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Miei fedeli peccatori

Creato il 12 febbraio 2011 da Iannozzigiuseppe @iannozzi

di Iannozzi Giuseppe

Mia madre ha sempre avuto ragione. Sempre. Non ha mai sbagliato. Quand’ero un soldino di cacio mi rimproverava che non avrei combinato mai nulla di buono. Non si è sbagliata. Una madre certe cose le sente. Ha avuto ragione su tutto. E’ lei che mi ha messo al mondo. E’ lei che ha partorito il mio dolore. Io mi sono limitato ad urlarlo ai quattro venti.

La prima volta che ho visto una persona morta non ho provato niente. Non sapevo che la morte fosse definitiva, che consegnasse il corpo alla putrefazione. Dell’anima non sapevo una emerita mazza. Nemmeno sapevo che se uno ci crede con ferma convinzione quella dovrebbe venir espulsa dal corpo al momento del trapasso. Roba da matti! Fin da piccolo sono stato un disgraziato, per credere avevo bisogno di qualche cosa di più dell’assicurazione dei miei vecchi o dei preti. Io un’anima, anche quand’ero piccolo e forse innocente, non l’ho mai vista, né ho mai visto un fantasma. Dunque dicevo che non ho provato niente quando ho visto il mio primo cadavere. Si trattava d’una donna. In un orecchio mia madre mi spiegò che era morta perché il tram l’aveva presa sotto. Ricordo che le chiesi perché il tram aveva fatto una cosa del genere. Non ottenni risposta. Fissai la nonna sulle rotaie immersa in una pozza di sangue. Poco distante da lei c’era una busta di plastica. Le cose che c’erano dentro erano uscite fuori e si erano disperse. C’erano anche delle caramelle. Le carte colorate e luccicanti non mentivano. Strattonai mia madre per un braccio e le indicai la spesa rovesciata. La mamma mi spiegò che quelle cose erano state comperate per i suoi nipotini. Fu allora che un velo di tristezza mi oscurò per sempre gli occhi. Capii che i bambini di quella povera nonna uccisa dal tram cattivo non avrebbero mai ricevuto le caramelle a loro destinate. Non mi sono mai chiesto però come facesse mia madre a sapere che le caramelle erano state comperate per i figli dei suoi figli.


Con gli anni mi feci sempre più melanconico e chiuso in me stesso. Mia madre, santa donna, continuava a ripetermi che non avrei mai fatto carriera nella vita perché ero un debole. Una madre lo capisce quando un figlio è destinato a diventare un peso sullo stomaco in carico alla società. Non dico che la mia mamma non avesse a cuore il mio bene, però non poteva far niente per farmi diventare migliore. Mi tenne con sé perché ero il suo brutto anatroccolo e se lei non mi avesse difeso tutti si sarebbero approfittati di me.

Gli anni hanno fatto in fretta ad accumularsi seppellendo sogni e speranze. Dotato di poca o nulla fantasia, ho finito col sottostare alla volontà di mia madre che per me ha scelto la carriera ecclesiastica. Ammetto di non esser mai stato una cima; sin dai primi giorni di scuola i miei coetanei presero a sfottermi, ero per loro un handicappato e basta. Non sarei mai riuscito a farmi prete non fosse stato per mia madre che parlò direttamente con Dio affinché ci fosse un posto anche per me fra le sue braccia.

Oggi i morti sono le persone che vedo di più. Qualche volta mi scopro persino a parlare ai loro volti di cera. Con il Cristo in croce mi limito a dire le frasi che tutti i pretini ripetono. La mia fede, se così la si può definire, si limita a una mera osservanza degli ordini clericali. Non ho mai visto le presunte anime fuggire dalla bocca dei morti. Sono consapevole della limitatezza dei miei orizzonti, ma se c’è una cosa di cui sono sicuro è che l’anima non esiste. Di funerali ne ho officiati un bel po’ e nessun cadavere ha mai vomitato l’anima di fronte alla Croce. Ho visto uomini donne bambini morire davanti ai miei occhi, e niente di niente: i loro occhi si sono spenti nella febbre della morte e della paura, finita lì.

Non è brutto fare il prete, anche se è sicuro come la morte che non farò mai carriera. Non ho l’intelligenza adatta per diventare vescovo o cardinale. Devo dire che non ho mai nutrito grandi ambizioni. Quand’ero ancora un adolescente i pochi sogni che avevo sono stati subito seppelliti dalla crudezza della vita. Le ragazze mi hanno sempre disprezzato, hanno riso di me senza neanche curarsi di darmi le spalle. Oggi amo levarmi il colletto bianco e andare a puttane come tutti i cristiani. Levato il colletto bianco sono anonimo, uguale a tutti gli altri nella notte.

Mia madre non ha sbagliato sù di me. Non ho combinato nulla di buono, ma in sincerità posso dire che non mai fatto del male. I miei fratelli toccano i chierichetti, io invece vado a puttane vestito da semplice borghese e il giorno dopo raccolgo le confessioni dei fedeli peccatori, prendo parte ai funerali, impartisco il battesimo ai neonati e altre stronzate del genere.


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