Megale Hellas, i Greci d'Italia (8)

Creato il 16 novembre 2014 da Kimayra @Chimayra

Monete di Naxos (Foto: moneteantiche.blogspot.com)

Secondo Tucidide Naxos sarebbe stata la più antica colonia greca in Sicilia. Viene fondata nel 734 a.C. dai Greci dell'Eubea guidati da Teocle. Una volta sbarcati, i coloni edificano un altare ad Apollo Archegetes, divinità guida della spedizione. Anche Eforo considera Naxos la più antica colonia greca in Sicilia, ma pensa che sia stata fondata contemporaneamente a Megara Hyblaea, nell'834 a.C. da Calcidesi, Ioni e Dori. Ellanico, poi, pensa che Naxos sia stata fondata da Calcidesi e Nassi, coloni provenienti dall'isola di Naxos nelle Cicladi.

Parco archeologico di Giardini Naxos

I reperti più antichi ritrovati dagli archeologi risalgono ad un periodo compreso tra il 740 e il 730 a.C.. Si tratta di ceramiche di importazione, contemporanee a quelle ritrovate a Megara o a Siracusa. La posizione della città spiega la precoce comparsa, nel 530 a.C., della moneta che serve alle attività economiche del porto: dazi doganali, pedaggi ed altro. La prima serie di monete, la più antica della Sicilia, presenta sul diritto la testa di Dioniso barbato e sul rovescio un grappolo d'uva che fa, forse, riferimento alla produzione vinicola di Naxos.
La scoperta di un cippo marmoreo del VII secolo a.C. con iscritta la dedica alla dea Enyo con lettere dell'alfabeto dell'isola di Naxos, sembra confermare la presenza dei Nassi delle Cicladi alla fondazione della colonia. Pur essendo di dimensioni contenute, Naxos dà origine ad altre spedizioni coloniali che fondano Leontinoi e Katane.

Impianto stradale a Giardini Naxos

La città di Naxos cade presto vittima delle mire espansionistiche dei Dinomenidi, signori di Siracusa. Nel 476 a.C. il tiranno Ierone distrugge la piccola colonia e ne deporta gli abitanti insieme a quelli di Leontinoi e Katane. Nel 460 d.C., dopo la caduta dei Dinomenidi e la restaurazione della democrazia a Siracusa, gli abitanti ritornano alle loro abitazioni e godere di un periodo di pace considerevolmente lungo. Vengono battute nuove monete in argento, con al diritto sempre la testa di Dioniso barbato e sul rovescio la raffigurazione del Sileno ebbro.
Nel 403 a.C. Dioniso I, tiranno di Siracusa, grazie ad uno stratagemma e con l'aiuto di un traditore, rade al suolo Naxos e ne confisca le terre per assegnarle ai Siculi. Ma Naxos non sparisce del tutto: la vita continua soprattutto nella zona più vicina alla baia dove, probabilmente si coagula il centro che, per un breve periodo, batte moneta con il nome di Neapolis, "città nuova".

Anula con sfingi da Naxos (Foto: entasis.it)

La vera erede di Naxos, però, è Tauromenion (attuale Taormina), che i superstiti di Naxos fondano nel 358 a.C. sotto la guida di Andromaco, padre dello storico Timeo.
La città antica di Naxos viene fondata ai piedi del Monte Tauro, sulla penisola di Schisò, già occupata da insediamenti indigeni già dal Neolitico e abitata ancora al momento della colonizzazione greca. L'insediamento di VIII secolo a.C. occupa solo la parte orientale del sito e si espande su appena 10 ettari di superficie. In questo periodo compaiono solo due strade con andamento parallelo alla linea di costa. Gli archeologi hanno individuato anche una casa, risalente a questo periodo. Si tratta di un edificio a pianta quadrata, con un banchetto di pietra su di un lato.
A metà del VII secolo a.C. Naxos si estende su una superficie di 40 ettari. Lungo le sue strade si affacciano edifici sacri e privati, tra i quali si annovera una casa piuttosto grande, del tipo dotata di portico che collega la parte interna con l'esterno, forse appartenente ad un sacerdote oppure ad un altro esponente di alto rango.

La costa di Giardini Naxos

Alla fine del VI secolo a.C. la città viene cinta di potenti mura a doppia cortina in opera poligonale. La fortificazione funge da argine anche per le frequenti piene del vicino torrente. Un nuovo impianto urbano si instaura nel V secolo a.C., frutto di un progetto unitario attribuibile a Ierone di Siracusa. La città è ridisegnata secondo i dettami ippodamei. Plateiai e stenopoi disegnano lunghi isolati rettangolari all'interno dei quali le abitazioni si raggruppano in quattro blocchi distinti da stretti passaggi, che servono per il deflusso delle acque.
Non si è ancora accertata l'ubicazione dell'agorà, che alcuni identificano con un'ampia area libera. Diversi sono i luoghi di culto. Si tratta di edifici semplici, a pianta rettangolare, privi di colonnato esterno. Sono state ritrovate diverse terrecotte architettoniche che decoravano e proteggevano l'alzato in materiale ligneo.
Il santuario urbano più importante è quello posto alla periferia sudoccidentale della città, nei pressi della riva sinistra del Santa Venera. Il tempio è noto come temenos di Afrodite ed è cinto da un muro in opera poligonale. Un piccolo sacello all'interno del temenos è attribuito alla fase più antica, di VII secolo a.C., così come due fornaci per la cottura di tegole e vasi che funzionano per le necessità del culto. Alla fine del VI secolo a.C. sul sacello viene edificato un edificio di grandi dimensioni, forse un tempio. Molti pensano che il tempio sia un Aphrodision citato da alcune fonti; un'altra ipotesi vuole che si tratti di un santuario di Hera, come proverebbe un'iscrizione con il nome della dea graffita su di un frammento di hydria.
Fuori dall'area urbana vengono edificati e sono stati individuati due complessi sacri arcaici. Il santuario più vicino alla costa sembra aver avuto il massimo sviluppo tra il VII e il VI secolo a.C.. Sono state trovate numerose terrecotte architettoniche ma non si è finora certi sulla divinità che vi era venerata. Il secondo complesso sacro si trova a poca distanza da una delle porte della città. All'interno del vasto temenos sono stati trovati i resti di un sacello e di due tempietti del VI secolo a.C. e moltissime terrecotte architettoniche di epoca arcaica. Forse qui sono venerate più divinità accanto ad una, titolare del culto ufficiale. Sicura è la presenza di un sacello votato al culto di Enyo, divinità arcaica dai tratti guerrieri, per la presenza di un cippo con dedica iscritta.

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