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"Non possiamo controllare i biglietti perché gli utenti sono troppo violenti". Smontiamo l'ultima ridicola scusa di Atac

Creato il 03 agosto 2015 da Romafaschifo
Quella andata in onda ieri sulla stampa nazionale, precisamente sulle colonne di Repubblica (non in cronaca di Roma, ma nel dorso principale), è l'ennesima grave presa per i fondelli per gli utenti, tanti, che a Roma pagano le tasse, pagano l'abbonamento dei mezzi pubblici, si comportano in maniera civile.

Queste persone hanno ricevuto dal direttore generale di Atac una nuova conferma che nessuno li tutela, che il loro comportarsi bene non ha valore, che chi si comporta male non ha nessun deterrente.

Atac, come tutti sanno ma pochi scrivono, muore essenzialmente di evasione tariffaria. 100 milioni di euro di sbilancio e 120 milioni di euro di evasione. Significa che se tutti, semplicemente, pagassero il biglietto l'azienda sarebbe ampiamente in utile di bilancio e potrebbe investire, pagare i fornitori, manutenere, competere. Niente di tutto questo a causa degli evasori che si vanno aggiungere alle tante scandalose concause del dissesto aziendale.

Francesco Micheli, direttore generale di Atac e manager che sa il fatto suo, tra le righe di questa intervista dimostra, questa cosa, di saperla perfettamente. "Abbiamo estremo bisogno di recuperare le risorse dell'evasione" dice. E fin qui ci rincuora il fatto di avere un DG che abbia capito dove sta il problema visto che tutti sembrano ignorarlo. Non ci rincuora però l'atteggiamento, strumentale, di resa.

"Non possiamo controllare perché gli accertatori vengono aggrediti"? Ma Micheli, ma ci faccia il piacere cortesemente eh! I biglietti dei bus vengono controllati dovunque al mondo, e con la massima rigidezza, ivi compresi i quartieri più atroci di metropoli ben più problematiche della nostra. Tipo New York, Harlem, Brooklyn, Queens, The Bronx. Luoghi da centinaia di omicidi violenti l'anno. E noi ci dovremmo preoccupare di quattro coattoni alla brace romani? Ma suvvia. Al di là, poi, e questo è fondamentale sottolinearlo, della tristezza enorme di constatare che a Roma ormai il livello pervasivo di violenza e criminalità è talmente pervasivo che neppure deve realmente manifestarsi, sta lì in potenza: se dici qualcosa a qualcuno sai già che ti aggredirà. E' una minaccia latente, sempre presente e per questo ancor più terribile.

Certo mandare controllori a mani nude dentro autobus zeppi di evasori e pretendere di fare la multa a delle persone come se fossero delle macchine con la targa è arduo. E può creare problemi. Li crea semplicemente perché non è quella la strada da intraprendere per recuperare l'evasione. La strada è completamente diversa: non è che chi non ha il biglietto deve essere multato, no, chi non ha il biglietto non deve salire sull'autobus. Il problema si previene a monte invece di gestirlo a valle. 

Si sale solo da davanti, sparata sulla faccia di chi sale c'è una bella telecamera che registra i volti, si striscia l'abbonamento (che dovrà essere tassativamente elettronico per evitare attese) e poi ci si accomoda. L'altra porta serve esclusivamente per scendere e si apre, a spinta, solo dall'interno. Non ci stiamo inventando nulla: Londra o New York fanno così e copiare non può essere una cosa così difficile. Ma poi è la stessa esperienza di viaggio che si ha quando si prende qualsiasi corriera a partire dal Terminal della Tiburtina. Si entra davanti, si mostra il biglietto agli autisti, si entra. Se qualcuno fa il furbo l'autista non parte e a dargli manforte saranno gli stessi altri viaggiatori, non ci sarà bisogno, come dice Micheli, dei "vigilantes".

Che poi è ridicolo che in una città come Roma dove c'è in tutta evidenza una autentica guerra di alcuni cittadini contro le autorità, le istituzioni e lo stato, si parli ancora di vigilantes. Abbiamo le forze dell'ordine che vengono circondate da decine di cittadini in difesa di spacciatori e parliamo ancora di vigilantes? Ma non abbiamo capito ancora che c'è la guerra e che questa guerra va combattuta con l'unica arma che abbiamo per combattere le guerre ovvero l'esercito? In alcune particolari situazioni (ma si contano sulle dita di pochissime manine) si potrà intervenire con l'esercito, ma in tutto il resto dei casi la situazione sarà fluida. Basta solo volerlo.

Obiezioni:

