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Norman westberg

Creato il 18 novembre 2015 da The New Noise @TheNewNoiseIt

NORMAN WESTBERG

Norman Westberg è il chitarrista degli Swans. Questo significa che lo intervisto trentadue anni dopo Filth, l’esordio del gruppo “disattivato” nel 1997 e “riattivato” nel 2010 da Michael Gira. Per la cronaca, Westberg ha sempre suonato con questa band dalla formazione instabile, eccetto che in Love Of Life del 1992. Vale la pena aggiungere che, in quanto parte del milieu musicale di New York, negli anni ha suonato dal vivo con Foetus e ha fatto parte degli Heroine Sheiks.

L’occasione di parlare con lui è data da 13, un suo album solista pubblicato dalla Room40 di Lawrence English, ma già in circolo come piccola autoproduzione. Non era corretto approfittare troppo di questa chance e ripercorrere trenta-trentacinque anni di storia togliendosi le curiosità del fan, perché lui si è reso disponibile per parlare di quello che sta facendo ora, quindi mi sono raccordato solo in alcuni casi agli Swans, più che altro per capire quale Westberg pensi sia l’eredità (in apparenza colossale) che sta lasciando e che ha già lasciato. Sia da quest’ultimo punto di vista, sia da quello del “processo creativo”, come spesso mi è accaduto, ho avuto modo di scoprire come le cose per certi musicisti siano molto semplici/istintuali e spesso i giornalisti le complichino (anche se a volte le spiegano meglio) con legami, classificazioni e ingabbiamenti vari. Del resto, se andate a leggervi qualche intervista agli Swans nella quale risponde anche lui, si capisce come sia una persona concreta e non troppo cerebrale. Lo dimostra 13 stesso, che è un disco molto bello anche se non ridefinisce confini. Insomma, Norman Westberg anzitutto ha ricevuto un dono, non ben definibile, poi ha saputo rendersene conto e coltivarlo, come in qualche modo dimostra la risposta sul concetto-chiave di “improvvisazione”. Buon per lui, e buon per noi che abbiamo avuto la fortuna di ascoltare i frutti di tutto questo.

Perché hai iniziato a creare album ambient in questi ultimi anni? Che cosa ti è stato d’ispirazione nell’intraprendere questa nuova strada?

Norman Westberg: Cosa mi ha ispirato a iniziare a fare musica da solista. Nel corso degli anni ho accumulato un bel po’ di effetti e dei piccoli amplificatori per le prove. Un giorno ho deciso di attaccare tutto e vedere che succedeva. Mi è piaciuto il suono che l’insieme faceva e ho deciso di preparare un cd natalizio per mio suocero. Soddisfatto, ho cominciato a sfoltire gli effetti per ottenere un equipaggiamento con cui si potesse lavorare meglio e che mi lasciasse sempre contento del suono. Il passo successivo è stato quando mia moglie ha sentito quello che facevo e ha detto che avrei dovuto stampare dei cd e venderli su Etsy. Avevo le mie risonanze magnetiche e sempre mia moglie mi ha suggerito di stamparle sui cd, così ne abbiamo fatti 75, ciascuno con una lastra diversa dall’altra. Ho continuato a realizzare ancora musica e ho cercato di trovare nuove idee per delle edizioni artistiche a numero limitato.

Alcuni giornalisti associano il termine “minimalista” a 13 e al tuo materiale precedente. E stanno consciamente parlando di “Minimalismo”, il movimento musicale d’avanguardia (qualcuno lo ha usato anche con gli Swans). Per te ha senso o la gente sta complicando qualcosa di più istintuale?

D’accordo con quanto dici alla fine della domanda, è un complicare le cose piazzando un’etichetta sulla musica. Io non stabilisco di essere alcunché. Suono, cerco un mood particolare da ottenere con gli strumenti che ho per le mani e coi quali sono a mio agio. Lascio le etichettature a critici e giornalisti. Non scelgo di adattarmi ad alcun genere specifico. Anche se sono felice che la mia musica sia associabile a un qualche posto con un nome.

Parlando d’istinto… ho letto alcune interviste con gli Swans e “improvvisazione” si direbbe una delle parole-chiave. Quanto è importante nel tuo lavoro solista?

