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Martedì 2 agosto 1960

Creato il 02 agosto 2011 da Cbneas1968
Martedì 2 agosto 1960
TELEVISIONE
13,30 - 16,05 TELESCUOLA
Corso di Avviamento Professionale a tipo industriale
Corso estivo di ripetizione
Primo corso:
a) 13,30 OSSERVAZIONI SCIENTIFICHE
Prof. Giorgio Graziosi
b) 14,00 LEZIONE DI ECONOMIA DOMESTICA
Prof.ssa Maria Dispenza
c) 14,10 LEZIONE DI ITALIANO
Prof.ssa Teresa Giamboni
Secondo corso:
a) 14,55 LEZIONE DI GEOGRAFIA ED EDUCAZIONE CIVICA
Prof.ssa Maria Mariano Gallo
b) 15,25 LEZIONE DI ECONOMIA DOMESTICA
Prof.ssa Maria Dispenza
c) 15,35 ESERCITAZIONI DI LAVORO E DISEGNO TECNICO
Prof. Gaetano De Gregorio
16,30 ROMA: In diretta da Montecitorio (Camera dei Deputati)
SERVIZIO SPECIALE DEL TELEGIORNALE SULLE DICHIARAZIONI PROGRAMMATICHE DI GOVERNO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO INCARICATO, ON. AMINTORE FANFANI
la TV dei ragazzi
18,30 - 19,30 Dagli studi di Torino:
L'ALFIERE
Settimanale per i ragazzi condotto da Emilio Fede
ribalta accesa
20,30 TIC - TAC (Lux - Frullatore Go-Go - Spic & Span - Oransoda)
SEGNALE ORARIO
TELEGIORNALE
Edizione della sera
Direttore Leone Piccioni
20,50 OLIMPIADI - 23
21,00 CAROSELLO
(1) Idriz - (2) Gradina - (3) Martini - (4)L'Oreal - (5) Pavesi
I cortometraggi sono stati realizzati da : 1) Cinetelevisione - 2) Tivucine Film - 3) Craveri & Gras - 4) Slogan Film - 5) Titanus-Adriatica
21,15 TINTARELLA
Spettacolo musicale a cura di Leo Chiosso, Italo Terzoli e Bernardino Zapponi, presentato da Gino Bramieri
con la partecipazione dei Paul Steffen's Dancers
Coreografie di Paul Steffen
Scene di Gianni Villa
Costumi di Folco Lazzeroni Brunelleschi
Orchestra diretta da Mario Consiglio
Regia di Romolo Siena
22,25 LO ZODIACO
Presentato da Alberto Bonucci
I segni dell'Autunno
Regia di Giuliano Tomei
23,05 QUESTIONI D'OGGI
Operazione acqua sicura
Servizio di Andrea Pittiruti
23,25 TELEGIORNALE
Edizione della notte
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Eccoci nel mese di agosto, capo d'inverno, come dice un noto adagio popolare, ma anche apoteosi delle ferie estive... almeno era così, fino a non molto tempo fa. La rovinosa, attuale situazione economica che molti Paesi del mondo (l'Italia, come sempre, peggio di tutti) stanno affrontando nel corso di questa undecima estate del secolo ventesimoprimo costringe i più ad una certa austerità: di conseguenza, meglio non andare oltre qualche gita fuori porta e comportarsi da formiche per i tempi sicuramente tristi che ancora ci attendono, specie se si vuole puntare ancora su qualche sfizio.
