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Matteo Renzi non è uno statista.

Creato il 23 settembre 2015 da Freeskipper @freeskipperIT
Matteo Renzi non è uno statista.Il “premier senza voto” è tutto, tranne che uno statista. Che non ci sia mai piaciuto - per come è diventato presidente del consiglio e per il suo operato - non è certo un mistero, anche se nessuno può negare che sia un tipo scaltro, furbo e con un’intelligenza brillante. Doti mal riposte e altrettanto malamente impiegate. Infatti, se queste sue indiscutibili qualità fossero state indirizzate al raggiungimento del bene comune, messe al servizio della collettività e non sciupate in quelle “riformette” che invece di migliorare la vita degli italiani l’hanno peggiorata, allora sì che sarebbe stato tutto il contrario di quello che è oggi. Si è circondato di figuranti per non essere offuscato. “Signorsì” che brillano di luce riflessa, la sua. In quasi due anni di legislatura è riuscito ad occupare tutte le poltrone del potere, pretendendo dai suoi obbedienza assoluta e fedeltà incondizionata. È scaltro, furbo, intelligente e pure accentratore. Decide persino chi deve andare a Ballarò, anche se poi si lamenta del fatto che le repliche di Rambo fanno più ascolti dei talk show del martedì sera!
 Di solito sceglie signore attraenti, molto belle e altrettanto sexy, dalla parlantina facile per recitare a memoria il suo copione. Le "giovani marmotte" venute fuori da non si sa bene dove, non sgarrano mai e diffondono ovunque “il verbo” ripetendo all’infinito il mantra del "caposcout": con noi al governo l’Italia ha cambiato verso, la ripresa è in atto, il Paese è ripartito.Lui è scaltro, è furbo, è intelligente, ma la maggioranza degli italiani (circa il 70 per cento sommando chi dichiara di non votarlo e chi si astiene) non è fessa e non si lascia abbindolare dalle chiacchiere della pattuglia renziana, perché i fatti dicono ancora a chiare lettere di migliaia di migranti che sbarcano sulle nostre coste, di un debito pubblico che gira a tempi da record di pari passo con la corruzione, l’evasione fiscale, la disoccupazione, la carenza dei servizi essenziali, le ingiustizie sociali e l'eccessiva fiscalità che ha cancellato a colpi di tasse il ceto medio a fronte di stipendi e pensioni al disotto della media europea e ad oggi del tutto inadeguati al costo della vita.

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