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Novecento: Sublime Poesia Melodica

Creato il 08 marzo 2012 da Dietrolequinte @DlqMagazine
Postato il marzo 8, 2012 | TEATRO | Autore: Manuela Marascio

Novecento: Sublime Poesia MelodicaL’esecutore di una musica che necessita delle giuste intenzioni, quando avverte una stonatura, si interrompe, con la massima professionalità. È quello che è capitato a Eugenio Allegri lo scorso 22 gennaio, durante l’ultima recita di Novecento presso il Teatro Gobetti di Torino: dopo un quarto d’ora di spettacolo, il grande attore ha ammesso, con estrema umiltà, l’impossibilità di proseguire per un problema di voce: «Novecento è melodia. E io, in queste condizioni, non posso offrirvelo come meritereste». Un altro capitolo da aggiungere alla lunga storia della collaborazione di tre torinesi – lo scrittore Alessandro Baricco, il regista Gabriele Vacis e lo stesso Eugenio Allegri – iniziata nel 1994. Ed era palpabile, quella sera, il rammarico che può cogliere solo chi si ritrova costretto a rinunciare a una parte di sé, andando contro tutta la forza di volontà di cui dispone. A più di un mese di distanza, lo scenario è cambiato: questa volta, è il Teatro Carignano, maestoso e avvolgente, a ospitare le suggestioni di un piccolo, grande capolavoro. E Allegri ci ha regalato due ore di pura magia, lasciando che le onde del mare, l’elemento portante, ci trasportassero dolcemente in un moto di sorrisi e pianto, creando tensione e agitazione, persino allegria, fino al momento della pietrificante estasi finale. Novecento o si ama o si odia. Non esistono le mezze misure. Così come per il suo autore. Baricco, innegabilmente affascinante, quasi ieratico e irraggiungibile nel suo iperuranio filosofico-letterario, ha donato parole musicali alla voce dell’attore che meglio di chiunque altro poteva essere all’altezza di riceverle. Già, perché risulta difficile immaginare un’altra persona al posto del bravo, bravissimo, anzi, superbo Allegri. E questa non deve sembrare una gara di esagerazioni: le mezze misure sono davvero da eliminare, in questo caso, e senza troppi indugi si arriva all’esaltazione suprema o al misero svilimento di un’opera comunque incisiva nel panorama culturale contemporaneo.

Novecento: Sublime Poesia Melodica

La poesia dell’odiosamato Baricco prende forma e consistenza, spogliandosi dei panni di una bellezza immobile per vestire quelli di una rappresentazione dinamica e incredibilmente naturale. Allegri riesce a “sporcare” al punto giusto certe frasi, a giocare abilmente con svariate sonorità, dalle più buffe alle più suadenti, travolgendo o accarezzando noi destinatari; si abbandona alla frenesia totale senza mai perdere l’energia, racconta una storia facendoci godere a ogni singolo passaggio, facendoci gustare il sapore di un ricordo che, a poco a poco, diventa quasi vivo e materiale, e non è solo più il resoconto bizzarro di un’intera esistenza trascorsa a bordo di una nave. Chiude spesso gli occhi, Allegri, per vedere scorrere dentro di sé le immagini di questa storia, come se l’avesse vissuta veramente. A occhi chiusi, sì, perché quelle parole sono state scritte apposta per lui, e vanno condivise, certo, ma mantenendole sempre più vive nell’intimità, come un segreto da nascondere gelosamente. La voce e le movenze si amalgamano alla musica, unica compagna dell’attore sulla scena: l’unica certezza che rimane, nella sua testa e nel suo cuore, quando, ormai, tutto è svanito e la memoria del passato costituisce l’unico tesoro in grado di assicurare il presente. Impermeabile, cappello e valigia: l’uomo errante che decide di fermarsi, per un po’, e renderci partecipi della straordinaria amicizia che ancora lo lega al più grande pianista che l’oceano abbia mai conosciuto. E Allegri se la merita tutta, la standing ovation finale, lui che si è donato a noi da artista, ma con la sensibilità sopraffina di un uomo e di un amico. Vero.

Per l’immagine d’apertura si ringrazia il Teatro Stabile di Torino

Novecento

di Alessandro Baricco

sulla base dello spettacolo di Gabriele Vacis, Lucio Diana e Roberto Tarasco

Scenofonia: Roberto Tarasco – Costumi: Elena Gaudio – Luci: Cristian Zucaro – Fonica: Alessandro Bigatti – Assistente tecnico: Massimo Violato

con Eugenio Allegri

Produzione: Società Cooperativa Artquarium

Torino, Teatro Gobetti, dal 16 al 22 gennaio 2012



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