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Mentoring: definizione, origini e tecniche

Creato il 03 novembre 2011 da Copywriter @copywritermilan

Mentre trattavamo le applicazioni del coaching, abbiamo incontrato il termine “mentoring” che approfondiremo, per quanto possibile, in questo e nei prossimi articoli, così da poter continuare con maggiore consapevolezza il nostro viaggio nella galassia coaching. Nel farlo alterneremo come fonte la voce “mentoring” di wikipedia italiana, la voce “mentorship” in lingua inglese e altre fonti indicate dalla stessa enciclopedia libera.

Mentoring

Con mentoring o mentorship ci si riferisce ad un rapporto personale, una relazione (formale o informale) tra un soggetto con più esperienza (senior, mentor) e uno con meno esperienza (junior, mentee, protégé), cioè un allievo, al fine di far sviluppare a quest’ultimo competenze in ambito formativo, lavorativo e sociale.

La persona che riceve il tutoraggio può talvolta essere indicata con altri nomi a seconda del contesto, come protetto o apprendista.
Sebbene l’ambito sia facilmente circoscrivibile, una definizione di “mentoring” come processo di comunicazione è tutt’altro che facile. Una delle molte proposte, è “un processo per la trasmissione informale di conoscenze e di sostegno psicologico, percepito dal destinatario come rilevante per il lavoro, per la carriera, o per lo sviluppo professionale. Il mentoring – secondo questa definizione – comporta una comunicazione informale, di solito faccia a faccia, durante un lungo periodo di tempo, tra una persona che si percepisce di avere maggiore conoscenza sul campo, la saggezza, o esperienza (il mentore) e una persona che è percepito come meno saggia ed esperta (il mentee) ” [Bozeman e Feeney "Toward a useful theory of mentoring: A conceptual analysis and critique"]

Se il coaching è nato negli USA e ha raggiunto il Vecchio Continente solo successivamente, iI mentoring in Europa è sempre esistito, fin dai tempi dell’antica Grecia e solo dal 1970 ha iniziato a diffondersi anche negli Stati Uniti d’America, soprattutto in contesti formativi creando una vera e propria “innovazione” nella gestione (management) americana.

Origini storiche.

L’etimologia della parola mentore nasce dall’Odissea: Mentore era l’amico fidato e consigliere di Ulisse, il quale, prima di partire per Troia, chiese a Mentore di prendersi cura di suo figlio Telemaco e di prepararlo a succedergli al trono. Nel corso del poema, la Dea Atena assume la forma di Mentore per guidare, proteggere e insegnare a Telemaco durante i suoi viaggi. In questo ruolo, Mentore (ed Atena) hanno la funzione di insegnante, di guardiano e di protettore, infondendo saggezza e fornendo consigli. Attraverso questo passaggio, si può già intuire una delle funzioni del Mentoring applicato, quella della gestione dei passaggi generazionali. Autori come Huang e Linch sostengono che il primo modello di Mentoring risale alle procedure di successione dei tre Re cinesi Yao, Shun e Yum tra il 2333 e il 2177 a.C. Il passaggio del trono a un successore più giovane virtuoso e competente era già conosciuto nella prima storia cinese democratica come Shan Jang. Si riferisce ad un processo di successione per la “futura persona meritevole” al fine di essere in grado di assumersi responsabilità. Nel Medio Evo, percorsi di Mentoring tipici di role modeling si possono trovare nelle professioni dei mercanti, artigiani e degli avvocati, che per tramandare i segreti della professione affiancavano giovani apprendisti a maestri, considerati eccellenti nelle loro arti. Il rapporto maestro/apprendista è una efficace rappresentazione di una relazione di sviluppo simile al Mentoring. Si riporta che la parola Mentor è apparsa per la prima volta nel vocabolario Oxford English Dictionary nel 1750, descrivendolo come un termine comunemente utilizzato. Nella letteratura il concetto viene riportato in figure epiche come Mago Merlino per il Re Artù di Camelot.

Tecniche di Mentoring

Il focus di mentoring è quello di sviluppare la persona nella sua totalità, la sua competenza, l’esperienza e la saggezza necessarie per utilizzare tecniche complesse.

Per farlo le organizzazioni moderne utilizzano gli stessi sistemi di “tutoraggio” utilizzati da sempre dalla tecnica di indagine socratica al metodo di accompagnamento utilizzato nel tirocinio di costruttori di cattedrali itinerante durante il Medioevo.

Uno studio del 1995 sulle tecniche di mentoring nel commercio ha rilevato che le cinque più comunemente utilizzate erano:

  1. Accompagnare: seguire il mentee passo per passo lungo il processo in questione.
  2. Seminare: insegnamenti non immediatamente comprensibili per il mentee, che lo preparano al processo di trasformazione di cui si sta per rendere protagonista.
  3. Catalizzare: raggiunto un livello critico di pressione, il mentore decide di provocare un diverso modo di pensare, un cambiamento di identità o un riordinamento dei valori, portando il mentee direttamente nella situazione di cambiamento.
  4. Mostrare: rendere comprensibile il processo facendo della situazione attuale esempio e prova degli insegnamenti.
  5. Raccoglere: quando ormai “i frutti sono maturi” il mentore crea consapevolezza di quanto appreso con domande chiave come “Cosa hai imparato?”, “Quanto utile è?”.

Le diverse tecniche possono essere utilizzate dal mentor a seconda della situazione e della mentalità dell’apprendista.  Gli autori Leadership Jim Kouzes e Barry Posner consigliano i mentori di cercare “momenti di insegnamento” al fine di “ampliare e realizzare le potenzialità delle persone nelle organizzazioni che guidano” e sottolineano che la credibilità personale è essenziale per il mentoring.

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