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Morte di un uomo da poco & La donna in nero

Creato il 23 aprile 2012 da Eloisa @EloisaMassola
Durante la mia (inaspettata) vacanza primaverile, ho avuto modo - fra le altre cose, complice il cattivo tempo - di terminare ben due romanzi: Morte di un uomo da poco, di Caroline Graham e La donna in nero, di Susan Hill, da cui è stato tratto l'omonimo recente film di James Watkins.
Morte di un uomo da poco & La donna in neroA mio avviso, il migliore tra i tre romanzi della Graham usciti in Italia per Dalai editore (gli altri sono: Ragnatele d'inganni e Un posto sicuro). Ambientato in un teatro di provincia, il romanzo presenta tutti gli ingredienti tipici del giallo inglese conditi da un pizzico di malignità e cinismo in più rispetto alla tradizione, descrizioni sapienti e vivaci, una caratterizzazione dei personaggi impeccabile (dai protagonisti - l'ispettore Tom Barnaby e la sua famiglia - ai sospettati attori dilettanti, passando per il cane e il gatto della compagnia...) e un'umanità di fondo commovente nel trattare (al di là della crudeltà serpeggiante nella vita sociale dei villaggi inglesi) le miserie e la follia umane.
Unica pecca, nell'edizione italiana, la presenza di un buon numero di refusi (alcuni sono veri e propri orrori ortografici!): segno tangibile del deteriorarsi del lavoro redazionale - nella nostra povera editoria all'insegna del risparmio...

La scena finale di Death of a Hollow Man, nell'edizione televisiva di Midsomer Murders (1998, prima stagione) [Attenzione: SPOILER!]

Morte di un uomo da poco & La donna in neroDal breve romanzo di Susan Hill (autrice britannica nata il 5 febbraio del 1942) è stato tratto invece (come accennato all'inizio di questo post) il film diretto da James Watkins, con Daniel Radcliffe nei panni del protagonista, l'avvocato Arthur Kipps. Rispetto all'originale, la pellicola di Watkins si concede alcune vistose libertà: sono numerose, infatti, le scene ad effetto - inserite forse per conquistare l'approvazione degli "stomaci forti" presenti in sala e volte a sottolineare l'aspetto orrorifico della vicenda (ad esempio: il recupero del cadavere e la sequela di morti sospette fra i bambini nel villaggio, che nel romanzo viene descritta in poche battute solo alla fine).
Tornando al libro, La donna in nero è nel complesso gradevole: un'opera ben scritta, ben ritmata, secondo uno stile impeccabile, da ghost story classica. Tuttavia, per quanto godibile da un punto di vista esclusivamente "ludico", resta un romanzo avulso da qualsiasi contesto letterario: il genere (quello della ghost story inglese, appunto) viene riproposto in tutte le sue paurose sfumature, non rielaborato o reinterpretato. Il che lascia il lettore perplesso, imprigionato in una dimensione "senza tempo" molto simile a quella di Eel Marsh House. Specie se, com'è capitato a me per puro caso, ho avuto modo di accostare la scrittura "cristallizzata" della Hill a quella - intelligente, giocosa e "mobilissima" - di Caroline Graham.

Il trailer italiano di The Woman in Black, diretto da James Witkins (2012).

«Alle sei della sera c'è una nuvola nera,
un tremor freddo d'ossa,
è lei: la strega s'è mossa.
Qualcuno già dice che la città sia spacciata,
ma la casa in palude è ancor più stregata.
Nessuno sa cosa viene a cercare,
ma lei continua a tornare.
Nel buio si sente un fruscìo leggero -
è lei, la donna in nero...»

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