“Il più bello dei mari
è quello che non navigammo….”
Ai “profeti di sventure”, politici, intellettuali, religiosi o persone comuni, a quelli che, come quei funzionari e sacerdoti dell’antico Egitto – di cui si è trovata testimonianza in un documento dell’epoca – che si lamentavano già della bruttezza dei tempi, del decadimento delle nuove generazioni, dei nuovi modi di pensare, in confronto ai tempi di una volta, - soprattutto a quelli che pensano che non c’è mai fine al peggio, possiamo opporre, talvolta, solo questa forte convinzione, traducendola in piccoli o grandi atti di cambiamento quotidiani.
Solo così renderemo obsoleto quel vecchio “sport” che non di rado è uno dei più subdoli strumenti del potere e, oggi, del “consenso”!
