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Martin Luther King non sarebbe molto fiero di noi

Creato il 19 gennaio 2015 da Marina Viola @marinaviola

Martin Luther King non sarebbe molto fiero di noi


“I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character.” (Martin Luther King, 28 agosto 1963)
Quelli che seguono sono tutti dati raccolti da organizzazioni federali, basati su numeri reali, purtroppo. Numeri recenti di una storia antica. Eccoveli: negli Stati Uniti, la più alta mortalità infantile è tra i neonati neri. Ma tra quelli che sopravvivono e che poi vanno a scuola, sono soprattutto loro, i bambini neri, ad andare peggio a scuola, a non finire il liceo, a essere accettati meno nei college prestigiosi. Quando finiscono la scuola, il 16,6% di loro non trova impiego (confronto al 7,1 di bianchi), e infatti il gap economico tra le famiglie bianche e nere si allarga ogni anno. Nel 2013, il reddito medio delle famiglie bianche è aumentato del 2,4%, mentre quello delle famiglie nere si è abbassato del 14,3%. Un nero su tre finisce in carcere: il 39,4 delle persone incarcerate negli Stati Uniti ha la pelle scura, ed è ventun volte più probabile che un nero venga ammazzato dalla polizia rispetto a un bianco.

A proposito di dream, dico.Oggi si festeggia Martin Luther King. Quando lui iniziò a dire quello che ha detto e a fare quello che ha fatto, i neri in America si chiamavano Negroes e la segregazione tra loro e i banchi era categorica:non condividevano diritti civili, non potevano andare a scuola insieme, non potevano sedersi dove volevano sugli autobus, non potevano lavorare dove volevano, non potevano sposarsi chi volevano, sedersi sulle panchine che volevano, andare nei bar che volevano, o nelle banche, o nei quartieri che volevano, non potevano essere ricoverati negli ospedali che volevano, eccetera eccetera. In America c’era un mondo per i bianchi e uno per i neri. Poi King, ispirato da Ghandi, decise di mettersi in mezzo e apriti cielo. Divenne talmente influente che fece paura, soprattutto quando cominciò a parlare di socialismo. Venne spiato dal governo americano, venne arrestato, venne minacciato, venne calunniato. Venne poi pure ucciso.Mia figlia Emma, che va in seconda elementare, sta studiando Martin Luther King a scuola. La settimana prossima fanno uno spettacolino su di lui: cantano anche delle canzoni, come dire, “comuniste”, tipo We Shall Overcome e This Is My Land. Poi ce ne saranno altre, invece dedicate specificatamente a King. Per lei è strano pensare che il mondo sia diviso tra quelli con la pelle chiara e quelli con la pelle scura, perché vive a Cambridge, dove il razzismo c’è ma non si vede: i suoi amici sono sempre stati di tutte le tonalità, ma lei se ne è accorta solo la settimana scorsa.Le ho chiesto cosa aveva detto la maestra a proposito di Malcom X e mi ha risposto: “Chi è?”. Sofia, che ha 15 anni, mi ha detto che a scuola si studia solo Martin Luther King, perché Malcom X era un rivoluzionario. Come se invece King non lo fosse stato, le ho risposto. Ma Malcom era per la violenza e King per la pace. Strano: eppure sono stati tutti e due trucidati, con il consenso del governo americano, violenza o no, ho risposto, ma poi abbiamo cambiato discorso che è meglio.Il razzismo è divampante, è dappertutto. Non solo qui negli Stati Uniti: perché, per esempio, ci fa più paura l’Isis di Boko Haram, che ammazza a migliaia, rapisce, violenta, brucia interi paesi, fa saltare in aria bambine di dieci anni gonfie di esplosivi? Perché l’Isis minaccia di attaccare noi bianchi, in Europa, dove il razzismo è ancora peggio che qui, mentre Boko Haram ammazza i nigeriani, in Africa. Non assomigliano a noi. E poi comunque sono lontani. E perché quando vengo a Milano e vado in banca o in un negozio qualsiasi nessuno di quelli che ci lavorano è scuro di pelle, o se vado all'università nessun professore ha la pelle scura? E perché ci sono ancora persone che buttano le banane sul campo di calcio? E perché ci sono politici che dicono cose razziste e non perdono il posto di lavoro? È divampante, il razzismo. È dappertutto. Anche dopo Martin Luther King, che tutti dicono 'ma guarda che brava persona che era.  Un vero eroe.'


Il sogno di King, per ora, rimane ancora un bel discorso da studiare in seconda elementare, o da ascoltare una volta l’anno, quando si sta a casa e si può anche fare il ponte e andare a sciare.Non sarebbe molto fiero di noi.

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