.
Matteo tiene tra le mani il facsimile di un assegno di trentamila euro, cifra ricavata dalla vendita del suo camper elettorale e destinata a una Onlus. Indossa un completo scuro che lo fa più ragazzo dei suoi trentotto anni, sfoggia lo scilinguagnolo che conosciamo e sorride a tutti. Cerco di carpirgli l’espressione facciale, perché vorrei capire quanto spontanei siano i suoi modi accattivanti. Sul volto abbronzato noto lineamenti un po’ tirati che sa velare mentre riceve e rifila abbracci, pacche sulle spalle, si lascia ritrarre. Ai giornalisti presenti dichiara che non vuole gli vengano rivolte domande di argomento politico, ma il tono non è proprio quello di una battuta.
.

Nei pressi, sosta una scolaresca in attesa di entrare in Palazzo Vecchio. Matteo si avvicina d’impulso e saluta i bambini che gli rivolgono un ciao squillante. Che lenza, esclama ridendo la mia amica, anche lei con l’iPhone in mano pronta a immortalare la scena. Davvero. Però ho la sensazione che quel fare da attore consumato non sia esclusivamente frutto di furbizia o calcolo. Scattate le immagini di rito, si rivolge al suo entourage preoccupandosi che qualcuno conduca i ragazzi nel loro percorso di visita. Un politico d’altra schiatta, terminata la cerimonia, si sarebbe volatilizzato dentro la sua auto blu; Matteo si trattiene a chiacchierare, mostrando una cortesia che non sembra pura strategia comunicativa. Mentre ci allontaniamo, la mia amica ed io concordiamo sul fatto che il PD, se l’avesse candidato premier, avrebbe preso molti voti in più e non solo per via dello stile fresco. Un’occasione perduta. Per ora? (A L.)