1. c'è troppa folla e si creano code per entrare uno in fila all'altro e pagare
Falso. C'è troppa folla perché il grosso della folla non paga. C'è troppa folla perché con questa situazione aziendale le frequenze sono troppo elevate. Ma se tutti pagano la folla diminuisce perché tra coloro che viaggiano a sbafo alcuni si convincono a pagare, ma alcuni invece decidono di fare in altro modo. Ma se tutti pagano l'azienda ha più risorse per far passare più spesso i bus e la folla diminuisce.
Inoltre i tempi di percorrenza, le basse frequenze e tutto quello che ne consegue sono dovuti in larga parte all'assenza di preferenziali. Anche solo banalmente realizzando corsie preferenziali si potrebbero abbattere enormemente le attese, l'affollamento, le code. Non costa granché, anzi costa pochissimo.
E poi la fila è la norma dovunque: a Londra e a New York quando arriva il bus ci si mette in fila e si entra uno alla volta. Forse che i londinesi hanno più tempo da perdere dei romani? La fila non è un problema se passa un bus ogni 4 o 6 minuti, no?
2. i sindacati non vogliono...
Il piano industriale prevederà, a fronte di questo lavoro ulteriore da parte degli autisti (che poi è un lavoro minimo, anzi nullo), un consistente aumento di stipendio per questi ultimi. Poi vediamo come potranno combattere i sindacati questa battaglia di retroguardia. Chi ha portato l'azienda allo sfascio ha davvero ancora tutto questo potere contrattuale?
3. a Roma si trovano con difficoltà i biglietti
Cavolate. Siamo nel 2015 e la tecnologia pervade ogni nostra saccoccia ricolma di smartphone. Non serve più a nulla comprare il biglietto. Si apre una app, si acquista il titolo, lo si striscia sul lettore davanti all'autista, si accende la lucina verde e ci si siede. Già oggi queste tecnologie funzionano in Atac e già molta gente le usa. Sarà sufficiente far passare il concetto che per prendere l'autobus bisogna essere già dotati di titoli e possibilmente (con uno sconto premiante) di titoli elettronici in modo che i tempi di entrata si comprimano ulteriormente.
Dopodiché, in casi estremi, potrebbe essere anche pensabile di consentire l'acquisto a bordo, in fase di salita. Ma con un deciso e netto aggravio economico: insomma se proprio non ti procuri il biglietto e lo fai a bordo lo paghi il doppio. Ovviamente la cosa influirà beneficamente sullo stipendio dell'autista.
4. i bus non sono predisposti
Verissimo. Occorrono investimenti. Bisogna bloccare le porte posteriori e modificarle. Bisogna predisporre la parte davanti per le nuove funzioni. Ma è un investimento che sarà facile ripagare.

5. già, ma le aggressioni - se c'è gente aggressiva - ci saranno lo stesso. Non saranno ai controllori, ma saranno ai guidatori

Verissimo. Su alcune linee potrebbero esserci problemi e in quelle linee ci sarà un controllo. Un controllo che però sarà direzionato (possibilmente con esercito, non con vigilanti privati) non a sanare un abuso, ma a prevenirlo. Se non paghi non sali. Dopo qualche settimana tutti si saranno allineati e i controlli potranno tranquillamente diminuire o scomparire. Hanno risolto brillantemente, dicevamo, anche nei quartieri e nei sobborghi più violenti e difficili del mondo: tutti fanno la fila tranquilli e pagano il dovuto. O vogliamo far credere che il Bronx sia meno complesso di Torbellamonaca. Ennamosù...E allora eccolo il semplice, unico possibile e vero piano industriale di Atac:

a. Si entra da davanti e si paga tutti: un apposito segnale luminoso, ma soprattutto sonoro avvisa l'autista - e tutti gli altri passeggeri - che la corsa è stata pagata (o non pagata). In quest'ultimo caso non si parte finché il pagamento non viene regolarmente effettuato o finché il titolare di tessera non valida non scende

b. Corsie preferenziali dovunque, protette e invalicabili per bus veloci e puntuali
c. Fermate ridisegnate con apposite penisole e marciapiedi affinché siano tutte libere dalla sosta selvaggia e consentano finalmente ad un'utenza di qualità (mamme con passeggini, disabili...) di tornare a servirsi del bus e permettano a chi se ne serve da sempre di non sentirsi umiliato
d. Razionalizzazione degli stop, oggi ridicolamente ravvicinati. Sia per i bus ma soprattutto per i tram: fermate così ravvicinate creano uno stress meccanico assurdo ai convogli. Ridurle abbatte i costi di manutenzione e rende più veloci i tempi di percorrenza a fronte, per qualcuno, di un semplice allungamento dei tempi per raggiungere le fermate stesse
e. asservimento semaforico: i bus, i filobus e i tram non possono sottostare alle stesse regole di traffico delle auto private. Quando arrivano loro i semafori devono farsi verdi. Un investimento satellitare&meccanico che ha il suo costo, ovvio, ma che nulla è rispetto ai benefici a fronte di penalizzazioni minime per le auto private
Finché non faranno queste cose, finché non vedrete che faranno questo state certi che ogni intervento, ogni piano industriale, ogni salvataggio sarà un fake, una presa per i fondelli per spillarvi ancora tanti e tanti soldi. Per far pagare a voi i soldi che alcuni prepotenti insistono a non pagare evadendo il biglietto. E il nuovo assessore Esposito è allineato con questo pensiero? Manco per niente, il nuovo assessore Esposito è allineato con quanto si faceva quaranta anni fa: vuol riportare il bigliettaio (davvero!) sui bus. Ma solo in 15 linee. A riconferma che su quelle, forse, si pagherà, le altre centinaia di linee continueranno a restare gratis, ancor più gratis di prima. Una autentica ennesima follia certificata in questa intervista uscita oggi su Repubblica. All'assessore Esposito chiediamo di risponderci ad una semplice domanda: in quale altra capitale occidentale le aziende di Trasporto Pubblico Locale investono risorse per mettere bigliettai sui bus nell'era del biglietto elettronico? Succede a Parigi, a Madrid, a Tokio, a Londra, a Vienna, a New York, a Berlino? Dove succede? Su quali best practices internazionali si sono basati? 

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