Memorie di Iris – Una notte al museo, la matita di Keiko Ichiguchi per una storia italiana

Creato il 03 dicembre 2014 da Lospaziobianco.it @lospaziobianco

L’introduzione a firma di James M. Bradburne, direttore della Fondazione Palazzo Strozzi, spiega “com’è potuto succedere” che l’incontro fra un museo, un artigiano, un’artista e una fondazione pubblica-privata abbia dato origine al fumetto edito da Hikari e presentato durante l’ultimo Lucca Comics & Games.

Il museo è lo Stibbert di Firenze e dal 1909 ospita un’importante collezione di armi e armature giapponesi. L’artigiano è Wanny di Filippo, eclettico fondatore e designer de Il Bisonte, uno dei principali marchi italiani di articoli di lusso in pelle. L’artista è Keiko Ichiguchi, mangaka trapiantata a Bologna negli anni Novanta. La fondazione è appunto il Palazzo Strozzi, “laboratorio fiorentino il cui obiettivo è individuare nuovi approcci per rendere la cultura accessibile a un pubblico più ampio e diversificato”, come si legge nell’introduzione al volume.

Memorie di Iris – Una notte al museo è nato nel 2012 da un’idea di Bradburne, il quale, dopo aver prodotto diversi graphic novels dedicati alle mostre di Palazzo Strozzi, decise di realizzarne uno per il Museo Stibbert e propose l’idea al direttore Enrico Colle. Fu quest’ultimo a pensare a Ichiguchi come autrice dei disegni, mentre la scelta come sponsor del progetto e protagonista del fumetto ricadde su di Filippo grazie a una lunga e personale collaborazione con Palazzo Strozzi.

Lo scopo di questo fumetto è attrarre l’attenzione del pubblico su un’istituzione museale che potenzialmente susciterebbe l’interesse di molti, ma di cui relativamente in pochi conoscono l’esistenza. Allo stesso tempo, però, il lirismo delle tavole di Keiko Ichiguchi fa di un’opera fuori dagli schemi una lettura che è piacevole intraprendere al di là del suo scopo divulgativo.

Lo spunto della vicenda sfrutta gli echi dickensiani di Canto di Natale e ammiccamenti al tono comico di film come Una notte al museo. Ed è così che a Wanny di Filippo appare uno spirito smarrito e senza memoria della propria identità, con l’aspetto di un ragazzino dai tratti orientali, che è alla ricerca di una spada. Wanny è convinto che la spada possa essere custodita all’interno del Museo Stibbert.

Qui inizia il viaggio dei protagonisti attraverso le vite di coloro cui gli oggetti esposti nel museo sono appartenuti. Fino a quando, impugnata la spada che lui e il ragazzo stavano cercando, il barbuto personaggio ripercorre in una visione le tappe più importanti dell’esistenza di un antico samurai: dall’infanzia sino al compimento del seppuku, il suicidio rituale in battaglia, avvenuto proprio per mezzo di quella katana.

È a questo punto del racconto che il messaggio appare chiaro al lettore: ogni oggetto adoperato da un uomo o da una donna custodisce uno spirito che lo anima e crea un legame fra l’oggetto stesso e chi lo possiede. Questo legame perdura negli anni, anche per quelle cose di uso quotidiano che oggi sono testimoni della Storia e sono esposte nei musei.

Il giovane spirito apparso a Wanny rivela così essere stato molti secoli prima una tzuba, la guardia della spada giapponese, decorata con un motivo di iris, la stessa a cui allude il titolo del fumetto.

Memorie di Iris racchiude una bella metafora, raccontata con uno spunto non particolarmente originale e tuttavia efficace, sull’importanza della tutela dei patrimoni culturali e storici di ogni Paese. Appare necessario rendere consapevoli i fruitori dei musei che i materiali esposti non sono semplici oggetti collocati ordinatamente a prender polvere, ma sono preservati per raccontare le storie e la Storia cui hanno preso parte e coinvolgere emotivamente chi oggi li osserva attraverso delle teche di vetro.

I disegni di Ichiguchi creano un netto ma divertente contrasto fra l’ambientazione fiorentina della storia e lo stile manga dell’autrice. Il loro tratto pulito, espressivo e affatto caricaturale è in totale antitesi con una deriva kitsch assunta negli ultimi anni da diversi disegnatori giapponesi.

L’edizione Hikari è inoltre arricchita da un’appendice che raccoglie alcuni sketch preparatori, il dietro le quinte della realizzazione del fumetto e la storia dello Stibbert.

La tenera vicenda della tzuba con gli iris, al di là della sua piacevolezza visiva e dell’incalzante ritmo del racconto, possiede un grande valore aggiunto in considerazione della sua missione: accendere i riflettori su un’istituzione museale che corre il rischio di rimanere non sufficientemente valorizzata e visitata tra le numerose meraviglie del capoluogo toscano.

Abbiamo parlato di:
Memorie di Iris – Una notte al museo
Keiko Ichiguchi
Hikari Edizioni, ottobre 2014
48 pagine, cartonato, bianco e nero, 9,90 €
ISBN: 978-88-99086-10-7


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