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MONACHUS, Below

Creato il 13 novembre 2013 da The New Noise @TheNewNoiseIt

Monachus

Quattro tracce solamente per il ritorno del trio svedese, quattro lunghe cavalcate tra post-metal, ambient, sludge, doom, post-rock, psichedelia, tutte giocate sull’intensità dei crescendo e sulle linee melodiche stranianti, sulla potenza di una scrittura che non innova o stravolge ma personalizza e affina come pochi altri riescono a fare. Perché, al di fuori di ogni possibile disquisizione accademica sulla necessità di abbandonare la nave prima che la stessa affondi sotto il peso dei troppi membri dell’equipaggio e del ripetersi incessante della rotta, qui ci si trova di fronte a un album di una passionalità unica, lontano dallo sterile mestiere di tanti concorrenti e ricco di pathos, oltre che capace di calare una carta come “Circles”, forse il caso più eclatante di allievo che supera il maestro per quanto riguarda il 2013. Sono proprio questi picchi creativi, con le chitarre che prendono allo stomaco e il mood malinconico/sognante, a conferire a Below la marcia in più che manca ad altri lavori altrettanto (forse più) perfetti da un punto di vista formale, eppure incapaci di trasmettere realmente emozioni. C’è del calore umano, della carne viva che colpisce gli strumenti e vuole comunicare attraverso i brani, ci sono soprattutto tre persone che hanno intrapreso un’avventura musicale sincera e schietta, figlia di una passione evidente e – proprio per questo palesarsi senza inutili finzioni – tanto più apprezzabile e riuscita. Poi tutto si può dire e fare, costruire e disfare, ma è innegabile come i Monachus abbiano saputo soffiare un alito vitale all’interno delle traiettorie smaccatamente neurosis-friendly della loro scrittura, vuoi per l’inserimento di piccole schegge “altre” (si veda l’inizio drone o alcune parti più vicine all’ambient lungo i brani), vuoi per l’effettiva bravura nel costruire partiture in grado di mantenere alta l’attenzione dell’ascoltatore. Nota a lato, ancora una volta Alex CF firma l’artwork di un gruppo con cui ha diviso il palco e conferma l’esistenza di una piccola comunità di amici che sempre più gravita nell’orbita della label tedesca, ma non chiamatela scena per favore.

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