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NBA 2K15 – Re della palla a spicchi

Da Videogiochi @ZGiochi
di Giovanni "GioDomi" Dominoni

Siamo giunti all’ormai consueto appuntamento annuale con Visual Concepts e 2K Sports, quest’anno con  NBA 2K15, la fortunata serie nata nell’ormai lontano 1999 su Sega Dreamcast, poi sviluppata per tutte le maggiori console, che anno dopo anno ha conquistato sempre più consensi arrivando addirittura a surclassare il monopolio di NBA Live targato EA Sports. Oggi il prodotto di Visual Concepts domina la scena ed è considerato da molti, per via della sua struttura molto realistica, come il metro di paragone per la realizzazione di un gioco sportivo di stampo simulativo. Dietro l’angolo, nonostante lo scivolone dello scorso anno, attende EA, che si  è presa il suo tempo per provarlo a spodestare dal trono di miglior serie sportiva cestistica. Le domande sono: questo nuovo NBA 2K15 è ancora in grado di stupire? Dovrà temere il confronto con NBA Live? Scopriamolo assieme.

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GAMEPLAY SOPRAFFINO

Il sempreverde sistema di gioco appare come ogni anno oliato e raffinato a dovere, compiere acrobazie, schiacciate ed azioni da cardiopalma non è subito immediato, ma una volta presa confidenza, la struttura di gioco farà sorridere i giocatori davanti alle proprie scorribande sportive. Partiamo con il nuovo sistema che governa i tiri dei giocatori, che fa riferimento a un indicatore posizionato ai piedi del giocatore. Con questa trovata gli sviluppatori hanno cercato di rendere più semplice la meccanica del tiro, vero punto forte delle ultime uscite della serie. Come si può notare, in precedenza il tiro era basato sopratutto sulla conoscenza dello stile, il giocatore aveva infatti bisogno di apprendere come particolari cestisti eseguivano il movimento di tiro per ottenere buoni risultati in fase realizzativa. In questo caso è stato semplificato il processo, utilizzando come espediente un indicatore a forma di semicerchio che è influenzato dal livello della statistica di tiro, dalla marcatura e molti altri parametri. Questo nuovo sistema semplificato non farà di sicuro la gioia dei fan puristi della serie, rimasti di fatto senza quella particolarità che riguarda l’apprendimento e lo studio delle tecniche di tiro di molti giocatori. A darci man forte in attacco, il supporto dell’IA che appare raffinata, in particolar modo quella dei propri compagni di squadra. I nostri compagni infatti supportano le nostre azioni, cercando sempre lo smarcamento, effettuando tagli, cercando sempre la posizione favorevole per ricevere un eventuale scarico per il tiro. Nella fase difensiva invece la CPU non concede nulla e incaponirsi forzando le azioni personali nella maggior parte dei casi darà solo pessimi risultati, regalando nel contempo due punti facili agli avversari. La soluzione in questi casi è senza dubbio giocare di squadra, cercare la collaborazione tra i compagni per dei tiri smarcati, da tenere conto anche il settaggio della difficoltà, che nei livelli più alti è in grado di generare frustrazione, soprattutto per chi non è preparato, con la CPU debordante, sia in difesa che in attacco.

Per quel che riguarda la difesa, la meccanica che governa le palle rubate è basata sul nuovo parametro della vulnerabilità. Questo sistema, in commistione al motore fisico, comporta un certo realismo nelle situazioni ricreate nel corso delle partite, infatti addentrarsi nel traffico cercando la prodezza in palleggio spesso si tramuterà in una palla persa o in uno sfondamento. Da lodare la perfetta rimodellazione della maggior parte dei playbook delle squadre NBA con cui impostare gli schemi offensivi e difensivi da utilizzare nel corso della partita. Padroneggiare il sistema di gioco con tutti i relativi movimenti dei giocatori esterni ed interni fa la differenza, soprattutto nelle partite tirate, dove la conoscenza delle meccaniche aumenta a dismisura le probabilità di concludere positivamente le azioni. Per questo motivo, occorre avere una certa elasticità mentale e una piccola dose di creatività poiché l’intelligenza artificiale si adatta alle situazioni di gioco, vanificando di fatto l’utilizzo continuato della stessa tattica. Le meccaniche della serie 2K anche quest’anno, nonostante qualche lieve semplificazione, non sono proprio alla portata di tutti, almeno inizialmente. Per avere la più completa ed appagante esperienza di gioco è infatti richiesta una certa padronanza delle stesse, ma in soccorso il gioco offre, tramite la modalità “tutorial” 2K University, video dimostrativi dei movimenti che è possibile poi provare liberamente in seconda battuta fino alla completa assimilazione.

