Mi cercherai anche stavolta?…ovvero…la bellezza di “Carlo e Clara”

Creato il 05 maggio 2014 da Cineclan @cineclan1

Questa settimana il mio oroscopo di Rob Brezsny inizia con una citazione di Michelangelo (sarà il destino?):

“La bellezza è la purificazione del superfluo”… La bellezza nasce dall’essenziale, dall’universale, dall’eterno. La bellezza nasce anche dalla felicità ed è felicità quella che si prova leggendo la notizia dell’ennesimo premio vinto dalla ZEN .movie con Carlo e Clara. E ti soffermi a pensare a quanto sia cresciuto artisticamente Giulio Mastromauro e a quanto la bellezza del suo cinema si spogli del superfluo per giungere all’essenziale della vita e della felicità. Cos’è la felicità se non eterna ricerca? Eterna riscoperta di ciò che si conosce già e di ciò che si è dimenticato…
La felicità è la memoria che scompare, ma resta al contempo sotto pelle come una musica silenziosa di sensazioni fugaci e mutevoli. E’ questo che fa Carlo e Clara: riporta alla memoria la felicità perduta e ritrovata. La felicità racchiusa tutta in un istante di vita come in una tavola dell’albo n.154 di Dylan Dog, Il battito del tempo.
La felicità perduta e ritrovata che dallo schermo si mescola alla vita vera e si intreccia con le storie che stanno dietro a Carlo e Clara: la storia di Giulio, ma anche quella di Franco Giacobini e Angela Goodwin, compagni di vita e di set. Il tema della memoria che solo la Goodwin, malata di Alzheimer, ha saputo rendere così vivo e vero perché reale.

Servono parole per descrivere la bellezza? No, non credo… Servono solo un bianco e nero mai così ricco di sfumature grazie anche alla fotografia di un Dario Di Mella in stato di grazia.

E ora Carlo e Clara è candidato al David di Donatello e se posso darvi un consiglio, fermatevi un attimo, cliccate QUI e godetevi 10′ di poesia…e se così non fosse, ricordate…

Se noi ombre vi siamo dispiaciuti,
immaginate come se veduti
ci aveste in sogno, e come una visione
di fantasia la nostra apparizione.
Se vana e insulsa è stata la vicenda,
gentile pubblico, faremo ammenda;
con la vostra benevola clemenza,
rimedieremo alla nostra insipienza.
E, parola di “Penny”, spirito onesto,
se per fortuna a noi càpiti questo,
che possiamo sfuggir, indegnamente,
alla lingua forcuta del serpente,
ammenda vi farem senza ritardo,
o tacciatemi pure da bugiardo.

“Non abbia timore, è questione di poco. Giusto il tempo di buttar fuori il fiato”


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