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Mi monta il mio ragazzo, attaccati a ‘sto cazzo!

Creato il 24 luglio 2011 da Iannozzigiuseppe @iannozzi

di Iannozzi Giuseppe

Mi monta il mio ragazzo, attaccati a ‘sto cazzo!
Stamattina mi sveglio, cerchio alla testa: troppe birre o, forse, poco sesso. Ecco, ce l’ho il cerchio e non è sicuramente paragonabile ad aureola d’un angelo. Il fatto è che c’ho sempre in testa l’idea fissa che, per me, la necessità è quella d’aver la moglie ubriaca e la botte piena. Mio fratello ha deciso di farmi fare un giro in macchina, perché dice che a forza di camminare consumo le suole delle scarpe: l’ho guardato strano, ma lui non ha fatto una piega, e subito m’ha invitato a salire a bordo. La macchinina c’ha le ruote quadrate, ma prende ugualmente le curve che è una meraviglia. Saluto con la mano le belle ragazze, mentre scivolano via dalla mia portata e invito mio fratello a non premere troppo sull’acceleratore.
Una bionda mozzafiato sta attraversando sulle strisce pedonali, mentre noi aspettiamo che il semaforo ci dia il via per continuare la nostra folle corsa. E’ bella davvero, e non posso fare a meno di gridarle, con tutto il fiato che c’ho nei polmoni, almeno una genuina volgarità: “Ciao bella bionda, beato chi ti monta!” E lei, gettando leggermente indietro la testa orocrinita, tutta divertita mi grida: “Mi monta il mio ragazzo, attaccati a ‘sto cazzo!” Mio fratello scoppia a ridere e pure io; e nell’intanto il semaforo s’è fatto buono per noi, e così la macchinina via veloce a incontrare altre meraviglie.

Prende a piovere, all’improvviso, una pioggia sottile sottile: le ragazze allarmate fuggono a cercare riparo sotto la pergola d’un’edicola o sotto a una più modesta tegola d’una comune abitazione come tante ce ne sono in città. Dio, quanto sono belle tutte quelle gambe seriche e leggere che sembra danzino nella pioggia. Potrei morire per una visione così. Potrei dirmi in paradiso per finire sotto i loro teneri eccitati piedini. Apro i finestrini, li apro tutti e invito ogni bella a salire in macchina, a farsi un giro con noi. Ma niente. Però ridono: sono ninfe, sono vergini, tornano bambine, perché la pioggia lava via il passato dai loro cuori, o forse è solo la manifesta illusione del cuore d’un poeta pensare che sia così. Il cerchio alla testa me lo son quasi dimenticato: però c’ho sempre l’idea fissa, la solita, moglie ubriaca e botte piena. Un raggio di sole squarcia le nubi: non è divino, è solare, e si riflette nelle pozzanghere. E intanto la macchina continua a correre veloce spruzzando sulle pozzanghere simili ad accesi occhi puntati contro il cielo. Oh, tutto è così follemente bello e veloce. Tutto è così bello che non c’ho proprio voglia di mettere la testa a posto e farmi saggio.


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