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Muschio tra gli oliveti del Salento leccese

Creato il 19 novembre 2015 da Antoniobruno5
Muschio tra gli oliveti del Salento leccese Passeggiando tra gli oliveti del Salento leccese, ci si trova di fronte a tappeti verdi che al tocco ricordano cuscini morbidi e vellutati: si tratta di solito di piantine di muschio. Se si osserva più da vicino ogni singolo ‘cuscinetto’ ci si accorge che è formato da numerose piantine (per esempio di Polytrichum commune) distinte l’una dall’altra. Ognuna ha un piccolo asse lungo non più di 2 o 3 cm, con numerose e minuscole appendici di colore verde considerate foglie, anche se, a differenza delle ‘vere’ foglie, non sono formate da tessuti specializzati ma da un unico e semplice strato di cellule.
Muschio tra gli oliveti del Salento leccese
Muschio tra gli oliveti del Salento leccese
La facilità con cui i cuscinetti di muschio si staccano dalla superficie su cui si sviluppano (la corteccia degli alberi, i muri, le rocce o il terreno) dipende dal fatto che non posseggono vere e proprie radici ma solo piccole appendici, dette rizoidi, cioè sottili filamenti formati da cellule disposte una di seguito all’altra. Servono soprattutto ad ancorare la pianta e solo in parte aiutano ad assorbire acqua e sali minerali, sostanze che una volta prelevate si diffondono omogeneamente fino a raggiungere tutte le parti del corpo della pianta, che i botanici chiamano tallo. Muschi, Sfagni ed Epatiche fanno parte delle Briofite, piante che derivano dalle alghe e che hanno conquistato la terraferma nell’Era Paleozoica. Il loro corpo semplice è detto tallo ed è privo di radici, fusti e foglie veri e propri. Vivono soprattutto negli ambienti umidi, dove è disponibile l’acqua indispensabile per la loro vita e per la loro riproduzione, che può essere asessuata o sessuata Muschio tra gli oliveti del Salento leccese
Muschio tra gli oliveti del Salento leccese Nel Salento, ma nella Puglia in genere, le difficili condizioni economiche dell’olivicoltura che non è mai decollata, ha fatto si che fossero distribuite tonnellate di Roundop sulle “terre rosse” che si sono trasformate pedologicamente in strati massificati privi di micro e macroporosità, in buona sostanza in suoli anossici (privi di aria) dove le componenti microbiologiche, e biotiche in genere, hanno cessato di svolgere la loro importante funzione “autorigenerativa” di sostanza organica e elementi nutritivi.
Muschio tra gli oliveti del Salento leccese
Muschio tra gli oliveti del Salento leccese Gli ulivi del Salento da anni sono trattati come campi da tennis dove è consuetudine scopare e raccogliere le olive cadute su queste pavimentazioni rosse, rese ormai impermeabili. Nessuno può negare i lagunaggi che si creano oggi sui nostri campi olivetati dopo le piogge invernali, acque che rimangono in superficie per lunghi, lunghissimi periodi di tempo, trasformando i nostri oliveti in paesaggi degni delle risaie vercellesi. Allagamenti che anche in questo caso vanno ad alterare i processi di ossidoriduzione di questi delicati pedoambienti che sono ormai arrivati a collassare e a far deflocculare i colloidi argillosi causa di deserificazione e perdita di produttività di migliaia di ettari. 

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