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Mozart in autunno – terza parte

Da Il Gazzettino Del Bel Mondo

mozverdQuale distanza tra Beaumarchais rivisitato ed i Nibelunghi.

Lo scherzo, il ‘misunderstanding’, l’equivoco, la misura Umana di Figaro che misura la stanza da un lato ed i rigidissimi guerrieri dall’altro, che sono divenuti, rispetto a ciò che s’avverte di Medievale in loro, personaggi privi di pietà.

Figaro e Sigfrido vivono di Segni se non di valori simili e per questo opposti: Figaro ha dalla sua la grande Umanità ed il fatto di saper svolgere la propria occupazione stimato da tutti; le forbici di figaro, per Sigfrido, sono la spada con cui fa a pezzi il Drago, o con cui sfida chiunque.

Sono le ‘credenziali’, la cifra d’Uomo.

E gli Amori nelle due Opere hanno i percorsi abituali degli Amori.

Solo, gli ‘scherzi’, gli equivoci di Beaumarchais risolti in un finale che consegna gli amanti a se stessi, in Wagner segna il ‘Precipitare’ tipicamente Romantico delle Vicende, che non abbandonerà più la Cultura Tedesca. Che l’Eroe Tedesco viva un rapporto con il Reale solo in un sanatorio svizzero, nell’illusione storica di Weimar (e delle sue Arti) contenente in seno già l’embrione di ciò che verrà, che si finisca per raccontare la Decadenza Tradizionale che ingloba i Crismi della Decadenza postmoderna con immutato compiacimento (Lars Von Trier), il finale è sempre, solo uno: la Catastrofe.

Il Seme di Wagner non è passato attraverso la parentela acquisita con Houston Stewart Charmberlain, bensì, per usare il modo di dire Romantico, lo ‘Spirito Tedesco’ della caduta è stato sovvenzionato da un Re di Baviera infelice, melanconico e fuori ruolo; non un personaggio goethiano, ahimé, ma Realmente esistito. È uno Spirito che ha travolto anche a chi ha tentato di avvicinarsi a Wagner scrivendo un libro intitolato ‘Umano, troppo Umano’ (un’altra gentile concessione a chi si conceda di riconoscersi vulnerabile) per poi finire, toh, nella Pazzia di chi a Torino, dopo Anni di Edificazione d’una Immagine di Potenza che era solo (e forse neppure) Volontà, e che i busti di Voltaire inviati a Basilea da anonimi ammiratori francesi non sono riusciti ad appagare, finisce per abbracciare un cavallo tanta è la necessità di un Contatto.

Il metro di Figaro però misura una portata più ‘radicalmente’ quotidiana.

Le mie considerazioni potranno essere quello d’uno Sprovveduto, ma quando leggo dispute ‘cruciali’ riguardo a chi sia più stimabile fra Mozart e Mendelssohn per la trascrizione quasi subitanea del ‘Miserere’… (Andrea Vinetti)



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