Oggi andiamo indietro di poco più di mezzo secolo, piombando in quell'estate 1960 che, se si eccettua la situazione economica, di gran lunga più florida (magari potessimo tornare a quei tempi !), presenta non pochi punti di contatto con l'odierna: clima instabile a luglio e certamente più adatto alla stagione in agosto, situazione politica traballante. Già, perchè si è reduci dai disordini provocati dalle manifestazioni popolari che, partite da Genova, là dove si doveva svolgere il congresso del MSI, in quel momento alleato di governo secondo la definizione del gabinetto Tambroni, hanno avuto un'impressionante eco anche a Reggio Emilia e a Catania, anche con una dozzina di poveri, inutili morti (come li ha definiti Enzo Biagi in un editoriale atto a costargli il posto di direttore del miglior settimanale italiano, Epoca), omaggiati pure dal cantautore torinese alternativo Fausto Amodei in una commovente ballata che molti ancora ricordano. Rispetto ai nostri giorni, però, all'interno del Palazzo tutti hanno fatto intelligentemente marcia indietro: Tambroni si è dimesso ed ora è Fanfani, con un monocolore democristiano, a cercare di riportare l'ordine e la tranquillità all'interno del Paese, lasciando totalmente all'opposizione le due parti in causa durante le tragiche vicende qui ricordate, ossia PCI e MSI. La scelta del Presidente della Repubblica Gronchi di conferire l'incarico governativo al Professore - pittore aretino è stata frutto di un sollecito convincimento telefonico da parte del segretario scudocrociato Aldo Moro, come ben racconta Epoca nell'articolo che segue, di cui vi presentiamo una sintesi:
"Abbiamo chiesto all'uomo più rappresentativo del partito di sacrificarsi per l'unità della democrazia cristiana. Dobbiamo essergli tutti grati per aver accettato. Ti preghiamo di aiutarlo e di essere d'accordo con noi".
Questa frase, che sarebbe stata pronunciata da Aldo Moro nel corso di una conversazione telefonica avuta, in un'ora imprecisata della mattinata di venerdì ventidue luglio, con il Capo dello Stato, avrebbe avuto il potere di indurre Gronchi ad abbandonare le ultime esitazioni per il conferimento dell'incarico ad Amintore Fanfani.
Come Capo dello Stato, Gronchi non ignora che è saggia politica operare in modo che ad ogni formula governativa possibile corrisponda l'uomo adatto e che vi sia, in Parlamento, una ricca tastiera di personalità di rilievo, ciascuna portatrice di una determinata formula di governo; sì che sia facile, al momento opportuno, incaricare in ogni circostanza l'uomo adatto a risolvere la crisi senza che si determinino scosse, o lunghe vacanze di potere, esiziali al retto funzionamento dello Stato democratico. E quando Moro, per la prima volta, aveva ventilato la possibilità di por termine all'esperimento governativo di Tambroni prima della scadenza naturale del 31 ottobre, sembra che Gronchi avesse risposto:
"Potete farlo, ma prima portate una formula, un uomo, un programma". Nella mattinata del 22 luglio c'erano l'uomo, la formula, il programma. Ma l'uomo non corrispondeva troppo al programma, la formula mal si adattava all'uomo. Fanfani era la carta da tenere in serbo per un vero governo di centro sinistra; esporlo in Parlamento con una formula troppo simile al vecchio quadripartito poteva significare bruciarlo, rendergli difficile, una volta che il Governo fosse stato battuto o costretto, in un secondo tempo, a dare le dimissioni, il ritorno alla testa di una coalizione politica con una fisionomia ben determinata.
(Da EPOCA, n. 513, 31 luglio 1960, pagg. 18 - 20)
Le consultazioni hanno esito positivo e così Fanfani può presentare il suo gabinetto alle Camere per il voto di fiducia. La TV, fuori programma, si collega con Montecitorio per far entrare nelle case degli italiani le dichiarazioni programmatiche. Non abbiamo trovato spezzoni audio - video su YouTube, ma in compenso, tramite un sito che racconta la storia della DC, siamo riusciti a rintracciare il testo stenografico di quel discorso: ne copincolliamo i punti più salienti:
Martedì 2 agosto 1960
Presidente del Consiglio dei Ministri. Nella scorsa primavera, per far fronte ad una situazione particolarmente difficile, e risolvere in modo interlocutorio una crisi assai lunga, la Democrazia Cristiana consentì a concedere uomini e voti per la formazione di un governo monocolore di minoranza. Esso doveva permettere: la normale amministrazione, una tregua politica e la ripresa di un dialogo tra i partiti democratici, in modo da secondare la formazione di un governo politico a maggioranza precostituita.
Autorevolmente fu dichiarato in Senato dal Presidente, onorevole Tambroni, e dal presidente del gruppo parlamentare democristiano, senatore Piccioni, che il Governo, ottenuta l'approvazione dei bilanci, prima o subito dopo il 31 ottobre si sarebbe presentato al Parlamento per far constatare l'espletamento del suo mandato. E fu altresì espresso l'auspicio che al più presto possibile fosse ripreso il dialogo fra i partiti per raggiungere una maggioranza politica.
