Masi e Bisignani: gli eredi tragici di Stanlio

Creato il 21 giugno 2011 da Massimoconsorti @massimoconsorti
Come si fa a non ricordare l’orgoglio con cui il ministro Maroni ha rivendicato domenica scorsa a Pontida di essere l’inventore dei “respingimenti”? Un po’ per celia, ma molto sul serio, avevamo paragonato la trovata di Bobo Blues a quella nefasta degli altiforni di Himmler. Detto, fatto. Domani mattina, a seguito del ricorso n. 27765/09 presentato dagli avvocati Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci, l’Italia dovrà rispondere di violazione delle norme internazionali davanti alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo. Due anni fa, in seguito alle direttive maroniane, i militari italiani avevano respinto 200 rifugiati politici avvistati a 35 miglia dalle coste di Lampedusa. Il diritto internazionale sancisce che non si può e l’Italia è stata denunciata rimediando l’ennesima figura del cazzo interplanetaria. Ma la notizia non è questa. E non sono neppure quelle che Lele Mora è stato arrestato per bancarotta fraudolenta; che i parlamentari romani del Pdl stanno raccogliendo le firme per mettere all’angolo i loro alleati leghisti; che Matteo Salvini, dopo essersi offeso in tivvù per la parola “boiata” pronunciata dal sindaco della Capitale, è stato pizzicato dalla videocamera di un cellulare mentre cantava in coro “Alemanno pezzo di merda”; che Silvio Berlusconi, oggi al Senato e domani alla Camera, dovrà spiegarci perché continua a guidare un governo che non è stato eletto dal suo amato popolo; che Gianni Letta sta per essere iscritto nel registro degli indagati per le porcate fatte con il suo compare Bisignani. La notizia del giorno è quella contenuta nell’intercettazione della telefonata fra Luigino gola profondaBisignani e l’ex dg della Rai Mauro Masi. Quel colloquio merita la nostra attenzione perché da la dimensione del degrado politico, umano e sociale che il berlusconismo (iniziato molto prima della discesa in campo di Silvio), ha causato all’Italia. Eravamo diventati un popolo di assuefatti masturbatori mentali, di elettori inerti, di mamme veline frustrate e di papà in preda alla sindrome da Suv. Il popolo dei tre cellulari pro-capite e dei ricorsi alle finanziarie per le vacanze sulle navi da crociera e i voli spericolati ai Caraibi, una società di voyeur invidiosi gli uni degli altri ma soprattutto della barca ormeggiata nel porto turistico alla moda e della strafiga da esibire durante serate trascorse a champagne. Abbiamo scritto “eravamo” perché il vento è cambiato e quello stesso popolo ha iniziato a rompersi le palle. Ma torniamo alla telefonata. Michele Santoro non ha ancora finito di pronunciare ad Annozero il suo “vaffan...bicchiere”, che Mauro Masi telefona a Bisignani il quale esordisce con: “Menamo o famo...questo è un pazzo veramente eh”. Masi: “Vabbè poi ti dico a voce finalmente ha fatto l’errore che volevo io...con questa roba qui lo sospendo io vado...mercoledì porto la sospensione eh...che è aziendale, fatto tutto, già deciso...tra l’altro sono tutti d’accordo...vedrai. Garimberti la vota...la sospensione è 10 giorni, la si inizia con una sospensione da 10 giorni, però, è un segnale mica da ridere eh. Con la sospensione non può andare in onda, tante cose”. Bisignani: “Salta una puntata...o due”. Masi: “È un segnale mica da ridere eh Gigi”. Bisignani, ringalluzzito dalla notizia di Masi, si offre di scrivere la lettera di licenziamento a Santoro dandone incarico all’avvocato Gabriele Arcuri. Il testo della lettera verrà poi reso pubblico dallo stesso Santoro ma, come ha rilevato “Il Fatto Quotidiano”, quello che lascia interdetti è il colloquio fra Bisignani e il legale che redige la lettera seguendo le sue indicazioni: “Qua metti il concetto di servizio pubblico”. “Lo deve mettere?” risponde l’avvocato Arcuri. “Beh...il concetto di servizio pubblico...e poi una sentenza, una cosa così, un cazzo, non ce lo mettiamo?” Questo signor Bisignani, che si sta divertendo un mondo a raccontare tutto ai giudici, sembra essere a un certo punto della storia patria, l’uomo dal quale passa la vita politica ed economica del paese. È intimo della Prestigiacomo, consigliere della Carfagna e della Gelmini, inventore della “Visibilia”, la società di Daniela Santanchè che gestisce la pubblicità per i giornali. Avvisa Letta che è indagato, ha le mani in pasta nelle Ferrovie dello Stato (l’ad Moretti è indagato a sua volta), e si dimostra molto influente nei confronti di parecchi organi di stampa tanto che Masi, quando pensa di essere in procinto di chiudere consensualmente il rapporto con Santoro, lo invita a informare Ferruccio De Bortoli direttore dell'ex Corriere della Sera. Insomma, il Gigi è il degno erede di Licio Gelli, l’uomo che tramava nell’ombra, mentre lui si accontenta di sussurrare agli asini. Mauro Masi e lui sembrano Stanlio ed Ollio, solo un po’ più pericolosi e molto meno comici. Infatti non c’è nulla da ridere in una storia che puzza proprio come il pesce, dalla testa. E non facciamo nomi per amor di patria.

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