Magazine Italiani nel Mondo

NON SOLO INDIA/ Dacca, istruzioni per l'uso

Creato il 23 maggio 2013 da Mariagraziacoggiola
Dacca, 24 Maggio 2103
Sono da una decina di giorni a Dacca. C’e’ voluta la sciagura del Rana Plaza con il suo record di 1127 morti a convincermi a venire in Bangladesh, un Paese nato nel 1971 da un’atroce guerra dimenticata dalla storia. Dopo 10 anni nelle ‘’Indie’’ non mi sono mai incuriosita per quest’altra meta’ della regione del Bengala separata da una riga tracciata su una cartina geografica dagli inglesi ai tempi della spartizione tra India e Pakistan.
Penso che Dacca sia una delle capitali asiatiche piu’ ignorate. Per esempio sono stata l’unica giornalista italiana ad andare dopo il crollo del palazzo. Non ha la miseria e lo splendore di Calcutta, ex capitale dell’India britannica, culla intellettuale dell’India e resa famosa dai lebbrosi di Madre Teresa. Non ha le immense baraccopoli di Mumbai celebrate da film come Slumdog Millionaire e raccontate in libri di successo come Shantaram. E’ una metropoli mussulmana, ma senza le tensioni e le faide di Karachi. Era parte dell’impero Mughal ma nessun sultano ci ha costruito dei forti quelli di Delhi, di Agra o di Lahore. O almeno delle tombe. Un forte c’e’ in realta’, e’ il Lalbagh Killa, voluto da un figlio di Aurangzeb, il piu’ sanguinario dei re mughal. Ma pare che non fu mai terminato per la morte di una principessa, Pari Bibi, a cui e’ dedicata la tomba a fianco. Insomma il ‘’forte’’ e’ una piccola costruzione con un bagno turco e un miserissimo museo, ma nulla a che vedere con gli altri monumenti mughal.
La citta’ e’ grosso modo divisa in tre, una parte nuova e ricca a nord che si trova intorno ai due poli commerciali di Gulshan 1 e Gulshan 2. Poi un ‘’centro’’ dove c’e’ l’universita’ di Dacca e un paio di parchi, le uniche aree verdi. Li’ c’e’ anche Shabagh Square, che un po’ di mesi fa e’ stata la piazza Tahrir del Bangladesh. Infine a sud, verso il Buriganga (il Gange) la ‘’citta’ vecchia’’ con stradine e bazar ‘tematici’ simile alla old Delhi. 

NON SOLO INDIA/ Dacca, istruzioni per l'uso
A parte l’inquinamento del fiume, forse pari a quello della Yamuna, il principale problema di Dacca e’ il traffico. Gli ingorghi sono indescrivibili. E’ qualcosa di disumano. Eppure sembra ci sia una sorta di rassegnazione. I ricchi se ne stanno chiusi nei loro suv con l’aria condizionata. I ‘tuc tuc’ che qui chiamano ‘’Cng’’ perche’ vanno per fortuna a metano come quelli di Delhi occupano ogni spazio possibile tra bus e auto. A differenza del resto dell’Asia, sono chiusi da spesse grate di ferro. Sembra di essere in gabbia. Mi hanno detto che e’ per via degli scippi, ma suona strano perche’ pensa davvero che Dacca sia una delle citta’ piu’ sicure del mondo. In questo panorama, i riscio’ a pedali, uno dei simboli di Dacca e onnipresenti con le loro decorazioni, sono l’unica via di scampo al traffico perche’ sono piu’ piccoli e manovrabili. Tra l’altro i ‘’riscio’-vala’’ del Bangladesh sono dei bolidi rispetto ai loro cugini indiani. Vanno velocissimi e sono instancabili. E’ normale prendere un riscio’ a pedali per fare cinque o sei chilometri. Lo so che e’ il loro lavoro, ma a me fanno sempre compassione e cosi’ nei tratti di strada lunghi ne cambiavo due o tre…come si facevano come i cavalli un tempo….
Oltre ai riscio’, sono poi abbastanza affidabili i bus. Quelli a due piani, stile londinese, sono decisamente comodi oltre che panoramici. Gli altri sono sgangheratissimi e quando si sorpassano, il bigliettaio picchia come un forsennato sulla fiancata. Il clacson infatti non basta, non si sente neppure nel cori di tutte le clacsonate e rombo dei motori.
L’altro aspetto che balza subito agli occhi e’ la densita’ che la piu’ alta del pianeta. In pratica non si sta mai senza avere un proprio simile nel raggio di un metro circa. Un gigantesco formicaio, eccetto nelle prime ore del mattino e al venerdi’ quando e’ festa.
Il cibo e’ un altro tasto delicato. Nella parte ricca ci sono solo fast food e ristoranti alla moda. Al di fuori di questi posti selezionati, dove si spende per una cena lo stipendio di un operaio tessile, il livello scende vertiginosamente. La Lonely Planet, che come sempre mi e’ stata utile per un primo ‘approccio’, consigliava Haji Biriani, un piccolo locale vicino a una moschea nella old Dacca, dove si mangia solo mutton biriani. L’ho provato una volta e poi ci sono tornata. Diciamo che non e’ il massimo per il rispetto dell’igiene, ma il riso e l’agnello sono davvero squisiti. 

 

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :