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Nanobot a cervello... mi senti cervello?

Creato il 25 gennaio 2016 da Estropico
Nanobot a cervello... mi senti cervello?

Un lettore ("GNR") mi ha inviato una serie di stimolanti domande che pubblico, con suo permesso, sotto forma di articolo. In fondo provero' a dare alcune risposte (spoiler: visto lo stato dell'arte nel settore sono necessariamente sia brevi che vaghe), ma l'intento di GNR e' soprattutto quello di far partire una discussione necessaria, quindi non esitate ad aggiungere informazioni o opinioni nei commenti.
Ho riflettuto ultimamente sulla questione posta da alcuni pensatori, e mi riferisco a Kurzweil e Negroponte, della possibilità di assimilare informazioni in modo istantaneo grazie presumibilmente alla nanotecnologia.
Ci sono due punti su cui vorrei porre enfasi:
1. Come avverrebbe il passaggio di informazioni? L'unica cosa che sono riuscito a capire è: dei nanorobot arriveranno sino al cervello e saranno in grado di trasmettercele. È evidente che siamo alla pura speculazione, ma siccome forse sono io che non ho trovato fonti più precise, domando: qualche autore ha spiegato più nel dettaglio questo passaggio, ossia come concretamente un nanobot sarebbe in grado di passare delle informazioni al cervello di un uomo?
2. Il secondo punto è più sottile; parla della differenza tra informazione e conoscenza. Assumendo che sia fattibile veicolare informazioni direttamente al cervello, non sono riuscito a capire se gli autori che ne parlano intendano la trasmissione di dati grezzi oppure di vera e propria conoscenza; mi spiego con degli esempi: io e un laureato in fisica teorica nonché dottore di ricerca con esperienza ventennale, possiamo avere sotto gli occhi lo stesso identico articolo scientifico sulle ultime scoperte nel campo della fisica delle particelle subatomiche; ma è evidente che, benché per me e per egli le «informazioni» ricavate dalla lettura dell'articolo siano le medesime, a livello di «conoscenza» avremo avuto un profitto radicalmente diverso, dopo tale lettura. Per me, digiuno di nozioni approfondite di fisica, l'articolo sarà risultato probabilmente incomprensibile, e dopo qualche ora avrò dimenticato tutto: le «informazioni» non avranno prodotto «conoscenza»; per il fisico, invece, le «informazioni» contenute nell'articolo saranno state un prezioso tassello da aggiungere al suo bagaglio culturale nel campo della fisica, e dunque avranno aumentato la sua «conoscenza».
Torniamo ora allo scenario transumanista: se grazie ai nanorobot saremo in grado di assimilare istantaneamente quantità sconfinate di dati (diciamo per esempio che, come Watson di IBM, potremo avere accesso in modo immediato all'intera Wikipedia), questi dati saranno da noi «compresi» altrettanto istantaneamente, andando a costituire «conoscenza», o saranno semplici dati grezzi, recuperabili a piacere in maniera, come detto, immediata, ma che costituiranno semplici informazioni non impiegabili con profitto, cioè che non costituiranno un vero e proprio incremento della cultura dell'individuo? Se avrò accesso istantaneamente a milioni di pagine su Internet (magari pure interi libri, in versione digitale) che parlano del Rinascimento, questo cosa significherà? Acquisirò la forma mentis di uno studioso del periodo rinascimentale incredibilmente erudito, in grado cioè di padroneggiare pienamente la materia, oppure appena mi "sgancerò" dalle informazioni, queste non si saranno sedimentate nella mia memoria creando conoscenza, cultura, vero sapere?
Naturalmente potremmo fare innumerevoli esempi e parlare dell'apprendimento di una lingua straniera (magari scritta persino in un alfabeto diverso), dell'opera omnia di Shakespeare o di Dante; magari possiamo estendere la questione e andare là dove conoscenze teoriche e abilità pratiche si intrecciano: parliamo allora della competenza nel saper realizzare raffinati oggetti di artigianato, o addirittura nella capacità di saper padroneggiare un'arte marziale (ricordate quando Neo in Matrix impara il Kung Fu?).
Lungi da me dare o chiedere una risposta a queste domande; ne può casomai venire fuori una discussione interessante. Una domanda però la voglio fare, anzi, ribadire: gli autori che ho citato (oppure altri, anche) hanno mai affrontato gli argomenti che ho esposto nei due punti di cui sopra, da questi specifici angoli visuali?
Le mie risposte/opinioni:
Se la memoria non mi inganna (tutt'altro che impossibile!) gli autori citati non entrano in dettaglio, il che e' comprensibile, visto lo stato dell'arte nel settore. Proprio l'altro giorno la DARPA ha annunciato un progetto teso a creare interfaccia neurali in grado di comunicare con un milione di neuroni, in qualsiasi parte del cervello. Il direttore del progetto, Philip Alvelda: "Oggi, la miglior interfaccia neurale e' come due supercomputer che cercano di parlarsi tramite un vecchio modem da 300 baud. Immagina cosa sara' possibile con un upgrade che apra veramente i canali di comunicazione fra cervello umano e dispositivi elettronici". Il dispositivo in questione dovrebbe essere delle dimensioni di un centimetro cubo e la DARPA investira' 60 milioni di dollari nel corso di quattro anni. Il progetto avra' successo solo se produrra' una serie di passi in avanti in settori quali neuroscienze, biologia sintetica, manifattura di dispositivi medici, apparecchiature elettroniche di bassa potenza, e altri.
Un paio di articoli sul Neural Engineering System Design (NESD) della DARPA:DARPA Wants to Bridge Human-Computer DivideIs DARPA Building Cyborgs Or Just ‘Tech’ Enhanced Humans?
Se poi passiamo alla questione della differenza fra informazione e conoscenza, si parla di integrazione delle informazioni ricevute e la faccenda e' ancor piu' complicata (e sconfina nella filosofia). Immagino sia, come minino, un livello piu' in su rispetto alla questione precedente e sicuramente non mancheranno i gruppi di ricerca che se ne occuperanno, quando verra' il momento, ma per il momento sono speculazioni ai limiti della fantascienza - non che sia un problema da queste parti! :-) E allora fantascientifichiamo... Prendiamo l'esempio delle lingue. Se sono a Mosca e devo farmi capire da qualcuno che non parla inglese, che importanza ha se il mio russo e' veramente da me compreso o se e' solo una traduzione istantanea fatta da un dispositivo medico impiantato nel mio cervello? Se i miei pensieri, in italiano, sono intercettati, perfettamente tradotti e passati alle mie labbra in un russo senza accento, e' un problema il fatto che, in effetti, io non penso in russo? Ai filosofi l'ardua sentenza.

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