L’improvvisazione gioca un ruolo importante in tutti i vari progetti e band in cui sono coinvolto. Di solito c’è qualcuno con un’idea musicale (ovviamente, per i miei progetti solisti, si parla di me) e quest’idea ha bisogno di essere espansa. E credo che tu possa chiamare “improvvisazione” tutto quello che “compila” quest’idea musicale. Nei miei lavori personali, parto con qualcosa di generale e poi vedo dove mi conduce. Ci possono essere delle sezioni nella mia musica considerabili degli “errori fortunati” che ho poi sviluppato. Nei miei pezzi mi diverto tentando di cambiare il mio approccio finché non sento o anche percepisco qualcosa che mi piace, poi lo raffino e lo faccio crescere. La puoi vedere come improvvisazione controllata. Il mio pensiero è mettermi in moto e far succedere qualcosa. Sostenere, espandere, variare e tentare di risolvere.

13 è un numero ricorrente nel tuo lavoro. Ti va di spiegare il perché ai nostri lettori?

Sembra un numero che tutti riconoscono e rispetto al quale provano qualcosa. L’edizione originale limitata di 13 era costituita da foto di quel numero su indirizzi, sedie, luci, equipaggiamento… tutto raccolto durante alcuni tour degli Swans. Il 13 non è un numero spiacevole per me. È iniziato tutto come una mania fotografica e poi si è trasformato in parte del modo di visualizzare la mia musica.

Sei di Detroit. Vivi a New York. Il video del tuo pezzo meraviglioso (è il mio preferito) Frostbite Falls, creato da Scott Morrison, non contiene né città né umani, solo cielo, nuvole, montagne e boschi. Preferiresti vivere più vicino alla natura? Ti manca qualcosa?

Sì, sono di Detroit e abito a New York sin dal 1980. Amo vivere in città, ma mi piace di tanto in tanto camminare fuori, in campagna. Scott Morrison ha realizzato un video meraviglioso per “Frostbite Falls”. Sento che prepara il terreno per la musica senza però imporre un’emozione. Rende il pezzo più aperto e riflessivo.

Come sei entrato in contatto con Lawrence English? Come ti ha convinto a ristampare 13? Stavi cercando tu l’aiuto di un’etichetta dopo una serie di autoproduzioni?

Non è che stavo cercando un’etichetta. Jamie Stewart degli Xiu Xiu mi ha consigliato a Lawrence. Jamie ha aperto per gli Swans in ben tre tour e durante uno di questi gli ho dato uno dei miei cd. Credo abbia poi detto a Lawrence che pensava che io sarei stato adatto per la sua etichetta. Lawrence mi ha contattato e mi ha mandato un pacchetto delle sue pubblicazioni, in vinile e in cd. Devo confessare che addirittura prima di ascoltare la musica ho sentito che l’aspetto era quello giusto per i miei dischi. Poi ho sentito la musica e lì ho capito di aver trovato casa presso la Room40. O forse è la casa che ha trovato me.

Lawrence English sostiene di essere influenzato da te. Lui però usa il laptop per fare musica. Di recente, un altro musicista molto rispettato come Ben Frost (presente in The Seer degli Swans), che si serve sempre del laptop per i suoi dischi, ha chiamato il tuo compagno di strada Thor Harris a suonare le percussioni per lui, così da ricreare una sorta di “Swans feeling”. Ti suona strano? Che ne pensi della musica fatta con il computer?

Mia moglie ed io abbiamo visto English suonare a New York City, ed è stato fenomenale. Mi sono sentito immerso nel suono, non riuscivo a fare altro che fluttuare con la musica. Specie dal vivo, penso che gente come lui e Ben Frost usino il laptop come se fosse una tastiera o un qualsiasi altro strumento. Loro lavorano il suono attraverso il computer e l’outboard proprio come faccio io con la chitarra.

Tu mi hai anche chiesto qualcosa riguardo le band influenzate dagli Swans e in particolare da Filth (l’altr’anno è stato ristampato Filth in triplo vinile e questo in triplo cd, quindi gli ho domandato se conosce i vari Godflesh, Neurosis, Eyehategod, che adorano apertamente gli Swans, ndr). Probabilmente tutte queste band si sono appassionate soprattutto alla non-conformità della musica. Quello che intendo è: sbarazzarsi delle regole e fare tanto rumore. A dire il vero non ascolto nessuno di questi gruppi con regolarità, anche se li ho sentiti e ho apprezzato quello che ho sentito. Loro possono essere influenzati dagli Swans come me dalla J. Geils Band.

La prima volta che 13 è stato pubblicato risale a un anno fa. Stai preparando qualcosa di nuovo? Continuerai a esplorare questo sound?

Cerco sempre di mandare avanti i miei progetti personali. Proprio adesso sto lavorando su musica nuova per future uscite. E cerco di giocarmi anche la carta del tour come solista. Sono molto entusiasta della mia collaborazione con Lawrence English e Room40, e spero di stare con loro per un bel po’ di tempo.


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