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"Nel labirinto non ci si perde, nel labirinto ci si trova" (H. Kern)

Creato il 29 ottobre 2014 da Chaneltp @CryCalva
Buongiorno carissimi lettori! Continuano le nostre sorprese a tema "Il labirinto"! Oggi, prima del nuovo gioco, vi proponiamo un articolo sul simbolo del labirinto riportando anche alcuni esempi letterari!

"Chi esce dal labirinto, ne esce non come il vecchio, ma come rinato in una nuova fase o piano dell’esistenza."
Il labirinto si mostra come uno dei simboli più ricorrenti della letteratura passata e moderna, cambiando continuamente sfumature di significato e essendo interpretato sotto molteplici punti di vista. Il labirinto si pone, prima di tutto, come metafora del continuo peregrinare dell'uomo alla ricerca della conoscenza e della verità assoluta, di quelle risposte esistenziali a domande che sono innate in noi..Chi siamo? Dove andiamo? Possiamo raggiungere il nostro fine ultimo? E se questo esiste, sappiamo con certezza in che cosa consista? L'uomo quindi, minato e smarrito nella sua essenza, si trova chiamato a percorrere un viaggio continuo nel quale ricerca se stesso, scontrandosi contemporaneamente con la molteplicità del reale, col caos intricato cui deve cercare di dar forma, col labirinto in cui deve trovare via d'uscita. Il labirinto quindi si pone come una sfida, come la risposta a una brama di scoperta, come l'esplorazione di uno spirito che, una volta sulla soglia del labirinto, ammira la vertiginosa pluralità di percorsi possibili, accompagnato non solo dall'angoscia e consapevolezza di trovare solo un cammino malsicuro e indefinibile che si spalanca dinanzi ai propri passi, ma anche dalla piena coscienza di sé nello sforzo di mettere in gioco se stessi. Una volta all'interno, l'uomo è chiamato a muoversi negli innumerevoli incroci del Dedalo, segnati emblematicamente da una svolta a destra e da una svolta a sinistra, i percorsi sono adescanti, ma proprio in virtù di ciò insidiosi. Bisogna scegliere una direzione. Come fare? Nessuno riceve istruzioni, nessuno ha una mappa ben definita. Come è possibile dunque orientarsi dentro il labirinto per trovarne l'uscita? La decisione da parte del viaggiatore di imboccare un bivio piuttosto che un altro non dovrebbe essere casuale, bisogna accelerare il ritmo del proprio cammino invece di desistere incerti, ma bisogna anche fermarsi un attimo, ponderare quale sia la strada giusta con l'aiuto della deduzione, dell'intelletto e delle sensazioni. E una volta arrivati al centro? L'uomo è chiamato alla disputa, al confronto con quell'ombra che rappresenta la sua alterità e che la mente razionale cerca di occultare (parte inafferrabile e nascosta che potrebbe essere simboleggiata dalla figura del Minotauro). Il labirinto rappresenta quindi la ricerca, da parte dell'uomo, di quel nucleo inafferrabile che sta alla base della vita stessa.  Ma il labirinto può assumere anche significati diversi: labirinto è lotta dell'uomo nei confronti della società stessa in cui è difficile, se non impossibile, trovare un posto saldo che non sia destabilizzato dalla frenesia, dalla ricerca dell'utile e del proprio vantaggio, da rapporti spesso falsi e di opposizione; labirinto è anche follia, rincorrere pensieri privi di logica, girare forsennatamente tra stanze che si ripiegano su se stesse; labirinto è la realtà priva di ordine, che appare confusa, è perdita di certezze, di valori, di pilastri cui aggrapparsi.  Ed ecco adesso, alcuni esempi che ho trovato girovagando sul web:
MINOTAURUS: GLI SPECCHI DEL LABIRINTO DI DURRENMATT
Durrenmatt riporta il dedalo alla sua dimensione letteraria. È un labirinto di specchi nel quale il feroce Minotauro diviene una vittima, innocente, inconsapevole della sua essenza malefica e terribile. Durrenmatt immagina il labirinto come un’immane foresta di specchi, in cui la creatura misteriosa vede moltiplicata all’infinito la propria immagine riflessa. Una folla d’immagini, di doppi speculari, circonda il Minotauro: ma egli è solo. E il suo problema è quello di uscire fuori da questa presa del doppio, per incontrare l’altro, “non soltanto un Io, ma anche un Tu”.Dunque l’uomo trova, in qualche stanza della sua vita, un Minotauro da sconfiggere. Le chimere ingannano come il labirinto di specchi: l’immagine riflessa confonde. Ma l’uomo è dotato dell’”astuzia di Ulisse” e distingue la propria immagine da quella riflessa. L’uomo deve riconoscere le proprie chimere, prima o poi, per ucciderle nella mente. IL VIAGGIO MODERNO NEL DEDALO: LA SFIDA AL LABIRINTODI ITALO CALVINO