Di queste prospettive presero atto, con reazioni varie, le diverse forze politiche. La Democrazia Cristiana prestò la sua opera positiva di uomini e di consensi. Il Movimento sociale italiano dette il concorso del suo voto che, almeno alla Camera, risultò determinante.
La propaganda che sul valore del voto del Movimento sociale italiano fu fatta da circoli politici sospettati di scarso attaccamento alla democrazia, e il circolare sempre più intenso e sfacciato di voci critiche per il sistema democratico e benevole per la reazione concorsero a far nascere in larghi strati dell'opinione pubblica il dubbio che si fosse dinanzi a una temibile involuzione.
Abilmente sfruttati dal Partito comunista, interessato ad accusare il Governo e la Democrazia Cristiana di ricevere appoggi che in altra occasione lo stesso Partito Comunista non aveva temuto di incontrare, i suddetti dubbi crebbero di intensità. Essi in occasione del preannunciato congresso del Movimento sociale portarono alla manifestazione di Genova, agli incidenti che la conclusero, quindi alle nuove manifestazioni in altre città con i luttuosi eventi, che tutti hanno lamentato.
Certamente nessun uomo responsabile può accettare censure infondate alle forze dell'ordine per il contegno mantenuto nelle suddette circostanze. Le nostre libertà sussistono fino a che le leggi che le tutelano vengono rispettate e fatte rispettare da tutti. Ma nessun osservatore obiettivo può negare che, prima e al di là delle note manovre esasperatrici svolte dal Partito comunista, le manifestazioni che nel luglio si sono verificate in Italia riflettevano anche lo stato d'animo di preoccupazione per la temuta involuzione politica. Ad essa certamente la Democrazia Cristiana e il Governo non pensavano, né intendevano favorirla. Ma ad essa il Movimento sociale lasciava credere di pensare, fiducioso nell'importanza della unicità necessaria del suo voto a sostegno del Governo. E troppe voci di ambienti politici ed economici, i più retrivi, incoraggiavano il Movimento sociale su questa strada(...).
Un insigne studioso e noto pubblicista nei giorni scorsi elencava i valori della Resistenza.
Occorre francamente riconoscere che molti cittadini hanno temuto, nel luglio scorso che quei valori potessero andare perduti. E hanno reagito a questo timore come hanno potuto, come hanno saputo.
Chi confidava nella saggezza dei governanti, nella fermezza della Democrazia Cristiana, nella autorità correttrice del Parlamento, ha reagito in forme democratiche e legali. Chi, a torto, nutriva dubbi o tendeva a speculare per fini di parte sulle preoccupazioni diffuse, ha reagito in forme che hanno trasceso la democratica manifestazione popolare sfociando nel vero e proprio disordine di piazza.
E in queste circostanze riprendevano così vigore le preoccupazioni che anche la Democrazia Cristiana aveva espresse in aprile circa le non buone conseguenze politiche e psicologiche che un determinante appoggio del Movimento sociale al Governo avrebbe prodotto nel paese, a tutto vantaggio del solo Partito comunista.
Quanto avveniva nel paese aveva adeguate ripercussioni in Parlamento, smentendosi così, malgrado lo scoperto tentativo comunista di introdurre la violenza anche nelle aule parlamentari, il superficiale e non sempre disinteressato avviso circa la pretesa incapacità degli eletti a rappresentare alle Camere le aspirazioni del popolo(...).
I partiti (...) hanno convenuto di appoggiare questo Governo proprio per fronteggiare e dissipare una situazione di emergenza. E ciò essi hanno creduto di poter fare con alto senso di responsabilità per sostituire ad un governo amministrativo monocolore con maggioranza determinata da un partito il cui appoggio ha suscitato diffuse preoccupazioni per la stabilità -della democrazia, un governo monocolore con maggioranza determinata da partiti democratici il cui appoggio ha calmato la lotta politica, fugando i preesistenti timori.
Questo Governo, in virtù delle ragioni che lo hanno fatto nascere, della maggioranza precostituita e del programma che assume, non è un governo a termine prefissato. Esso, quale governo politicamente qualificato, è pronto ad assolvere a tutti í compiti e ad assumere tutte le responsabilità che la Costituzione gli affida.
