Magazine Diario personale

Mia nonna e la successione quotidiana

Da Icalamari @frperinelli

Prima mi ero affacciata in balcone, per dare un’innaffiata al gelsomino stitico, il rampicante che abbiamo intenzione di sradicare del tutto a breve, ma intanto che c’è, in balcone, mi pare giusto trattarlo da essere vivente, allora devo confessare che in realtà mi ero affacciata perché l’aria oggi è così bella, di domenica mattina a Roma, che mi è sembrato giusto pure trattare me stessa, come un essere vivente. Il gelsomino è venuto dopo.

Poi ho sentito una vocina, era mio figlio, là sotto, che parlava con il padre mentre si allontanavano in strada per andarsene a spasso e io, a sentire quella vocina, ho pensato subito: “Aveva proprio ragione mia nonna”. Aveva ragione sul fatto che i bambini meritino considerazione. Io li considero perché penso che siano le poche persone al mondo a meritare considerazione. Lei non lo so perché.

Per tutto il tempo che l’ho conosciuta, vale a dire un buon terzo della sua esistenza, l’ho vista trattare con amore soprattutto i bambini, compresi quelli sconosciuti. E io a mia nonna do credito, nel senso che per me ha importanza ancora oggi, che è quindici anni che è morta, chi trattava bene in vita. È stata in pratica il mio terzo genitore, e se devo pensare a qualcosa rispetto alla quale fare un paragone subito subito, come ad esempio per la questione di prima, ricorro spesso a lei.

E poi sono rientrata in casa soddisfatta, avevo l’impressione di aver fatto bene a pensare quella cosa lì, che i bambini al mondo sono forse le persone che meritano più attenzione. Per tanti motivi tutti miei, non ultimo il fatto di trarre piacere dalla loro vicinanza, sentirmi rigenerata, trovare la forza di fare qualsiasi cosa per far star loro bene, come se mi fossi alzata dal letto dopo otto ore di sonno solo poco prima. E questo mio pensiero, rientrata in casa e richiusa la porta-finestra del balcone, avevo sentito che non valeva solo per me, ma che poteva essere un valore universale, di quelli che guai a dimenticarseli, si perderebbero punti di umanità e si retrocederebbe sul tabellone del Gioco dell’Oca dell’evoluzione.

Avevo fatto bene, sicuro, e chi mi dava l’autorizzazione a pensarlo era proprio lei, mia nonna, ovunque si trovasse. Probabilmente scrivo quello che scrivo su di lei, ora, proprio quassù sul blog perché io, dentro di me, ho questa credenza: che i morti si aggirino per internet, che non sia vero che i vecchietti, meno che mai quelli vissuti in tempi molto lontani dai nostri, non si intendano di queste cose moderne.

Ne ero così convinta già un bel po’ di tempo fa, che poco dopo la morte di mia nonna mi ero messa a cercarne traccia su Google. E l’ho trovata. Anche lei aveva avuto delle pubblicazioni all’attivo. Scriveva di imposte e tributi su certi libri dalla copertina bianca, me li ricordo ingialliti dal tempo e impilati nello sgabuzzino di casa sua, accanto alle copie della settimana enigmistica. E, come queste ultime, alla sua morte non sapevamo che farcene, perciò li abbiamo buttati tutti senza starci tanto a pensare.

Eppure, com’ero contenta quando ne ho trovata una copia in vendita, che mi è balzata all’occhio come se si trattasse dell’ultimo di Paolo Nori. C’era scritto:

RASSEGNA DI GIURISPRUDENZA SULLA IMPOSTA DI SUCCESSIONE. Milano, Giuffrè, 1958.

PINCHETTA PINCOPALLO Enrietta (a cura di).

Usato ⁄ Brossura ⁄ Prima edizione

Quantità: 1

Da: Studio Bibliografico Pesca s.a.s. (Grosseto, Italy)

Valutazione libreria: 4 stelle

Me la sono accattato subito, voglio dire, mi sono precipitata a spendere quei quattro soldi per una pubblicazione di cui non avrei saputo che farmene. È solo che pregustavo il momento, che poi di lì a poco è arrivato veramente, in cui il postino avrebbe suonato per la consegna e avrei aperto la porta pensando “Evviva, è arrivata nonna!”. Poco conta che, al dunque, nonna nel frattempo risultasse aver preso un aspetto mascolino, masticasse a bocca aperta una gomma, cosa che una signora come lei non penso abbia mai fatto in vita sua, e mi chiedesse di mettere una firmetta lì, come se non fosse vero che non ci incontravamo più da anni.

Quando ho avuto tra le mani il suo libro, e constatato che neanche sarei riuscita ad aprirlo senza tagliare le pagine ancora attaccate insieme a due a due, prima di impacchettarlo e riporlo su uno scaffale remoto della mia libreria, ho avvertito mia madre delle conquista, e poi mia sorella, e abbiamo gioito insieme per qualche minuto, come se avessi assistito a una specie di miracolo, prima di ricomporci e passare a parlare d’altro.

Ecco, più o meno è questo il modo in cui penso, praticamente ogni giorno, a mia nonna. E sono rientrata dal balcone così, con l’impressione di averla vista solo poco prima. E mi è sembrato bello essermi resa conto di aver pensato a lei ben prima di ricordarmi che oggi è il due novembre.


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