La scuola e il
suo personale non sono certo immuni da colpe, se la scuola non va
come tutti vorremmo che andasse. E a poco valgono le pur veritiere
giustificazioni sulla continua sottrazione di risorse e sul
conseguente impoverimento progressivo, materiale e anche
motivazionale, subiti negli ultimi vent'anni, a partire dal tentativo
di barattare una serie di presunti privilegi, tra i quali anche il
famigerato orario corto e i non meno famosi “quattro mesi all'anno
di ferie”, con una condizione di lavoro che ha pochi eguali nel
settore pubblico. Stipendi bassi, reclutamento senza seri controlli
dei requisiti, assenza di formazione, latitanza dell'edilizia e delle
infrastrutture, carenza negli investimenti, liceità dei
trasferimenti, a volte persino senza motivo, da parte
dell'amministrazione (sia pure all'interno della provincia), non
hanno riscontro tra altri funzionari pubblici di pari
livello di formazione.
E tuttavia, c'è davvero un problema di orario di lavoro? La
tendenza alla valutazione delle persone e del loro apporto sulla base
dell'orario di lavoro, e la riduzione dei problemi a una questione di
tempo di lavoro, è inquietante ed è la madre di non pochi dei
problemi e dei mali non soltanto della scuola ma del nostro tempo.
Medici delle ASL, magistrati, tutori dell'ordine, dipendenti
regionali e comunali e così via, dovrebbero essere tutti equiparati
in termini di orario di lavoro e di stipendio?
Si fa presto a
dire, suscitando grande consenso nella pubblica opinione
disinformata, che gli insegnanti sono fannulloni che stanno troppi
giorni senza lavorare. La verità è che essi sono (noi siamo) il
risultato di decenni di operazioni al risparmio non solo nella
dotazione delle scuole ma anche, ahimé, nel reclutamento: di fatto,
negli ultimi lustri si è privilegiata l'assunzione di chi si
accontentava di un contratto che molti considererebbero mortificante
e, chi poteva, faceva altro, spesso anche contemporaneamente
all'insegnamento. Le scuole mancano
quasi sempre di quanto altrove si ritiene ormai il minimo per
lavorare in modo ottimale: aule, uffici e studi ben isolati e con
impianti di climatizzazione, computer collegati in rete, materiale di
consumo senza troppo lesinare, fondi e supporto reale; più, data la
nostra peculiarità, di staff di psicologi e di un congruo numero di
capaci assistenti di laboratorio. Perché moltissimi docenti sono
sottoutilizzati non come orario ma come cervello e capacità;
nonostante il contratto di lavoro di cui sopra, molti sono persone di
valore, perché lavorare con i ragazzi necessita soprattutto di
passione e non è molto ambito da chi coltiva grandi ambizioni
personali. Molti insegnanti non avrebbero probabilmente niente in
contrario a lavorare anche alcune ore in più, soprattutto i più
giovani (ma ne restano ancora, giovani?), purché sia frutto di
contrattazione e la retribuzione, gli stimoli professionali e il
pensionamento siano adeguati agli standard europei.
C'è chi vi vede
un grande scandalo. Molti non lo videro, a quanto pare, quando
numerosi ministri della Pubblica Istruzione, fino a Moratti e,
soprattutto, al duo Tremonti-Gelmini sottrassero risorse alla
Pubblica Istruzione (compreso l'aggettivo “Pubblica”) per
destinarle alla scuola privata e, ancor più, altrove; non quando
Berlinguer, con la buona fede e l'entusiasmo di chi, evangelicamente,
non sapeva quel che faceva, abolì gli esami di riparazione senza
potenziare tutte le strutture e gli strumenti necessari perché la
cosa funzionasse. Lo scandalo qualcuno lo vede oggi, perché non si
aumentano a 24 ore, senza
maggiori oneri per lo stato,
gli orari di lavoro degli insegnanti della scuola secondaria.
«Qualche colpa
l'abbiamo», dicono i rappresentanti dei genitori della Toscana
(così sembra dall'intestazione). Sono d'accordo, le famiglie hanno delle
colpe, e ci siamo tutti dentro: nell'educazione, dato che quello che
si vede in giro (sporcizia nelle strade, abusi edilizi, evasione
fiscale, codice della strada infranto, modelli sociali che fanno
piangere) la dice lunga su come verranno su, con questi esempi, i
nostri ragazzi; per non parlare delle colpe nel riversare sulla
scuola le manchevolezze della società nel suo complesso e della
famiglia stessa; nel rifiuto di partecipare in prima persona
all'attività della scuola e alla programmazione (nella mia scuola –
istituto tecnico - si candidano alle elezioni di rappresentanza negli
organi collegiali in media meno di una decina di genitori per 26
classi); nell'omissione del controllo delle assenze (libretto delle
giustificazioni), del lavoro a casa e del profitto dei propri figli e
nell'assenza persino dai colloqui con le famiglie...