Italo Calvino individua nel labirinto la figura-principe della contemporaneità che si presenta come magma informe e privo di significato. Ebbene, per Calvino si tratta di entrare nel labirinto, cioè di essere all’altezza della problematicità e della complessità dell’oggi, ma nello stesso tempo di non restare prigionieri del suo fascino, di sforzarsi di conoscerlo e di uscirne. È questa la Sfida al labirinto dei nostri giorni. La centralità del tema del labirinto deriva dalla complessità del mondo contemporaneo e dall’impossibilità dell’uomo di acquisire tutte le conoscenze per comprenderlo e per padroneggiarlo; e anche dalla percezione crescente della insignificanza della vita e della incapacità di orientarne il corso secondo principi e valori. Di qui la tendenza che Calvino chiama di “resa al labirinto”: il fascino del labirinto può trionfare in noi e indurci a compiacerci (non senza esisti irrazionalistici o mistici) della stessa insignificanza e dell’ oscurità in cui viviamo e a rappresentarle come orizzonte unico e necessario dell’esistenza umana. Se è sbagliato sia far finta che il labirinto non esista, sia fornire a esso risposte riduttive e semplificanti, è sbagliata anche la “resa al labirinto”. Insomma bisogna vivere sino in fondo la condizione di problematicità e contraddittorietà del presente senza chiudersi in facili formule che si limitano a esorcizzare il labirinto senza farci davvero i conti; e nondimeno, nello stesso tempo, pur consapevoli dei limiti dell’uomo in generale e delle nostre conoscenze in particolare, non ci si può sottrarre alla responsabilità della ragione giudicante e di una valutazione del mondo in termini storici e morali. LA MALEDIZIONE DEL LABIRINTO, OVVERO L’UNIVERSO COME BIBLIOTECA IN J.L. BORGES 
Il mondo di Borges è dominato da biblioteche infinite, le interminabili scaffalature di Babele, in cui sono custoditi tutti i libri scritti e non scritti, i libri del passato e quelli del futuro: borgesiano significa «mondo di carta». Ma borgesiani sono anche gli specchi che moltiplicano la realtà. E borgesiani sono i labirinti accentrati, spazi in cui ci si sperde senza possibilità di uscita. Antico e nuovo sussistono in Borges,  divengono la forma e il contenuto della sua opera, si fondono in questa,   si trasformano nella sua arte. In un’arte singolare perché capace di perdersi nel “labirinto” delle irrealtà e  ritrovarsi vera, reale. Non solo ciò che esiste ma anche ciò che non esiste, non si vede, non si tocca acquista, con Borges, diritto di essere ed agire. E’ questo il “labirinto” nel quale si muove il moderno uomo di Borges: è il vortice dei suoi pensieri, il dramma che gli è derivato dalla constatazione della precarietà di ogni azione, della vanità di ogni decisione, della fragilità di ogni vita, dell’impossibilità di ogni sostegno o riferimento e, quindi, di ogni liberazione da tale stato. La semplicità della finzione di Borges riporta a un mondo immaginario del passato, un universo-biblioteca, un labirinto infinito: è un macrocosmo inventato in cui l’uomo (“questo imperfetto bibliotecario”) vive nelle gallerie esagonali del labirinto. La biblioteca presenta così una struttura essenzialmente labirintica, metafora globale di un mondo come libro e come labirinto di cui è impregnata la cultura moderna. La metafora della Biblioteca è utilizzata non soltanto per rappresentare l’Universo, ma anche per delineare i rapporti tra finitezza e immortalità, contingenza e necessarietà; tra uomo e Dio. La biblioteca si presenta in un ordine geometrico, perfetto e disumano, che in realtà nasconde il caos e l’insensatezza (e infatti rinvia, già nel nome, alla confusione delle lingue della biblica torre di Babele).  Il mondo è un insieme di segni apparentemente ordinati e in realtà indecifrabili. La biblioteca, perfettamente ordinata e razionale, è destinata a oggetti insensati. Così l’ordine del cosmo, con le sue leggi fisiche maschera l’assurdo. L’uomo che abita questo universo è solo un “imperfetto bibliotecario” che cerca invano di dare un’organizzazione e un significato a ciò che vede e cataloga. Si chiarisce così il motivo di fondo della ricerca di Borges: quella del senso della vita e della sua scommessa, sempre tentata e mai vinta. Concludiamo infine con questo piccolo video in cui il labirinto viene presentato da Jorge Luis Borges in tali termini:   "Esso costituisce un’allegoria della complessità del mondo, la cui intelligibilità non è afferrabile attraverso la sola ragione. Il labirinto per lo scrittore argentino è “un edificio costruito per confondere gli uomini”, nel senso che la sua stessa architettura è funzionale a tale fine: la confusione e lo stupore degli uomini. La tortuosità dei suoi percorsi rinvia simbolicamente alla insufficienza di uno sguardo meramente razionale sul reale, la cui consistenza ontologica cela, sotto un’apparente regolarità, significati più complessi e profondi"

E per voi cosa rappresenta il labirinto?

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