In particolare esso attenderà con scrupoloso zelo alla difesa della libertà e della sicurezza della nazione da ogni pericolo, all'espletamento delle normali incombenze costituzionali, e, stante la mole e l'importanza delle iniziative prese dai precedenti governi per lo sviluppo del paese, coadiuverà il Parlamento per una definitiva e soddisfacente approvazione di esse. Infine predisporrà, con opportuni studi e nuove formulazioni, proposte idonee a consentire al Parlamento, dai prossimi mesi, di affrontare la risoluzione dei nuovi problemi.
Lo stretto dovere di curare la difesa della libertà di tutti obbliga il Governo ad assicurare tutti i cittadini e ad ammonire chi almeno intenzionalmente si trovasse già in fallo che nessun attentato, per quanto lontano, sarà permesso o lasciato preordinare, da parte di chicchessia, alle libertà, agli ordinamenti, alle istituzioni, alla sicurezza degli italiani e della Repubblica.
Opereremo fermamente per impedire ogni atto che possa costituire un pericolo per nostri liberi ordinamenti. A essi si oppongono, in teoria e nelle pratiche attuazioni che ne sono state fatte, gli schemi sostenuti e propagandati dai comunisti.
Condividendo le condanne che il comunismo ha ricevuto dalla ragione e dalla storia, opereremo inoltre affinché fallisca ogni azione diretta a introdurre i suoi schemi fra noi e, grazie alla giustezza della politica svolta dallo Stato democratico e alla tempestività, correttezza ed efficacia del suo funzionamento, si riducano prima, e poi scompaiano, le tentazioni cui la dottrina e la prassi comunista sottopongono le coscienze dei cittadini diseredati o scontenti (...).
E con la puntualità, la correttezza, l'efficacia del funzionamento dell'amministrazione democratica ci proponiamo di salvaguardare i cittadini anche dalla tentazione opposta a quella comunista, cedendo a nostalgie per sistemi che la Resistenza ha rovesciato e la generalità della coscienza pubblica anche nelle settimane scorse ha dimostrato di continuare a condannare.
Il Movimento sociale italiano non rappresenta per le istituzioni e per i nostri ordinamenti un pericolo paragonabile a quello ben più grave rappresentato dal Partito comunista. Ma non per questo l'azione dei partiti e la vigilanza del Governo devono flettere, dato che ogni affermazione o rivalutazione del l'estremismo di destra può essere esca sufficiente a scintille che a sinistra possono provocare incendi di difficile estinzione.
Il Governo confida che un vigoroso svolgimento della politica democratica in ogni settore porti a diminuire progressivamente il numero delle vittime della propaganda fatta dagli estremisti di sinistra e di destra ed a convincere tutti i lavoratori che non con i metodi della violenza né con l'abuso di strumenti sindacali nella lotta politica si migliorano le condizioni della società in .cui vivono e si tutelano appropriatamente i loro interessi. Di fronte ad ogni abuso noi riteniamo che sia sufficiente l'inflessibile applicazione della legge, che per parte sua il Governo si propone di attuare o promuovere presso altri organi competenti, specie nei confronti di specifiche forme di apologia condannate dai nostri ordinamenti.
Sembra superfluo dichiarare che questi propositi del Governo non sono diretti a violare libertà garantite a tutti, né a introdurre discriminazioni tra gli italiani. Questi propositi sono riaffermati e saranno scrupolosamente e sistematicamente mantenuti, per difendere la libertà di tutti e impedire ogni sua menomazione con mezzi che le leggi condannano.
Il cittadino osservante delle leggi non abbia quindi alcun timore. Ci proponiamo di agire per garantirgli libertà di pensiero, di azione, di movimento e consentirgli di lasciare in eredità ai propri figli la libertà di cui ora egli gode. Questa libertà non sopporterà alcuna menomazione né nella vita pubblica, né in quella di lavoro; avendo il Governo un unico dovere e un'unica ambizione: quella di riconoscere e garantire ad ogni cittadino i diritti che la Costituzione e le leggi gli riconoscono(...).