Tra le citate
dichiarazioni rilasciate da alcuni politici dopo l'annullamento del
blitz, è addirittura imbarazzante dover ammettere che Brunetta ha
detto qualcosa di corretto, relativamente ai delicati meccanismi e
alla specificità del lavoro a scuola; ma ciò, purtroppo, sorvolando
sulla semplice verità che, scuola o non scuola, quando assumi
qualcuno per fare un lavoro, poi non puoi semplicemente cambiargli
l'orario, le mansioni o l'obiettivo senza discuterne e senza nemmeno
prendere in considerazione un aumento della retribuzione in rapporto
alla variazione delle condizioni. Persino Profumo l'aveva capito, con
l'insultante (questa sì) proposta di una contropartita costituita
dall'aumento delle ferie. Il problema è che Lei non può permettersi
di tenere aperta la scuola d'estate e a Natale, caro ministro, perché
chi occupava (e occupa) il suo posto non ha mai voluto spendere dei
soldi per riscaldamenti, aria condizionata, ristrutturazione degli
edifici, trasporti pubblici mirati, personale tecnico non docente,
pulizia e sorveglianza. Con strutture e condizioni diverse e migliori
si potrebbero svolgere a scuola attività che adesso sono ostacolate
dall'ambiente: progettare e attuare il lavoro ordinario, i corsi di
recupero e le attività integrative, correggere compiti e organizzare
lavoro e rapporti interni. Allora l'orario complessivo si potrebbe
anche rivedere.
E dato che si
parla di tutelare i diritti degli studenti, attenzione a leggere
attentamente ciò di cui si parla. La proposta del ministero parlava
di far svolgere ai docenti 6 ore in più, senza nessuna contropartita
economica, per non dover assumere supplenti né all'inizio dell'anno
né quando qualche titolare viene a mancare per malattia. Come dire:
facciamo lavorare gli agenti di polizia o i magistrati un terzo delle
ore in più a parità di stipendio, così risparmiamo. Ma che geniale
trovata! Che pochezza, nei precedenti governi, non averci pensato! In
verità, a ben vedere, spesso con il rifiuto di pagare straordinari,
si è ottenuto all'incirca questo risultato in diversi settori del
pubblico impiego, quelli dove, per senso di responsabilità, gli
addetti il loro lavoro continuano a farlo senza guardare
continuamente l'orologio. Insomma, l'idea geniale del ministro
serviva a risparmiare milioni, non a spendere strategicamente i
quattrini per il bene degli studenti. I docenti
avrebbero dunque dovuto svolgere 24 ore di lezione frontale alla
settimana, un altro numero imprecisato di ore per le attività
funzionali all'attività didattica (tra le quali, fino ad 80 ore
annue di riunioni degli organi collegiali e incontri con le famiglie,
altre ancora per la correzione dei compiti, la preparazione delle
lezioni e l'aggiornamento personale), poi ancora viaggi e attività
esterne all'edificio scolastico come mostre e convegni, teatro,
visite in aziende e, in più, attivare anche le attività retribuite
separatamente con il Fondo. E quando? Va bene che ci sono anche le
notti o le domeniche, ma...
Se
davvero serve che siano i politici a spiegare cosa fanno gli
insegnanti seri fuori dalla scuola, non si sa di cosa si sta
parlando. Lezioni, compiti e attività didattiche non sono piovuti
dall'alto come la Legge di Stabilità ma programmati, progettati,
pensati e svolti, a casa o a scuola, dai docenti più responsabili e
sensibili. Si pensa forse che 18 ore corrispondano all'attività in
una classe? Be', non è così. Gli insegnanti delle superiori hanno
da tre a nove classi alla settimana: altrettante riunioni, compiti da
preparare e correggere, lezioni e materiali da progettare, visite in
aziende locali da programmare e svolgere nonché, semplicemente,
90-250 alunni dei quali ricordare nomi e caratteristiche psicologiche
e problemi personali.