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MY (RUIN): Quando il tuo peggior nemico sei tu

Da Valeriadisagio

soia-my

Cotolette di soia MY, dell’impronta karmica

e dei cortocircuiti.

cotolette-soia-discountordieCosa: Cotolette di soia

Nome: MY

Dove: Eurospin

Costo: 1,99 € per 4 cotolette

Voto: 4/5

Dal 2008 non funziona più il galleggiante della mia Panda. Non so quanta benzina ho, ma ho imparato a farci i conti. Ho sviluppato una certa empatia con la meccanica della mia auto. Io capisco quando ha sete, tant’é che sono rimasta a piedi solo una volta. Io e la mia macchina comunichiamo. Ce l’ho dal 2002, ha superato da un bel po’ i 100mila chilometri e ogni tanto, quando penso a lei, mi vien da piangere talmente le voglio bene. Io… che rispondo al sorriso dello smile dello schermo a led a lato della strada, che mi dice che non sto superando il limite di velocità sulla Varesina all’altezza di Mozzate – Carbonate. E, per la stessa logica meccanico-empatica, mi rabbuio se la sua boccuccia ha gli angoli piegati verso il basso. Il mio superare i limiti di 50 km all’ora lo rende triste? Io mi sento una fitta al cuore. La meccanica inanimata ha dei sentimenti? Non credo, però di certo ha una sensibilità. E il suo sentire-soffrire, fa soffrire pure me.

Io che rispondo con un bel “buongiorno” squillante alla voce automatica del casello dell’autostrada e rispondevo con un inchino al bancomat giapponese che rigurgitava Yen.

Sono una persona sensibile. Credo che a trattar bene le persone (e le cose) ed essere buona col mondo, possa in un certo senso, scancellare la merda, le brutture, le schifezze, l’ottusità… insomma la Merda (l’ho già detto?) del vivere quotidiano.

E allora perché a volte il destino si accanisce contro di me? Esempio: esci la sera per una birretta con l’idea di tornare a casa presto che il giorno dopo devi lavorare (o hai un colloquio, o è il primo fondamentale giorno di un nuovo lavoro) e finisce che torni a casa alle tre e che anziché UNA BIRRA, ti sei bevuta UNA CASSA di birra.

Ti svegli alle cinque e mezza perché devi fare 70 km per andare in un luogo che non conosci nel milanese, vorresti vomitare e morire nello stesso istante. Hai le lenti a contatto vecchie di un mese che quando le infili, ti sembra di versare uno shot di tequila sale e limone per occhio. Non hai nulla per fare colazione. Sali in macchina e ti accorgi di non avere benzina. Ti fermi a fare benzina, ma non hai soldi. Impieghi dieci minuti per comunicare con la macchinetta fai da te per il pagamento della benzina col bancomat e per errore (dal momento in cui non hai controllato prima) scegli l’unica pompa che non ha la benzina verde, ma solo diesel. Aspetti dieci minuti che esca lo scontrino, lo metti nel portafoglio (insieme ad un’altra mazzatta di altri benzinai sparsi per la provincia) e ti riprometti di ripassare per rivendicare la tua benzina non fatta. Replichi l’operazione e fai benzina. Non riesci a far benzina col portafoglio in mano ed è troppo pieno di scontrini per infilarlo in tasca. Lo appoggi sul tettutccio della macchina. Fai benzina. Entri in macchina e parti. Percorri qualche chilometro e tiricordi del portafoglio. Torni indietro e grazie a iddio è ancora lì, per terra, a pochi metri dalla pompa di benzina. Vai verso l’autostrada. Piove e hai il tergicristallo rotto. In prossimità del casello di ricordi di non avere soldi e raccatti tutta la moneta dal fondo della borsa, dal tascone-cruscotto della Panda, dalle tasche della giacca e dei pantaloni, dai tappetini della macchina, sotto i sedili, nel posacenere… ovunque… e trovi 1,60 € per pagare il casello. Esci all’uscita giusta, però ti perdi e sei in ritardo. Prendi il telefono per guardare su Maps la strada, ma non hai caricato la batteria e dopo pochi minuti si spegne. Piove e non ci sono passanti a cui chiedere indicazioni. Non hai idea di dove sia il posto in cui devi andare e non ti ricordi neanche la via (l’avevi segnata sul cellulare!) e… TI ODI. Sì, perché in questi momenti non puoi fare altro che ODIARTI.

…a me sta cosa, più o meno, mi succede almeno una volta al mese. Io lo chiamo “cortocircuito”. Che se la vita fosse un meccanismo, un ingranaggio o un sistema operativo vorrebbe dire che è in crash, tilt, black out. Chiamatelo come cazzo vi pare, rimane il fatto che è un momento preciso in cui l’odio per se stessi è lacerante e impietoso.

Quando si verificano queste giornatine, l’unica cosa che puoi fare e sperare che finisca il primo possibile e ridurre al minimo la tua impronta karmica e le tue azioni pratiche. In che senso? Se il meccanismo-mondo ti sta stritolando vuol dire che te la sei cercata. Il fatto, per esempio, di non essere andata a letto presto e di aver bevuto troppo, conscia che non avresti dovuto farlo, ha dato origine a tutta una serie di accadimenti nefasti. A parte certi stronzi, noi – persone comuni – se facciamo le merde (con noi stessi e gli altri) alla fine paghiamo.

Ridurre al minimo le azioni pratiche. Se tutto va da schifo non osare cucinare, andare dal parrucchiere, farti le sopracciglia o entrare in un negozio. Te ne pentirai. Ecco allora la soluzione: le cotolette di soia dell’Eurospin.

Abbattono la tua impronta karmica perché, essendo di soia, non ci sono bestiole dentro. Nessuna bestiola allevata male e morta peggio: evviva!

Riducono al minimo le azioni pratiche perché puoi metterle nel fornetto per dieci minuti e via. Oppure puoi farle in padella. Comunque vada, il rischio di rovinarle e di mangiare di cacca si riduce al minimo.

Sono buone. Contate che nelle cotolette di pollo o tacchino surgelate, la percentuale di pollo non supera praticamente mai il 50%, quindi tanto vale non mettercelo proprio. State mangiando farina impastata con scarti di pollo. Suggerisco per esempio la visione del programma “Jimmy e la fabbrica del cibo“. Molto, molto interessante! Che va bene ODIARSI, però c’è un limite, ecco.

E questo è quanto. La pianto qui. Perché intanto che scrivevo questa rece, mi sono ricordata che oggi avevo un appuntamento importantante, ma me lo sono dimenticato. Ora chiamo, mi mortifico e cerco di fissarne un altro. Spero di avere ancora cotolette di soia nel congelatore. Spero che questa giornata finisca in fretta.

MY (RUIN): Quando il tuo peggior nemico sei tu

BIO Valeria Disagio

Valeria è nata a Varese nel 1982. Esordisce nel 2005 con il romanzo Casseur e partecipa a diverse raccolte di racconti. Vive nei boschi. Ha tre gatti. Attualmente disoccupata. È fondatrice e curatrice del blog “Discount or Die”. Cura una fanzine www.nihilismi.wordpress.com Collabora con un cineclub www.domenicauncut.wordpress.com


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