Magazine Diario personale

“Non ci fermeremo mai per niente al mondo”

Creato il 09 febbraio 2016 da Povna @povna

La ‘povna approda al sabato grasso al termine di una settimana densissima, nella quale la volta che torna prima da scuola, come sintetizzerà brillantemente il giorno prima con gli Extraterrestri, mentre prendono accordi per l’imminente cinema, “è mercoledì, che sarò a casa per le due e mezzo”. “Ma il mercoledì sarebbe il suo giorno libero, professoressa” – non manca di notare Bravissima. “Appunto” – come volevasi dimostrare. Eppure, le cose procedono, tutte, giorno dopo giorno. intense, certo, ma incredibilmente normali.
“Non ci credo” – commenta ripetutamente con gli Amicolleghi e le amiche di C’è Bisogno. Eppure va così e (nonostante le ore di sonno scarseggino) va anche molto bene. Sfilano, in ordine sparso, di varia generalità di scuola, la riunione con le nuove reclute dell’Erasmus + (che si rivela costruttiva e quasi intelligente), il cinema appunto (uno splendido Selma, che la ‘povna consiglia), il cineforum del venerdì, e pure il consiglio straordinario dei Mowgli alla presenza di Barbie (grazie a una azione mirata della ‘povna, dopo un conciliabolo con Mr Higgs che resterà privato); che con la sua presenza argina le derive di Inetta e riesce persino vagamente a motivare la Leonessa, ma, soprattutto, sancisce la fine immantinente della mailing list di classe – un goffo dispositivo, ufficioso e querulo, che da settembre ha avuto parte non minima nel malo assortimento della loro compagine assembleare.
Ma la settimana, in realtà (durante la quale, appena arrivata a casa, la ‘povna prepara, corregge, scrive, legge, si avvantaggia), è tutta indirizzata verso la direzione univoca del sabato. Perché era ancora settembre quando la loro amica Professoressa (si era al nord, durante il brunch per il compleanno di Thelma) li avvertì che avrebbero dovuto tenersi liberi: “Festeggerò, nell’altra piccola città, il mio compleanno: sarà a teatro, ci saremo tutti, non dovrete mancare”. Poi è arrivato il save the date ufficiale, poi l’invito con il tema (le feste della Professoressa sono sempre state famose per bellezza): Polvere di Stelle – Argento – Glitter. La ‘povna, nei ritagli di tempo di un gennaio passato a portarsi avanti, ha composto il suo abito nei dettagli (compreso un paio di scarpe, molto belle, prestate da Spersa, che per arrivare al teatro dell’altra piccola città hanno preso il giro largo, passando da Spersa stessa, a Thelma e poi da lei ad Amica); poi ha organizzato il suo dormi-‘povna per la notte (a casa del Narratario, che però era invece per quella sera con Nanà nella città rossa, con conseguente necessità di recuperare le chiavi dall’altro figlio del Narratario stesso, Oppa), quindi, per non farsi mancare nulla, il martedì prima ci ha schioccato un aperitivo a casa sua, insieme agli Amicolleghi, all’Anziana di Ginevra, a Connie e a Ilaria Gaspari.
Ma il sabato, al termine di tutta la rutilante giostra (e ancora senza credere a se stessa “Una settimana normale? Veramente? E’ lo scherzone di carnevale dello sceneggiatore” – continuava a ripetere), è andata a nuotare, poi è passata a scuola a sistemare le bimbe per la Scuolaperta, quindi ha preso un treno in direzione stazione nota, insieme a Mr. Higgs (che se ne andava al nord, per l’occorrenza), quindi uno per la città rossa, e poi uno per l’altra piccola città, ciascuno in orario perfetto. E’ sbarcata tra le brume della pianura, ha recuperato le chiavi, è salita in casa, si è cambiata e vestita tutta bella e luccicante, ha preso un taxi ed è arrivata a teatro perfettamente a tempo. E lì, piano piano, sono arrivati tutti, ed è stato solo bello. La ‘povna e gli amici del nord hanno ballato, si sono fatti fare i tarocchi e il tema astrale (da bravi figli delle stelle), hanno brindato, consegnato i regali alla Professoressa, cantato e chiacchierato, incessantemente. La ‘povna ci ha schioccato anche un pisolino sulle gradinate, che a lei piace dormire, durante le feste belle; e pure un momento di panico (quando ha perso, e per fortuna ritrovato sotto il tavolo, l’anello della bisnonna). Poi tutti a casa (o meglio: lei, insieme all’ultimo residui di baldi irriducibili, in una birreria in mezzo alla nebbia, per bere il chupito della staffa).
E poi, il giorno dopo, il tempo di ritrovarsi per saluti volanti con BibCan, Piton, Gina e Thelma, e poi nuovo treno, nuova corsa, nuovo giro. Prossima fermata: città rossa. La ‘povna c’è arrivata puntuale per le 12.30, ha attraversato al volo i portici, è arrivata in piazza Grande, ha svoltato sulla sinistra, ha corso i quattro piani di scale con il sorriso sulla faccia, in tempo per travolgere di saluti e abbracci il piccolo Leoncino, Nanà e il Narratario. Giornata bella e basta, ché loro hanno il potere di regalarle allegria, pura e semplice. Ed è con quello stesso sorriso sulla faccia che, insieme al Narratario, la ‘povna si avvia al penultimo treno, verso le cinque. Un saluto al binario che dura da più di quindici anni, e poi la locomotiva corre a sud. Che la coincidenza sia precisa, e l’arrivo nella piccola città spaccato alle 19.25 alla ‘povna non stupisce, la settimana finisce coerentemente con se stessa. Mentre bicicletta verso casa, zaino in spalla, la ‘povna non pensa nemmeno alla stanchezza, ma a quanto ne sia valsa la pena.
Alle nove di sera, lavatrice fatta, la ‘povna si sgranocchia un cencio di carnevale mentre rimette a posto le ultime cose dallo zaino, e ripensa a questi giorni splendidi. “Non durerà in eterno” – si dice consapevole – “ma intanto è stato, ed è barattolo”.
Poi (infatti) da Milano arrivano le notizie sulla 7: Sala ha vinto le primarie, il sogno di un metodo durato cinque anni si è (brutalmente) risvegliato.


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