TANTO DA GIOCARE

Come sempre il pacchetto offerto da 2K rimane corposo, con novità sia per le modalità online che offline. La modalità principe è sempre quella che riguarda la carriera con il proprio avatar, ad oggi più coinvolgente e realistica che mai. Differenza assoluta rispetto alla versione dell’anno precedente è l’avanzamento delle statistiche del giocatore, non più migliorabili singolarmente ma a gruppi. Infatti per la versione di quest’anno è stato pensato di dividere le abilità del giocatore in sei gruppi ben distinti: playmaker, realizzatore da dentro, tiro in sospensione, atleta, rimbalzista e difensore. Tramite questo metodo è facile intuire come la costruzione del proprio giocatore ideale avvenga in maniera molto più equilibrata rispetto al passato. La simulazione della vita della Star NBA non sembra essere più realistica, con scambi di battute, offerte da parte di sponsor, possibilità di intervista e tante scelte comportamentali che incideranno sull’immagine del nostro giocatore, peccato per l’IA dei compagni che a lungo andare, come nelle passate versioni, accusa qualche svarione di troppo, lasciando il giocatore spesso a fare tutto da solo per portare la squadra alla vittoria.

Si potrà anche entrare a far parte di una squadra da playground tramite la modalità online My Park. Calcando i playground della città, ci verrà chiesto di scegliere una delle tre squadre presenti, ognuna delle quali fornisce sostanziosi bonus a particolari attributi del nostro avatar. Giocando partite in questi campetti sarà possibile guadagnare punti reputazione utili per sbloccare oggetti esclusivi per il nostro campione della palla a spicchi. Con My GM invece che scendere direttamente in campo il nostro avatar ricoprirà il ruolo di direttore sportivo, prendendo in mano le sorti finanziarie e amministrative di una franchigia NBA. Tramite una semplice struttura, organizzata in modo molto profondo, il nostro operato andrà a modificare i contratti dello staff o dei giocatori, l’organizzazione del merchandising, il prezzo dei biglietti o i lavori per il palazzetto, fino alla scelta al Draft, Trade o l’ingaggio di free agent. L’impatto del nostro operato va anche ad incidere sulle situazioni che andranno a crearsi in campo, il solido sistema infatti permette anche di decidere eventuali marcature difensive, schemi da utilizzare e minutaggio in campo. Inoltre, tramite la feature SimCast è possibile assistere ai match simulati, controllarne l’andamento ed eventualmente cambiare tattica o addirittura entrare in campo e giocare pad alla mano il match, nel tentativo di portare a casa il risultato. La classica modalità associazione è sostituita da quella denominata My League in cui prendere le redini di una franchigia NBA con la possibilità di decidere in prima battuta alcuni parametri come il numero di partite, i minuti per la simulazione, la possibilità di scambi e fantadraft, con lo scopo di raggiungere l’ambito premio, l’anello dei campioni NBA. My Team conclude la grande offerta in termini di modalità, mettendoci al controllo di una squadra mediocre con il tentativo di costruire il nostro team dei sogni tramite pacchetti o utilizzando la casa d’aste introdotta per l’occasione. Per aiutarci nella costruzione vi saranno anche alcune particolari sfide che una volta compiute ci premieranno con giocatori rari o pacchetti speciali. Per quel che riguarda il comparto online il prodotto pecca vistosamente, il netcode appare piuttosto traballante in virtù di quanto provato pad alla mano. Giocare online spesso si tramuta nella solita sequela di azioni sempre uguali, con i comandi che spesso vengono recepiti in ritardo. Un peccato visto che NBA 2K15 poteva essere considerato come il miglior titolo NBA degli ultimi anni sotto quasi ogni aspetto.

REAL

L’aspetto che più lascia sbalorditi della serie in questione è sicuramente la cura maniacale nel ricreare realisticamente giocatori, animazioni e situazioni. Con NBA 2K15 Visual Concepts alza di nuovo l’asticella con giocatori sempre più fedeli alle loro controparti reali, lo stile di tiro, le movenze che fanno sì che ogni giocatore sia diverso dagli altri, per non dire unico. Questo discorso vale finché si rimane nel campionato americano, sì perché ad allargare il roster vi sono anche alcune delle più famose squadre di Eurolega del nostro continente, ben 25. Peccato che per i giocatori più forti d’Europa non valga la stessa cura riposta per quelli NBA, con alcuni volti e movenze fin troppo predefinite. Notevoli le aggiunte di numerose voci riprese direttamente da giocatori e allenatori, che nella modalità ‘My Career’ potremo incontrare per qualche scambio di battute.

A far da contorno alle nostre imprese sul campo da gioco, come da consuetudine per la serie, la sempre ottima telecronaca inglese, ammiccanti cheerleader e il caloroso pubblico, pronto ad esaltarsi nei finali tirati di partita. Decisiva l’aggiunta di interventi direttamente da studio di Ernie Johnson e Shaquille O’Neal inseriti nelle fasi di intermezzo o durante i caricamenti tra un match e l’altro, che in alcuni casi si sono protratti davvero per molto più tempo del solito.


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