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Migliora la mia foto #22

Da Ragdoll @FotoComeFare

La foto di questa puntata, dal sapore molto estivo, è stata inviata da Jessica e ritrae una fila di ombrelloni chiusi sulla spiaggia.

I dati EXIF: otturatore a 1/1600, diaframma a f/4, ISO 100, reflex Canon 550D con obiettivo 50mm f/1,8 II. Scattata in JPEG con spazio colore sRGB.

La tua foto

Jessica, devo ammettere che in questo periodo dell’anno la mente viaggia insistentemente verso il mare e, conoscendo molto bene le zone dove è stata scattata questa foto, mi sono lasciato attrarre.

ombrelloni su spiaggia deserta 1024x676

Penso di mettere un po’ di carne al fuoco questa volta (e detto da un vegetariano potrebbe anche sembrare una battuta), spero avrai la pazienza di seguirmi fino in fondo.

Intenzione del fotografo

Con questa nuova sezione della rubrica, ho voluto creare uno spazio dove poter sviscerare quello che dovrebbe succedere nella testa del fotografo, prima di premere il pulsante di scatto.

Osservando la tua foto, mi sono domandato che cosa tu volessi trasmettere a chi avrebbe guardato l’immagine. Cos’hai sentito in quel momento che avresti voluto trasmettere a chi avrebbe poi guardato la tua foto? Forse la spiaggia deserta, che rende l’idea di desolazione, di stagione non ancora cominciata? O una sensazione di pace e tranquillità?

Diversi elementi aiutano ad amplificare queste sensazioni; anche il momento della giornata trasmette moltissimo in termini di significato: mattina e sera donano colori dorati e spiagge deserte, il giorno pieno regala ombre dure e spazi affollati.

Il momento da te scelto (il tardo pomeriggio) è un momento difficile perché dal punto di vista cromatico non offre ancora molto (colori slavati e freddini) mentre dal punto di vista più “sociale” ha già dato il massimo qualche ora prima. Può essere che tu ti sia ritrovata davanti questa scena e ti sia sentita inconsciamente di fotografarla, se invece c’era un’intenzione dietro lo scatto mi fai sapere quale?

Cerco di immedesimarmi e provo ad immaginare quali sarebbero stati i miei pensieri in quel momento.

  • Nessun interesse nel mare, lo includo giusto per dare l’idea di dove sono
  • Nessun interesse nel cielo, cerco di dargli meno spazio possibile
  • File di ombrelloni, posso giocare con la simmetria disponendomi esattamente nel mezzo o posso fare in modo che una di queste file porti lo sguardo a quel robo (si beh, qualsiasi cosa) là in fondo
  • Ho un obiettivo fisso, se non voglio questo ombrellone tagliato e/o voglio modificare la prospettiva donata da queste file devo muovermi io
  • Proviamo a cercare qualcosa in giro per la spiaggia da spostare tra le fila degli ombrelloni o su un lettino (c’è sempre qualcosa abbandonato li per il giorno dopo)
  • Sto tagliando qualcosa con la mia inquadratura? Se si, mi da fastidio?
  • Se mi faccio un giro e torno tra un paio d’ore la foto potrebbe venire meglio?
  • Se mi metto in piedi su un lettino forse la prospettiva migliora perché riesco a far entrare la linea delle punte degli ombrelloni dall’angolo superiore sinistro…e se mi sdraio a terra cosa succede?
  • Dove voglio che il mio spettatore guardi per prima cosa?
  • Cosa mi aspetto che venga trasmesso?
  • C’è qualcosa che disturba la mia foto?
  • Posso amplificare questa sensazione di pace / tristezza / felicità / solitudine / divertimento / confusione?
  • Se monto il polarizzatore riesco a migliorare la tonalità del cielo visto che il sole è a 90 gradi rispetto all’obiettivo?

(e così via)

Composizione

Affronto quasi sempre il tema della composizione all’inizio della valutazione perché ritengo che niente altro in fotografia abbia un potere così grande di determinare il successo di un’immagine.

Dal punto di vista compositivo la tua foto presenta due elementi molto forti che si rinforzano l’un l’altro e la contraddistinguono: la serie ripetitiva di ombrelloni e le relative linee immaginarie di conduzione dello sguardo.

Il problema è che il punto d’origine (o, se vogliamo, di destinazione) di queste linee cade fuori dalla foto. E’ come se tu chiedessi con determinazione ad una persona di guardare in una direzione e questa si accorgesse che stai indicando un posto dietro ad un muro o ad un angolo.

Siccome non è presente nella foto un punto d’attenzione(ad esempio una persona o un oggetto) l’occhio tenta di trovare una naturale conclusione al suo vagare seguendo quelle linee  ma non la trova.La disposizione dei componenti della tua foto crea tensione: l’orizzonte lascia molto spazio al cielo ma questo è una completa tavola rasa, purtroppo non c’era nemmeno una nuvola a renderlo interessante.