Terminato il collegamento con il Parlamento, ecco giungere in dirittura d'arrivo quello che è stato per mesi il rotocalco televisivo per i bambini per eccellenza, L'alfiere, sorto dalle ceneri del glorioso Circolo dei castori e sempre curato dall'attivissimo Centro di Produzione RAI torinese. Presentatore di questa trasmissione è un ventinovenne giornalista originario del Messinese e da qualche tempo assegnato alla redazione piemontese del TG: Emilio Fede. Ci piace ricordarlo così, in veste di garbato amico dei più piccoli, anzichè in quel ruolo di senex libidinosus di plautina memoria che oggi, mezzo secolo dopo, lo sta portando ad alienarsi sempre più le simpatie della gente, in aggiunta all'ormai proverbiale servilismo politico che da circa due decenni lo contraddistingue. Peccato, davvero, perchè, almeno per tutta la militanza in RAI, Fede era un inviato speciale molto obiettivo.
Martedì 2 agosto 1960
Ed ora concediamoci un po' di pubblicità vintage, cosa che da tempo non vi proponiamo. Andiamo a ripescare, dalla scaletta del Tic - Tac di quella sera di 51 anni fa precisi, il comunicato del frullatore Go-Go della Bialetti, uno dei fiori all'occhiello dell'industria del Verbano - Cusio - Ossola (oggi però in mano a maestranze cinesi... e il Go-go non esiste più...) guidato da un buffo signore baffuto, Renato Bialetti, appunto. Quando, alla fine del 1957, vennero stretti gli accordi tra la casa di Crusinallo e la Sacis per la realizzazione della campagna pubblicitaria televisiva, fu lo studio di Paul Campani e Max Massimino Garnier ad occuparsene, disegnando un personaggio che praticamente ricalcava le fattezze del padrone della ditta. Dapprima impegnato come presentatore di semplicissimi quizes, indi protagonista di buffe avventure, precisando sempre quanto sembri facile fare ogni cosa, non ha un nome: sono i telespettatori a battezzarlo come un non meglio precisato omino coi baffi... e tale rimarrà per sempre nell'immaginario collettivo, pubblicitario e non.
Vi mostriamo dunque questa reclame, ma in una versione un po' più lunga, pensata per il cinema (d'altronde, vi sono delle scene tabù per la TV di allora e per il rigidissimo regolamento stilato dalla SACIS per la realizzazione di caroselli e affini): chiediamo scusa per la non perfetta qualità del documento, registrato in un momento di ricezione non buona del segnale di RAITRE, che lo mandò in onda diciassette anni fa, nel 1994.

Dalla fine di giugno il numero dei caroselli è salito a cinque, essendo sempre più crescenti le richieste da parte degli inserzionisti. I siparietti serali torneranno quattro nel gennaio 1962, si riporteranno a cinque tre anni dopo e diverranno addirittura sei dal settembre 1974, per poi essere ancora cinque nelle ultime settimane di vita della trasmissione, cioè a fine 1976.
Tra le scenette andate in onda quella sera di mezza estate abbiamo rintracciato sia quella di apertura che quella di chiusura. Entrando nei dettagli, il 2 agosto 1960 Carosello si apre con Delia Scala e Gianni Agus alle prese con una delle tante polverine atte a rendere frizzante l'acqua, l'Idriz della Carlo Erba, seconda in fatto di popolarità all'intramontabile Idrolitina (all'epoca reclamizzata, vedi caso, da un compagno di lavoro dell'indimenticabile e dolce Delia, ossia Nino Manfredi). Sulle note di Colonel Bogey, la marcetta de Il ponte sul fiume Kwai tramutata in jingle, eccovi Acqua in bocca (abbiamo trovato un episodio dell'anno precedente, ma in sostanza non cambia praticamente nulla nella struttura dei cento secondi extra - pubblicitari):

