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Mose - Il mazzettificio veneziano: attori principali e "cachet" percepiti

Creato il 06 giugno 2014 da Tafanus

Da Galan a Orsoni, dal Pdl al Pd, dalla Corte dei Conti ai ministeri, ecco i politici e alti funzionari che hanno intascato almeno 25 milioni di euro per riempire di miliardi le imprese del Mose (Fonte: Paolo Biondani - l'Espresso)
Tutte le mazzette indagato per indagato: ecco il quadro completo delle accuse formulate dai magistrati veneti nell'ordinanza di custodia dei 35 arrestati (25 in carcere, 10 ai domiciliari) per la Tangentopoli del Mose, la grande opera emergenziale da 5 miliardi e 496 milioni di euro che dovrebbe salvare Venezia dall'acqua alta, ma dopo trent'anni non è ancora entrata in funzione.

Giancarlo-galan-mose

Giancarlo Galan e Renato Chisso sul "Mazzettificio"

GIANCARLO GALAN: parlamentare di Forza Italia, ex ministro, presidente della Regione Veneto dal 1995 al 2010. Secondo l'accusa l'ex governatore, per favorire le imprese del Consorzio Venezia Nuova, ha intascato svariati milioni di euro e in particolare:

  • uno stipendio fisso in nero di un milione di euro all'anno, quantomeno dal 2005 al 2011;
  • 900 mila euro in contanti nel 2006-2007;
  • altri 900 mila euro in contanti nel 2007-2008;
  • una quota del 7 per cento della società Adria Infrastutture, intestata a un suo prestanome, con conseguente partecipazione agli utili realizzati da quella impresa del Gruppo Mantovani con il discusso sistema del “project financing” all'italiana;
  • il 70 per cento delle quote della società pubblicitaria Nordest Media srl, intestate allo stesso prestanome;
  • 200 mila euro una tantum, consegnatigli all'hotel Santa Chiara di Venezia nel 2005 tramite la sua ex segretaria-factotum Claudia Minutillo;
  • la ristrutturazione gratuita della sua lussuosa villa di Cinto Euganeo, sui colli di Padova, con lavori costati un milione e cento mila euro e mascherati con fatture false.


RENATO CHISSO, politico di Forza Italia, assessore alle Infrastrutture e Grandi Opere nelle giunte Galan (incarico mantenuto anche con l'attuale governatore Luca Zaia, che però non risulta indagato), è accusato di aver incassato dalle grandi aziende del Mose:

  • uno stipendio in nero di 200 mila euro all'anno (con punte di 250 mila), versatogli a partire dalla fine degli anni Novanta fino al primi mesi del 2013;
  • il 5 per cento della società Adria Infrastrutture, formalmente intestato all'ex segretaria di Galan, Claudia Minutillo, che in realtà gli faceva da prestanome; quota rivenduta da Chisso nel 2011 alla Mantovani spa per due milioni di euro;
  • il 10 per cento della società pubblicitaria Nordest Media srl, intestata alla stessa prestanome;
  • 250 mila euro in contanti, consegnatigli dal manager Piergiorgio Baita della Mantovani nella primavera 2012 all'hotel Laguna Palace di Venezia;
  • altre centinaia di migliaia di euro all'anno (il totale non è ancora quantificato) in contanti;
  • consulenze e assunzioni di comodo per amici e prestanome;
  • appalti di favore a imprese amiche per i lavori stradali delle “Vie del mare” (superstrada Jesolo-Cavallino).


GIORGIO ORSONI, sindaco del Pd di Venezia, è ai domiciliari per finanziamenti politici illeciti, con l'accusa di aver ricevuto dalle imprese del Mose queste somme:

  • 110 mila euro, materialmente incassati dal suo tesoriere-mandatario, per la campagna elettorale del 2010, come candidato sindaco del centro-sinistra a Venezia;
  • altri 450 mila euro, sempre nei primi mesi del 2010, di cui almeno 50 mila versatigli personalmente dai manager Mazzacurati e Sutto del Consorzio Venezia Nuova.


GIAMPIETRO MARCHESE, consigliere regionale veneto del Pd, ora in carcere, è accusato di aver intascato dalla cordata di imprese private del Mose:

  • 58 mila euro per le elezioni regionali del 2010
  • 15 mila euro al trimestre, a partire dall'autunno 2009 fino all'inizio del 2013, per un totale compreso tra 400 e 500 mila euro;
  • un contratto di lavoro fittizio da 35 mila euro.


AMALIA detta LIA SARTORI, europarlamentare di Forza Italia, non rieletta nel 2014, è indagata con l'accusa di aver ricevuto dalle imprese del Mose due finanziamenti illeciti:

  • almeno 25 mila euro per la campagna elettorale alle europee del 2009;
  • altri 200 mila euro dal 2006 al 2012, di cui 50 mila intascati personalmente il 6 maggio 2010 in un incontro con il manager Mazzacurati.


