Magazine Poesie
Ho tirato su muri spessi, pesanti.
A prova di qualsiasi bomba.
La mia anima ustionata non ho fatto in tempo a curarla,
le ho gettato addosso alla rinfusa panni bagnati di vodka
per spegnere il fuoco, è bruciata ancora più viva.
Quando sono rimasti i tizzoni ho infilato veloce un'armatura.
Che era lassù nella soffitta della mia mente
nel baule con i ricordi dei nonni, tra le cose importanti che mi hanno lasciato.
Tra le cose che parlano di una vita vera,
una vita onesta, trascorsa a contatto con la terra,
scandita davvero dallo scorrere delle stagioni.
Segnata da quello che Dio mandava in terra,
che qualsiasi cosa fosse veniva accolta semplicemente.
Sia che portasse gioia, o che portasse dolore.
Guardata in faccia per quello che era, e affrontata per quello che valeva.
A TESTA ALTA.
Senza alcuna dietrologia, senza nessun rimpianto, senza dire mai 'perché a me'.
Solo sudore, impegno e cuore aperto, colmo di fiducia.
Ed eccomi qua con quell'armatura messami addosso dai geni di quelle donne e quegli uomini,
per cui la parola detta aveva un solo significato, il corrispondente,
e un solo peso, quello della verità.
Uomini e donne che sapevano tacere e conoscevano il valore prezioso del silenzio.
Perché un bel tacer non fu mai scritto
e quello che non viene detto non può nuocere
e forse anche io dovrei tacere.
Ed eccomi qua,
mentre le falle si aprono e chiudono sulla mia armatura
mentre gli insegnamenti di vita precedenti la mia, subiscono mutazioni nel mio cervello
e si adattano per affrontare questo virus sconosciuto
a cui ataviche esperienze non mi avevano preparata.
E il mio cuore non è aperto, e non è pieno di fiducia.
Non sempre l'evoluzione della specie è cosa buona.
E mentre combatto, chiudo le falle che ti lasciano passare.
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