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Marylin – Un principe senza macchia per una regina dal trono fragile

Creato il 26 settembre 2012 da Ilnazionale @ilNazionale
Marylin – Un principe senza macchia per una regina dal trono fragile

la locandina del film “Marilyn”

26 SETTEMBRE – A 50 anni dalla morte di Marilyn Monroe; un film dal titolo Marilyn si propone all’audience come pellicola documentaristica che onora degnamente la diva di Hollywood più amata di sempre. Tuttavia, il prologo di questo film infligge una prima delusione allo spettatore. Da esso si evince che la storia che verrà raccontata nei successivi 90 minuti riguarderà un solo, specifico episodio della vita e della carriera di Marilyn Monroe (qui impersonata magnificamente da Michelle Williams), vale a dire alcuni singolari eventi verificatisi nel corso delle riprese del film Il Principe e la Ballerina, il quintultimo cui prese parte la diva e che fu diretto tra il 1956 e il 1957 da Sir Laurence Olivier (Kenneth Branagh).

Intorno al set di questo lungometraggio, un giovane intraprendente, Colin Clark (Eddie Redmayne), appassionato di cinema e amante dei film di Marilyn, viene scelto come secondo assistente di Olivier. Ciò a dispetto del pessimismo dei suoi cari che dubitano che il loro Colin possa avere un futuro nel mondo dello spettacolo. Protagonista, narratore e dunque testimone principale dei fatti accaduti sul set, Colin Clark riporta, tramite due suoi diari da cui il film “Marilyn” è tratto, una serie di aneddoti behind the scenes che vedono, da una parte, la furiosa impazienza del regista di fronte ai continui ritardi sul lavoro di Marilyn e all’ iniziale difficoltà di quest’ultima a soddisfare le necessità della scena, dall’altra una celeberrima attrice estremamente sensibile, fragile di fronte agli scossoni ricevuti durante le riprese e immersa in un ambiente estraneo. E’ l’ambiente quello londinese, dove il metodo Strasberg, l’impronta recitativa propria del grande cinema di Hollywood, è visto come causa di perdita di tempo da Olivier, ulteriormente spazientito dunque da questa attrice lenta a riportare in scena il suo personaggio.

Colin si trova dunque a vestire il ruolo di mediatore tra le due parti raccogliendo le lamentele furiose del regista, che a seguito di questa esperienza perderà per diverso tempo la voglia di dirigere ancora la produzione di un film -a suo dire per via della condotta di Marilyn-, e il malessere di un’attrice a cui il successo ha in qualche modo sottratto il gusto di vivere. Questo novello secondo assistente, mentre cercherà di capire come scongiurare la mancanza di professionalità di Marilyn, si troverà ad essere un prediletto compagno di sventura per quest’ultima, che troverà in lui la sincerità e la spontaneità di qualcuno che sa vedere in lei non soltanto Marilyn Monroe ma soprattutto una donna bisognosa di affetto, di un rapporto incondizionato e profondo che la aiuterà a sostenere le prove cui la sottopone l’ostile set londinese sul quale l’ha portata la sua stessa fama.

Colin, dunque, si rivela un personaggio altruista e capace di amare veramente questa grande donna, la quale arriverà a sceglierlo come suo cicerone in giro per Londra e, soprattutto, come amante, anche se solo per una settimana, durante un periodo di assenza del marito, Arthur Miller, il quale era stato da lei sorpreso a scrivere nei suoi appunti di essersi pentito di averla sposata. Titolo originale dell’opera é My week with Marilyn. Buona tuttavia la scelta di ridurre il titolo appunto a “Marilyn”. Una storia che narra l’immortale diva di Hollywood dagli occhi di chi l’ha amata davvero, come solo un uomo può amare una donna con tanto amore da dare, abolendo la maschera della femme fatale attraverso cui il mondo la vedeva e, probabilmente, la vede tuttora. Se volessimo tuttavia ipotizzare un titolo alternativo, sarebbe stato forse ancora più pertinente quello del vero nome dell’attrice, Norma Jeane, per evidenziare che la protagonista di questa storia è la donna, più ancora che l’attrice, vista attraverso gli occhi di Colin, letteralmente travolto dall’amore.

La delusione iniziale dello spettatore è quindi in qualche modo compensata, anzi, ricompensata, perché ora il grande schermo ha finalmente potuto raccontare la vera identità segreta di una donna che per il cinema ha letteralmente dato la vita, insegnandoci a guardare oltre alle apparenze, e insegnandoci cosa vuol dire innamorarsi di Marilyn.

Paolo Bartolini


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