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Nel califfato di Lampedusa

Creato il 02 marzo 2015 da Claudiober

continua la pubblicazione del romanzo fantapolitico AMORE MIO FERMA MAOMETTO …

Centinaia di jihadisti arrivarono dal califfato di Lampedusa a Agrigento e Ragusa  , le due roccaforti dello Stato Islamico in Sicilia, per dare il loro supporto ai miliziani di Isis  e di Cosa Nostra nel rafforzare il controllo sulle due città costiere. “Ora Agrigento  sembra Raqqa (la città siriana considerata la ‘capitale’ del Califfato Mondiale, ndr)”, dichiarò  alla Cnn Noman Benotman, un ex jihadista libico che  era passato del think-tank Quilliam Foundation. Combattenti provenienti dalla Libia  attraversavano  il mare sui gommoni  e sbarcavano nel Califfato di Lampedusa, mentre da Tunisi  continuavano a partire uomini per sostenere quello che rischiava di diventare il secondo Stato Islamico del mediterraneo. La Sicilia islamica.( nella foto sotto, miliziani islamici assaltano a Lampedusa la stazione dei Carabinieri )

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Per prevenire l’afflusso di uomini a sostegno del Califfato siciliano proclamato a Agrigento  ed “eventuali minacce contro l’integrità territoriale del Paese”, la Svizzera  aveva già  dispiegato unità militari lungo il confine di terra con l’ Italia , spiegò il tenente colonnello Otto B., portavoce del Ministero della Difesa, in una dichiarazione riferita dalla Tap. Il dispositivo delle forze armate svizzere, aggiunse  l’ufficiale per spiegare l’ampiezza dell’operazione, è stato rafforzato da unità della Guardia nazionale e dei Dragoni di Bellinzona. Otto aggiunse  che le unità schierate ai confini italiani dovevano  impedire “ogni tentativo di infiltrazione da parte di terroristi”, stroncando anche il traffico di armi.
Richard  Chelly, segretario di Stato presso il ministero dell’Interno svizzero incaricato della sicurezza nazionale, dichiarò  al quotidiano al Maghreb che “circa 500 combattenti” fedeli all’autoproclamato califfo  di Agrigento Abu Bakr al-Fano erano  partiti dai territori controllati dai terroristi, in Siria e Iraq, per  arrivare in Lombardia, e  sostenere la causa jihadista. Il ministro dell’Interno svizzero assicurò  che questi soggetti “non rappresentano un pericolo per la Svizzera  ”, anche se, secondo fonti locali, negli ultimi giorni molte migliaia di terroristi sono riusciti ad sbarcare in Sicilia approfittando delle fiaccolate pacifiste  della Caritas e della Comunità di sant’Egidio  che hanno   costretto le  residue forze dell’ Ordine  a scortale a sguarnire i porti .

( nella foto sotto, una miliziana di Cosa Nostra  convertita all’Islam  marcia verso Corleone, dove la attendono in processione i  boss locali  alleatisi al Califfato di Agrigento)

a Corleone

Nonostante le parole del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che durante il suo discorso alla direzione del Partito Democratico aveva parlato di “gruppi locali che simpatizzavano per Isis  in Sicilia e non uomini del califfato arrivati da Siria o Iraq”, fonti locali palermitane  avevano riferito che a Ragusa  erano sbarcati  già 3000 uomini provenienti dal Libano e che altri  40.000 stavan0 per attraversare i confini italiani . Un flusso che, se destinato a continuare, rischiava di offrire ai terroristi la possibilità concreta di espandersi e di amministrare e controllare alcuni territori siciliani , senza che l’esercito italiano, data l’incapacità del ministro della difesa Gentiloni , potrsse realmente ostacolarli. I militari italiani , infatti,  avevano  dimostrato di non essere in grado di controllare i vari gruppi che stavano  invadendo la Sicilia,. “A Catania la situazione è critica. E’ da tempo che lo Stato Islamico è lì”,  raccontarono alcuni degli italiani scappati a Palermo.
Il problema dei jihadisti che avevano proclamato il Califfato a Lampedusa, ad Agrigento e a Ragusa  aveva messo in allarme  Germania e Francia che ora temevano di diventare la porta d’entrata per i terroristi che volevano invadere, dopo l’Italia, anche l’Europa. Per questo, i due governi rafforzarono i controlli, anche se l’instabilità e gli scontri in atto in molte  città italiane tra centri sociali, nuove Brigate Rosse e  Casa Pound non rendevano  possibile una sorveglianza totale.

( nella foto sotto, miliziani jihadisti a  Portella delle ginestre inneggiano alla guerra santa e al picciotto Salvatore Giuliano)

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Una considerazione però univa i governi tedeschi, francesi e inglesi: l’Italia non esisteva più. L’invasione armata dei fondamentalisti islamici era in atto, e nessuno vi si opponeva seriamente in Sicilia. ( continua…)

 


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