Meriggiare pallido ed assorto

Da Chiara Lorenzetti

Da sempre vado dicendo che la poesia, con i social e questi gruppi autoreferenziali di poeti e scrittori, va diventando affare di tutti.
E per questo, solo perché si pensa a torto ( secondo me) che la poesia debba essere istinto, sentimento, si sta trasformando in mere parole sovrapposte.
A tutti gli effetti una prosa messa in verticale, per molti diventa poesia!

Personalmente apprezzo la poesia che segue la metrica, l’ordine e la disciplina.
La poesia come mezzo per esprimersi, ma con un corpo solido e armonioso.
Poi è vero che oggigiorno si  santificano Alda Merini e Bukowsky, per fare un esempio; osannati perché è di quest’epoca il disprezzo e al contempo l’esaltazione della follia come unico veicolo di poesia.

Cosa riserva il futuro a noi lettori, fruitori di poesia?
Avremo poeti da ricordare, da mandare a memoria come un bel canto, o saremo condannati a file di parole senza futuro?

Chiara

MERIGGIARE PALLIDO ED ASSORTO.
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
m entre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Eugenio Montale


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