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“Mr. Majestyk” & “Breakout”

Creato il 06 febbraio 2013 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma

Double Bill si sta avvicinando alla sua 20esima edizione e ripassando i titoli, mi sono reso conto – un po’ a sorpresa – di non aver ancora discusso nemmeno un film con protagonista Burt Reynolds o Charles Bronson, ossia le due superstar dell’action americano anni Settanta (insieme a Clint, ovviamente).

Nella necessità di rimediare subito a questa vergogna, Double Bill si sdoppia!

Tra due settimane andrà online quello dedicato a Reynolds, mentre qui intanto rivolgiamo la nostra attenzione a Bronson.

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Scegliere la pellicola, non più rappresentativa, ma più cazzuta tra quelle realizzate da Bronson negli anni Settanta è piuttosto difficile (e richiederà diverse edizioni di Doube Bill), ma per chi scrive è senz’altro Mr. Majestyk (1974).

Vince Majestyk (Bronson), ex Army Ranger e veterano del Vietnam, si guadagna da vivere coltivando meloni. Per il raccolto si affida a un gruppo di contadini messicani, tra cui la bella Linda Cristal. Questo però, va a scontrarsi con i piani di un piccolo balordo locale, Bobby Kopas (Paul Koslo), che vuole forzare Majestyk a usare un gruppo di suoi uomini. Il nostro non si lascia certo dire cosa fare e se ne sbarazza senza troppi complimenti. Per assurdo, viene arrestato per aggressione e si ritrova in prigione con un killer mafioso di nome Renda (un massiccio Al Lattieri). Durante il trasporto in tribunale gli uomini di quest’ultimo cercano di liberarlo, ma è Majestyk che riesce a filarsela con il mafioso. Il suo piano è quello di consegnare Renda, in cambio della libertà provvisoria per poter finire il suo raccolto, ma non è che l’inizio delle sue grane…

 

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La trama suona assurda (dai, un coltivatore di meloni!), ma alla sua base Mr. Majestyk (da noi A muso duro) è il classico revenge movie sulla scia di Billy Jack e Walking Tall (due serie a cui magari prima o poi dedicheremo uno speciale). Se i film di Tom Laughlin e Phil Karlson sono pura exploitation, anche nella forma, Mr. Majestyk in mano al veterano Richard Fleischer, si trasforma in un pezzo di cinema di genere di primissima qualità. La sceneggiatura di Elmore Leonard, tratto dal suo stesso libro, segue un percorso piuttosto tradizionale, ma la regia ha un bel taglio. Fleischer d’altronde sapeva il fatto suo avendo diretto, tra gli altri, una manciata di ottimi noir (Narrow Margin, Follow me quietly, The Clay Pigeon, Armored Car Robbery e Violent Saturday) e tre entrate fondamentali nel genere true crime (Compulsion, The Boston Strangler, 10 Rillington Place). Se la cavava benissimo anche in altri generi, tanto che nella sua filmografia troviamo due classici come Fantstic Voyage (1966) e Doctor Dolittle (1967) o perle dimenticate come The New Centurions (1972) e Soylent Green (1973). A parere di chi scrive, Mr. Majestyk rimane tra i suoi film più riusciti, grazie anche ad un Charles Bronson in stato di grazia. Qui l’attore riesce a bilanciare la sua recitazione essenziale con una misurata dose di umorismo, che in pellicole successive verrà quasi completamente a mancare.

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Curiosamente, uscì in sala propria una settimana prima del film più significativo (e in retrospettiva limitante) interpretato da Bronson negli anni Settanta, Death Wish. Eh si, c’erano tempi in cui nel giro di 7 giorni uscivano due film con il nostro. Bei tempi…

Dell’anno seguente invece è Breakout (1976), un’altra pellicole abbastanza “leggera” con Bronson. Velocemente la trama.

 

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Il ricco uomo d’affari Jay Wagner (Duvall) viene incastrato dal suo socio Harris Wagner (Huston) e riesce a farlo rinchiudere in un carcere messicano. La moglie Ann (Ireland) però ingaggia il pilota Nick Colton per volare fino in Messico, atterrare con l’elicottero all’interno della prigione e liberare il marito.

Già, la trama… è incredibilmente basata su fatti realmente accaduti e descritti in un libro di Eliot Asinof. Beccatevi questa!

Ora, anche se non riuscito come Mr. Majestyk, il film di Tom Gries ha parecchi punti a suo favore. Innanzitutto un cast che include Jill Ireland (moglie di Bronson, i due lavoravano spesso in coppia), un giovane Randy Quaid, John Huston, Sheree North (già in The Outfit e Charlie Varrick) e Robert Duvall. Bronson è talmente rilassato e ultracool nel suo ruolo, che non c’è neanche il bisogno di farlo a finire a letto con una delle due protagoniste. Per parafrasare i “Chuck Norris Facts”, Bronson basta a se stesso.

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Non guasta certo una regia, se non ispirata, in grado di dare un ottimo ritmo al film. Insomma, il divertimento è garantito. Tom Gries è un regista formatosi nel giro televisivo dell’amico Sam Peckinpah, anche se nei Cinquanta aveva già diretto qualche low budget di poco conto. Un onesto mestierante che annovera nel suo curriculum due discreti Western come Will Penny (1968) e 100 Rifles (1969), mentre con Bronson aveva girato poco prima Breakheart Pass (1975). Purtroppo è morto appena 54enne nel 1977. Questo rimane il suo miglior film.

 

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La tagline di Breakout (da noi 10 secondi per fuggire) è piuttosto indicativa: Sentenced to 28 years in prison for a crime he never committed. Only two things can get him out – A lot of money and Charles Bronson!

A questo non c’è altro da aggiungere.

PAOLO GILLI



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