C’è poca spiaggia e i relativi lettini (che si vedono solo marginalmente nell’angolo) entrano nel campo visivo quando ormai sono sfocati dalla corta profondità di campo.

Ho già accennato qualche puntata fa all’uso della corta PdC ad uso compositivo: normalmente viene usata o per “pulire” il background e non avere distrazioni oppure per concentrare lo sguardo in una zona della foto (nitida) dove vogliamo condurre l’occhio.

Tu allo scatto hai scelto di aprire (eri in priorità di diaframma) ad f/4. E’ una via di mezzo tra l’avere tutto a fuoco con un f/8-f/11 oppure sfocare quasi tutto con un f/1,8 a cui potevi arrivare grazie al tuo cinquantino fisso (e a cui avrei forse puntato io al tuo posto), sempre considerando che, senza punti d’attenzione, questo si sarebbe tradotto in un puro esercizio tecnico.

Infine, hai tagliato la parte inferiore di ombrelloni e lettini in un modo che mi sembra poco “naturale”. Sicuramente avevi delle limitazioni dovute al 50mm fisso che non consentiva aggiustamenti prospettici come invece concede uno zoom ma trovo sia giusto sperimentare sempre differenti punti di vista. Ad esempio, avrei spostato verso destra l’inquadratura per avere almeno la fila completa di ombrelloni. Sdraiarsi, inclinarsi, camminare sono le possibilità che ci offre il corpo per assecondare la nostra creatività.
Esistono progetti fotografici in cui il fotografo si costringe ad usare un solo obiettivo fisso, li trovo di un’utilità enorme se non ci si limita a puntare e scattare ma si tenta di piegare al nostro volere le immagini.

Esposizione, bianco e colori

La tua foto è sicuramente esposta correttamente: hai mantenuto i dettagli nelle zone d’ombra e quasi in tutte le alte luci.

Per quanto riguarda la lettura del bilanciamento del bianco, la tua reflex è stata sicuramente influenzata dalla scena e il risultato è una foto un po’ fredda e tendente al blu, problema tranquillamente risolvibile in post-produzione.

I colori sono slavati, probabilmente a causa della ancora forte insolazione e al tempo di scatto molto rapido. Sicuramente, una foto scattata due ore dopo avrebbe avuto la giusta tonalità calda e dei colori più saturi. Inoltre, conoscendo un po’ il mare, forse avresti avuto quel tanto di brezza da increspare di più il mare e smuovere gli ombrelloni.

Trattandosi di superfici di plastica o comunque riflettenti, forse un filtro polarizzatore avrebbe saturato sia i colori del mare e del cielo sia quelli degli ombrelloni e lettini.

Post-produzione

Nel tuo messaggio mi parlavi di un desiderio di colori saturi e di maggior contrasto.

Innanzitutto devo segnalarti che il fatto stesso di scattare in formato JPEG, adottando per di più lo spazio colore sRGB, è già causa di colori poco fedeli e in alcuni casi meno saturi.

Se la tua intenzione è quella di continuare a scattare in JPEG (ma con un Photoshop CS5 e Camera Raw 6 a disposizione dovresti davvero considerare il formato RAW) ti consiglio almeno di passare allo spazio colore AdobeRGB, leggermente più ampio. Per quanto riguarda le correzioni da apportare alla tua foto, serei partito sicuramente dal bilanciamento del bianco cercando di “scaldare” l’atmosfera dopodiché avrei aumentato il contrasto (anche se non di molto) con l’apposito cursore di Camera Raw e per finire avrei agito sul cursore della Vividezza per dare la giusta saturazione ai colori.

La vividezza agisce prevalentemente sui colori poco saturi e lascia tendenzialmente invariati quelli più carichi e le tonalità della pelle, questo di solito aiuta ad evitare l’effetto “cartolina anni sessanta” ma regala alla foto una bella ed omogenea saturazione dei colori.

Circa l’utilizzo preciso di Camera Raw e Photoshop ti consiglio vivamente di guardare i video di Giorgio qui su FotoComeFare, sono fatti benissimo e il suo metodo è davvero efficace.

Commento finale

Jessica, quando scatti una foto come quella che abbiamo trattato oggi dovresti considerare, se ne hai la possibilità, di modificare (più o meno artificialmente non importa) la scena introducendo un punto d’attenzione e modificando l’andamento delle linee.

Un altro suggerimento è sicuramente quello di fare molta attenzione, cercando di sfruttarlo a tuo vantaggio, al momento della giornata in cui scatti le tue fotografie.

Per qualsiasi osservazione o critica sono a tua (e vostra) disposizione tramite i commenti al post.
Alla prossima!


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