che si sintonizza sul multiforme manager e fa finta di credere alle menzogne più clamorose come quella della Fabbrica Italia, tesse l’elenco degli errori più ovvi come se si trattasse di geniali intuizioni e infine ne accetta le carognate come prezzo da pagare per tenersi uno stratega di quel calibro. Qualcuno, magari un minus habens come Bonanni, rimane estasiato, altri fanno solo finta, stanno al gioco, ben sapendo che porre un obiezione, un freno, una resistenza significherebbe inalberare un’ autonomia diu pensiero e di politica a cui non si è abituati.

Gli ultimi due giorni di Marchionne sono stati sublimi e appropriati al meglio del suo peggio: prima è arrivata la notizia della cancellazione del marchio Lancia, poi ha detto due cose che messe insieme sono una clamorosa bugia: che non ci sono soldi per investimenti e che invece vuole puntare su Maserati e Alfa Romeo per entrare o rafforzarsi nel settore “premium”, il solito casto gergo commercial economico per evitare di dire auto di lusso, cioè riservate ai privilegiati. Purtroppo però l’Alfa romeo per diventare una seconda Bmw avrebbe bisogno di massicci investimenti per quanto riguarda scocche, motori, criteri costruttivi, tutte cose che la fiat non si può permettere. Insomma solo un depistaggio per far digerire meglio la notizia della Lancia.

E infine, si è vendicato dei magistrati, ma ancor più dello stato italiano e della stessa democrazia che gli hanno imposto di assumere operai senza pregiudiziali ideologiche che violano non solo la libertà sindacale, ma anche quella di opinione. Ha licenziato 19 operai di Pomigliano per poter far posto a quelli iscritti alla Fiom, sui quali aveva posto un veto illegale e immorale. Una pratica che tutti i nostri imprenditori vorrebbero, anzi non tutti, solo quelli incapaci, incompetenti e grossolani. Un modo per innescare la guerra tra poveri, caso mai ce ne fosse bisogno.

Però, ripeto, è una fortuna che Marchionne esista: è l’immagine vivente del declino e della prevaricazione. Tutte qualità che può mettere all’opera perché un milieu politico glielo consente e sul quale dunque pesa parte della responsabilità. E anche  la cattiva coscienza di essere un po’ Marchionne.


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