A chiudere la cinquina caroselliana della serata sono invece i biscottini di Novara prodotti in serie dalla locale ditta Pavesi: finalmente, grazie alla pubblicità ed alle richieste provenienti da ogni parte d'Italia, uno storico elemento della pasticceria piemontese arriva perfino nel profondo Sud, rigorosamente indicato con il nome commerciale ormai sulla bocca di tutti: i Pavesini. Diventa addirittura un modo di dire lo slogan che debutta proprio nel 1960 e che tale resta per tutta la prima metà degli anni Sessanta: E' sempre l'ora dei Pavesini. A presentare ai telespettatori il biscotto oggi forse più famoso e amato in assoluto è Roberto Villa, un tempo divo del cinema sentimentale e ora pronto ad essere rilanciato dal piccolo schermo (tra qualche mese lo si vedrà nel cast di Controcanale e poi de L'amico del giaguaro):

A proposito de L'amico del giaguaro, tra i protagonisti della trasmissione che andrà in onda a partire dall'estate dell'anno dopo ci sarà un pittoresco, simpatico, ipernutrito attore milanese, Gino Bramieri, il quale troverà definitivamente la strada del successo. Per ora il 32enne ragioniere milanese fa parte del novero degli emergenti, con alle spalle alcuni spettacoli teatrali in cui recita, racconta barzellette e canta assai bene, più qualche Carosello televisivo in cui interpreta personaggi che credono di saper fare tanto, ma poi cadono vittime dell'indecisione (Nessuno si comporta così per la Stock nel 1959, che sicuramente vi mostreremo a tempo debito). In quell'estate 1960 gli capita il primo colpo di fortuna, frutto di una normalizzazione voluta da Renzo Puntoni e dagli altri responsabili per il varietà televisivo dopo le polemiche causate dalla parodia di Gronchi da parte di Tognazzi e Vianello in Un, due, tre l'estate prima (parodia che non comportò, come molti hanno scritto, il licenziamento immediato dei due comici e la sospensione dello spettacolo, bensì, più semplicemente, il mancato rinnovo del contratto per gli artisti e la definitiva soppressione dello show satirico): un varietà settimanale, in onda stavolta il martedì anzichè sabato o domenica, che in teoria assomiglierebbe al giubilato Un, due, tre - Italia di notte, appunto, ma in pratica è tutt'altra cosa. Rimangono le attrazioni internazionali del music-hall, i cantanti e i comici italiani che, trovandosi magari a Milano per lavoro, vengono immediatamente scritturati per esibirsi davanti alle telecamere del Teatro della Fiera, ma è la parte parlata che cambia completamente. Non più scenette parodistiche e caustiche, bensì monologhi più filtrati e barzellette abbastanza ìlari: il tutto pronunciato da Gino Bramieri, appunto, nei panni di un marito rimasto solo in casa in piena estate (dopo il film Quando la moglie è in vacanza e il suo epigono italiano Mariti in città, la situazione della famiglia che si smembra per ragioni di lavoro del genitore è molto sfruttata dal mondo dello spettacolo - e lo sarà per tanto tempo ancora -).
In occasione di Tintarella (trasmissione andata senz'altro perduta: lo stesso regista Romolo Siena non ricordava più, negli ultimi anni di vita, di averla realizzata !) Bramieri canta una divertente canzone in lingua veneta, un cha-cha-cha follemente intonato alla stagione estiva e intitolato Penuria de anguria: pur non essendo sigla dello spettacolo (salvo errore), il motivetto in questione ottiene al tempo un discreto successo:

In seconda serata si parla di oroscopi: le previsioni legate ai dodici segni dello Zodiaco, pubblicate notoriamente da quotidiani e rotocalchi popolari, all'inizio degli anni '60 cominciano a coinvolgere perfino gli intellettuali (o comunque le persone più istruite). Cavalcando l'onda del momento, un attore brillante ed arguto come Alberto Bonucci, che spesso s'improvvisa giornalista per la TV con disinvoltura, prepara e realizza un breve ciclo dedicato proprio allo Zodiaco, articolando i dodici segni in base alle stagioni e parlando di (e con, quando è il caso) personaggi di ieri e di oggi nati sotto di essi. Protagonisti della puntata di quella sera (terremotata da problemi tecnici, come non mancherà di rilevare Ugo Buzzolan nella sua Cronaca televisiva redatta puntualmente per La Stampa di Torino) sono i segni autunnali, ossia la Bilancia, lo Scorpione e il Sagittario.
