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Non ti Pago: la Comicità di un Vizio Catastrofico

Creato il 03 ottobre 2012 da Dietrolequinte @DlqMagazine
Non ti Pago: la Comicità di un Vizio Catastrofico

Vedi Napoli e poi muori. Vedi Napoli a Torino e ti resta l’acquolina in bocca, quel senso di non completa pienezza che ti costringe ad aspettare di saziarti godendo dei prossimi spettacoli. La Compagnia Teatrale Masaniello è nata a Torino qualche anno fa dall’unione di attori, quasi tutti di origini campane, amanti dell’opera del grande Eduardo De Filippo; nel suo repertorio vanta capolavori come Natale in casa Cupiello e La fortuna con l’effe maiuscola. Una gran bella scoperta, questi attori talentuosissimi in grado di suscitare il divertimento e la riflessione senza passaggi bruschi o inflessioni forzate. Caloroso il loro omaggio alla brillante commedia Non ti pago, portata in scena da Alfonso Rinaldi nei panni dell’esilarante Ferdinando Quagliuolo; la prima assoluta risale al 1940, quando Eduardo stesso impersonò il protagonista di questo componimento influenzato da quell’altra mente geniale di Luigi Pirandello. Influenza positiva? Sì, ed emerge nella miscela impeccabile di risata e pensiero ponderato – l’umorismo, insomma. Il vizio del gioco, la superstizione e una marcata cocciutaggine sono il motore di un’azione che mostra nel suo sviluppo grottesco lo spaccato di una faccia dell’Italia per certi versi arcaica ma mai tramontata del tutto. L’azzardo dei numeri combinati, il famigerato lotto, che semina tante speranze e illusioni, è il nucleo dell’estenuante tentativo di sovvertire l’ordine naturale delle cose, contro l’accettazione di una ruota che gira sempre nello stesso verso. La chiusura del nucleo familiare, l’impossibilità di svellere da terra le radici di certi ruoli fissi, i rituali che regolano la quotidianità, la mania che degrada nel delirio: bastano pochi elementi per cogliere, al di sotto della movimentata vivacità dell’azione, una patina di amara rassegnazione di fronte all’imponderabilità degli eventi. Ferdinando è comico nel suo frustrante desiderio di riscatto: lo sostiene il fedele Aglietiello (Francesco Di Monda), divertentissima macchietta che tutto vede e tutto ascolta, e i due conducono una battaglia ininterrotta contro i mulini a vento della sorte sempre avversa, che continua a favorire il fortunatissimo Mario Bertolini (Alfonso Di Blasio).

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I numeri cercati e i soldi tanto attesi diventano un gioco verbale che abitanti e frequentatori della casa si scambiano con inflessioni ondeggianti tra il patetismo e la foga più esasperata. Tutti prendono parte alla tragicommedia da semplici spettatori oppure da vittime, ma ognuno mantiene con orgoglio la propria individualità, anche paradossale: e allora vediamo il prete don Raffaele (Angelo Alù) che filosofeggia su potere della fantasia e subconscio, vediamo l’avvocato Strumillo (Aniello Santoro) che spolvera una toga in disuso, vediamo Concetta Quagliuolo (Silvia Ruggiero) che si fa sempre più piccola e reprime sfoghi verbali contro una situazione insostenibile. E anche il defunto padre di Ferdinando diventa protagonista indiscusso, presenza costante e oggetto di reverenziale timore. Ciò che Ferdinando ritiene una svista del caro padre un po’ svampito, ovvero la combinazione vincente data in sogno a Bertolini anziché a lui, genera un’assurda macchinazione che rischia di mandare in fumo qualsiasi progetto di unione familiare; Ferdinando crea attorno a sé il vuoto, diffondendo una pestifera contaminazione di rancore e dissidi. E dopo due ore di risate, tira e molla e apparizioni di personaggi squinternati, la chiusura migliore non poteva che essere un sorriso compiaciuto di fronte all’attenuarsi di quella misantropia che il capofamiglia aveva spinto fino al lancio di violente maledizioni: Ferdinando rivela il suo amore paterno, mostrando il naturale e pacato volto della gelosia per la figlia al di sotto della tormentata invidia per il futuro genero.

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Non ti pago

di Eduardo De Filippo

Regia: Alfonso Rinaldi – Costumi: Madame Sissì – Allestimento scenico: “masaniello”

con Alfonso Rinaldi, Silvia Ruggiero, Teresa Santagata, Alfonso Di Blasio, Francesco Di Monda, Stefania Giordano, Aniello Santoro, Angelo Alù, Salvatore Puzo, Claudio D’Acierno, Francesca Zago, Claudia Di Giulio, Vincenzo Inserra, Martina Sarcina

Produzione: Compagnia Teatrale Masaniello

Torino, Teatro Erba, dal 21 al 23 settembre 2012


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