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Nella mia testa quando dormivo

Creato il 28 maggio 2010 da Andreapomella

A uno psichiatra cercherei di raccontare i miei sogni. Non che i miei sogni abbiano chissacché di straordinario, ma penso che uno psichiatra dovrebbe occuparsi anche di questo. Stanotte, per esempio, ho sognato di essere ubriaco. Camminavo per la strada e c’era un mucchio di gente che mi veniva incontro, sembrava l’uscita da un concerto. Nella folla riconoscevo una ragazza, una vecchia amica dei tempi della scuola. Nel sogno la fermavo e le chiedevo se fosse in grado di riconoscermi, godevo al solo pensiero di impietosirla mostrandole la mia condizione di ubriaco, ma lei mi dava un appuntamento falso per l’indomani, in un locale che sapevo era stato chiuso da tempo, «così magari facciamo due chiacchiere e mi racconti che ti è successo in questi vent’anni» diceva lei. Ma era evidentemente un modo per sbarazzarsi in maniera veloce di me. Sono così – pensavo dentro di me – le amicizie, comprese quelle di lungo corso. Magari hai passato vent’anni a domandarti di quella persona immaginando che lei facesse lo stesso con te, solo in nome di qualcosa che un tempo vi univa, un vincolo ineffabile di fratellanza. E invece scopri che il tempo ha trasformato i corpi e la sostanza dei sentimenti, e che per tutto c’è un inizio e una fine, solo che tu continui ad ostinarti a credere che c’è solo un inizio, e che la fine è solo nel tuo cervello. Qualcuno dirà è solo un sogno, e tu ci stai ricamando su dei ragionamenti come se tutto fosse vero. È che sogno di rado, e quelle poche volte vorrei parlarne come si fa di questo o quel personaggio di un libro che ci è piaciuto in particolare, credere che sia reale, anche se fa male.

Edith Azam, frammento da LÉTIKA KLINIK

[…] Per dormire metto i tappini auricolari.
Li pigio molto in profondità nella testa:
si dice…
si dice assorbano i rumori e poi,
gl’incubi,
ma la notte scorsa lo so,
la mia vicina guardava M6,
e nella mia testa quando dormivo,
una donna-chiavistello lanciava delle asce.
Detesto la donna-chiavistello:
so che è rincantucciata nel mio cranio,
ho pietà di lei,
mi ripugna.
Ha un lucchetto sul cuore […]


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