Oggi gli oroscopi sono un che d'inevitabile, peggio di sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente po' skappare: nel 1960 venivano stilati (prendendo a prestito i segni oggetto della trasmissione che qui stiamo presentando) nella maniera che segue:
BILANCIA: dal 24 settembre al 23 ottobre. In linea di massima la vostra situazione sta sotto buoni influssi, vi sentirete intraprendenti e ci saranno parecchie novità interessanti specialmente per i nati nella prima e seconda decade di ottobre, sono favoriti i viaggi ed anche i grandi cambiamenti per i nati tra il 15 e il 17 ottobre. La situazione privata momentaneamente sta sotto influssi neutrali, poi migliorerà sensibilmente. Fortunati la domenica, sfortunati giovedì e veenrdì. Nomi: Saverio e Anna. Numeri: 5 - 28 - 60 - 80.
SCORPIONE: dal 24 ottobre al 21 novembre. In questa settimana dovreste sentirvi in forma, ci saranno delle novità interessanti nel settore privato per i nati nella seconda decade di novembre, potrete fare visite ed incontrarvi con persone che vi stanno particolarmente a cuore. Nel settore degli affari e del lavoro ci sarà parecchio da discutere ed accordi definitivi sarebbe bene rimandarli. Sfortunati la domenica, fortunati tra lunedì e mercoledì, sfortunati il sabato. Nomi: Arturo e Savina. Numeri: 11- 44 - 54 - 86.
SAGITTARIO: dal 22 novembre al 22 dicembre. Ci sarà parecchio da fare ed anche un po' di nervosismo, i nati nella prima e seconda decade di dicembre dovrebbero evitare di prendere troppi impegni per volta ché altrimenti ci rimettono anche la salute. Anche nel settore privato non tutto procede come si vorrebbe, ma questo solo per pochi giorni, poi la situazione cambia aspetto. Fortunati la domenica, sfortunati tra lunedì e mercoledì, fortunati giovedì e venerdì. Nomi: Gianni ed Elena. Numeri: 52 - 68 - 75 - 79.
(ALAN LEO, Oroscopo della settimana dal 21 al 27 agosto 1960, La Settimana Incom Illustrata, n. 34 /1960, pag. 78).
Proviamo anche noi ad adeguarci allo stile del programma di Bonucci, presentando alcune celebrità scelte tra bilancini, scorpioni e sagittari. Degno rappresentante di Libra è il campione calcistico più noto del periodo in Italia: da tre anni è in forza alla Juventus e delle zebre piemontesi è ormai il simbolo. Arrivato dall'Argentina come angel de cara sucia, l'oriundo Omar Enrique Sivori, vero e proprio combattente in campo, si legherà a vita all'Italia, ritornandovi spessissimo anche al termine della propria carriera agonistica, specie come opinionista televisivo. Proprio in quel 1960, in coincidenza con l'undecimo scudetto della Vecchia Signora, Don Marino Barreto jr., cantante da night molto amato all'epoca, incide un Sivori cha-cha-cha scritto da Giorgio Calabrese, notoriamente genoano:

Per lo Scorpione ci affidiamo invece all'arte e alla voce di un grande attore romano che si è sempre saputo destreggiare bene tra il registro comico - ironico e quello serio - drammatico: Aldo Fabrizi. Lo riascoltiamo nella dizione di una delle superbe poesie di Carlo Alberto Salustri, alias Trilussa, La morte der gatto:

Infine ci atteniamo alla scaletta originale de Lo Zodiaco per parlare dell'imperatore Nerone, nato sotto il segno del Sagittario, nell'irresistibile parodia dell'inarrivabile, ineguagliabile Ettore Petrolini, trasmessa per l'occasione ed estratta dal film girato nel 1930 per la regia di Alessandro Blasetti. Qualcuno ci accuserà di usare troppe iperboli, ma pensiamo che esse siano meritate, specie se all'indirizzo di illustri personaggi dello spettacolo che non hanno avuto molti eredi:

E con il Nerone petroliniano ripescato per vivacizzare un brillante programma TV sullo Zodiaco e sui rappresentanti defunti e presenti dei vari segni, termina qui la nostra cavalcata dedicata alle trasmissioni andate in onda il 2 agosto 1960. Vi ringraziamo per l'attenzione e vi aspettiamo in coincidenza con il nuovo post, che speriamo di confezionare in concomitanza con il week-end.
Buona serata a tutti ! ! !
CBNeas

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