MARCO MILANESE, braccio destro dell'ex ministro Tremonti ed ex parlamentare di Forza Italia, è solo indagato (ha evitato l'arresto collaborando con i magistrati) come destinatario di una tangente pagata dalle aziende del Consorzio Venezia Nuova, in particolare per aver intascato personalmente mezzo milione di euro, tra aprile e giugno 2010, per spingere il ministero dell'Economia ad autorizzare una nuova ondata di finanziamenti pubblici a favore del Mose.
EMILIO SPAZIANTE, ex numero due della Guardia di Finanza, in pensione dall'autunno scorso, è in carcere con l'accusa di aver intascato buste di denaro contante per spiare le indagini veneziane approfittando del suo grado, e in particolare per aver ricevuto dai massimi dirigenti del Consorzio Venezia Nuova:

  • mezzo milione di euro, in più rate, recapitategli tra giugno 2010 e febbraio 2011 a Roma e a Venezia;
  • la promessa di altri due milioni di euro, concordati con l'onorevole Milanese e il finanziere veneto Roberto Meneguzzo (Gruppo Palladio), soldi poi non versati proprio a causa della scoperta che erano in corso le indagini, in teoria ancora segrete.


Tra gli arrestati per corruzione compaiono anche un magistrato della Corte dei Conti, accusato di aver intascato almeno un milione di euro tra il 2000 e il 2008, e due alti funzionari del ministero delle Infrastrutture, che avrebbero incassato uno stipendio in nero di 400 mila euro all'anno, quantomeno dal 2007 al 2012, per addomesticare i controlli e non denunciare i problemi tecnici del sistema Mose.

Espresso

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Spiace (ed è incomprensibile) che non siano stati fatti i nomi del magistrato della Corte dei Conti, e dei due "alti funzionari" del Ministero delle Infrastrutture. Perchè proteggere la loro immagine? Se hanno rubato, sono ladri esattamente come glia altri.

La Santanché (fra le ultime "amazzomni" berlusconiane ancora in servizio), a domanda ha chiarito che lei voterà NO alla richiesta d'arresto del Banal Grande Giancarlo Galan. Non avevamo alcun dubbio, ma speriamo che il PD di Renzi di distingua, e voti SI (a costo di alienarsi i favori di Berlusconi e di Angelino).

Infine: i media berluscon-renziani congiunti stanno facendo di tutto per avallare l'equazione grillesca PdL = PD-L. Sbagliato. Nessun giornale si è fin qui preoccupato di guardare alle piccole differenze nel danno erariale. Premesso che in un certo senso disprezzo più i piccoli ladruncoli che non i grandi ladroni, il mazzettificio veneto ha un colore dominante: l'azzurro Forza Italia. Premesso che alcuni "fringe-benefits" (quote societarie regalate a prestanomi) non sono valorizzabili con precisione, lavorando all'ingrosso possiamo dire che fra mazzette semplici e quote societarie (con relativi, ignoti dividendi), possono essere così suddivise:

Giancarlo Galan - Forza Italia

  • 7.000.000 (contanti)
  • 900.000 (contanti)
  • 900.000 (contanti)
  • 200.000 (contanti)
  • 1.100.000 (contanti)
  • 5.000.000 (stima) da utili Adria Infrastrutture e Nord-Est Media

TOTALE STIMATO: oltre 15.000.000 di euro

 

Renato Chisso - Forza Italia

3.600.000 ("Stipendio"  dal 1998 al 2013)

250.000 (contanti una tantum)

500.000 (stima utili Adria Infrastrutture e Nord-Est Media

TOTALE STIMATO: circa 4.500.000 di euro

 

Giampietro Marchese - Forza Italia

TOTALE STIMATO: circa 600.000 euro

 

Amalia Sartori - Forza Italia

TOTALE: 225.000 euro

 

Marco Milanese - Forza Italia

TOTALE: 500.000 euro

 

TOTALE STIMATO A RAPPRESENTANTI DI FORZA ITALIA: circa 21.000.000 di euro

 

LADRI DI GALLINE

 

Giorgio Orsoni - PD

TOTALE: 560.000 euro

 

Giampietro Marchese - PD

TOTALE STIMATO: 600.000 euro

 

TOTALE STIMATO AREA FORZA ITALIA: 21.000.000 di euro

TOTALE STIMATO AREA PD: 1.100.000 EURO

 

Come si può dedurre, i ladri non sono tutti uguali. Tutto il mio disprezzo ai PD che si sono macchiati le mani da ladri di galline. Se si ruba lo si faccia in grande, per sistemare la propria famiglia e qualche generazione futura. Si prenda esempio dal Banal Grande Giancarlo Galan, e da Renato Chisso. Tafanus

0606/0800/1330


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