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Nuova intervista

Creato il 21 settembre 2013 da Weirde

Il romance I colori della nebbia che ho scritto con Francesca Cani, sta per uscire in tutte le edicole! (oddio manca pochissimo al 2 di ottobre!)

E se volete potete già acquistarlo online qui:

http://www.eharmony.it/Romanzi/Grandi-Romanzi-Storici/Grandi-Romanzi-Storici-ottobre-2013/I-COLORI-DELLA-NEBBIA

 Abbiamo rilasciato una nuova intervista, rivelando nuove succose anticipazioni sul romanzo I colori della nebbia, sul blog Bostonian Library.


Qui sotto potete leggerne un piccolo estratto. Per l’articolo completo vi rimando a questo link:


http://bostonianlibrary.blogspot.it/2013/09/intervista-esclusiva-alle-autrici-di-i.html

-Volendo presentare il vostro romanzo “I colori  della nebbia” al pubblico del Bostonian Library, cosa vorreste dire ai  lettori? imageM. Scrivendo  I colori della nebbia abbiamo cercato di creare un romance che uscisse dai  soliti schemi. Matilde, la protagonista femminile, è una ragazza che ha subito  un grave trauma e ne è uscita cambiata per sempre. Lo sta superando, ma sa che  non tornerà più come prima e sta cercando con coraggio di riprendere una vita  normale. Anche William è stato per sempre segnato dalla guerra che ha combattuto  ed è rimasto distaccato dal mondo che lo circonda. Sono due personaggi con un  passato difficile, che si sentono diversi dalle altre persone, ma che l’uno  nell’altra troveranno un prezioso appoggio. Il nostro fine era costruire due  protagonisti a tutto tondo, con dei problemi reali e realistiche reazioni,  speriamo di esserci riuscite. Ma starà ai lettori giudicare. Posso solo  anticiparvi che abbiamo messo di tutto e di più in questo libro: ironia,  avventura, mistero, passione, non manca nulla. imageF. Come ha  anticipato Mary, si tratta di un romance, ma in esso c’è di più. Abbiamo  lasciato ampio spazio all’avventura e al giallo che si dipana durante lo  svolgimento della trama. Abbiamo creato personaggi secondari divertenti,  disperati, spietati, ma sempre umanamente condivisibili. Il ventaglio di  emozioni e stati d’animo descritti è ampio, ma il faro che regge le fila della  vicenda è l’amore. William e Matilde sono due persone appartenenti a mondi  apparentemente diversi, perché lei è di famiglia borghese e mantovana, lui è un  maggiore austriaco di nobili origini. Tuttavia, le loro strade si uniscono  indissolubilmente e la passione divampa, il loro amore costantemente in pericolo  vi terrà sul filo di lana fino all’ultimo! Insomma, cari Bostonian reader, se  vorrete perdervi nelle atmosfere sfarzose del 1815, conoscere la splendida città  di Mantova e fare il tifo per una coppia che merita di stare unita, a dispetto  di ogni intrigo, I colori della nebbia è il libro che fa per voi. - Il vostro romanzo nasce da un’immagine, da un  personaggio, da una situazione o altro ancora? F. Nasce per un buon 40% dalla decisione di ambientare la vicenda nella nostra  città, Mantova, dalle conseguenti ricerche storiche, che ci hanno impegnate nei  primi mesi di stesura. La percentuale maggiore, il 50%, è frutto delle iniziali  immagini che ci hanno evocato i protagonisti. Ricordo un pomeriggio piovoso, a  casa di Mary, alla sua scrivania, entrambe reduci da una giornata lavorativa  impegnativa ma con la voglia di gettare le basi di un progetto che, nonostante  non fosse ancora stata scritta una sola parola, ci aveva già coinvolte. Nacque  quel pomeriggio I colori della nebbia, mentre decidevamo di che colore avrebbe  avuto occhi e capelli William e discutevamo sulle caratteristiche fisiche di  Matilde. Il rimanente 10% è opera della nostra testardaggine, siamo diverse in  tutto e per tutto, ma siamo entrambe molto determinate. Ciò è contemporaneamente  positivo e negativo, perché il romanzo è stato frutto di lotte e momenti di  immediata comprensione, sempre e comunque con il faro davanti di riuscire a dare  al pubblico un buon lavoro.
M.  Direi che è nato dai protagonisti, prima sono venuti loro, e poi il romanzo ha  seguito a ruota. Come ho detto prima, abbiamo puntato a creare un uomo e una  donna veramente speciali.
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- Scrivere a 4 mani è  complicato oppure un’avventura impagabile? M.  Entrambe le cose. Richiede organizzazione e la disponibilità di continuare a  confrontarsi su ogni idea. Ma è anche più semplice che non scrivere da soli, a  volte, poiché c’è sempre qualcuno a cui chiedere aiuto, o a cui appoggiarsi, o  che è pronto a spronarti. imageF. Scrivere a quattro mani è stato  formativo per entrambe perché, prima di iniziare a fare editing con la splendida  redazione Harlequin, siamo state l’una l’editor e la principale critica  dell’altra. Ma è stato anche un lavoro più lungo del normale perché quando  nascono le scene, sempre discusse e condivise in ogni loro parte, devono essere  armonizzate per evitare ci sia un eccessivo salto stilistico fra le parti. Come  dicevo prima, siamo molto diverse, se non avessimo lavorato molto sul collante  che teneva insieme le parti del romanzo, la cosa sarebbe balzata eccessivamente  all’occhio. Sono contenta e orgogliosa di avere Mary come compagna di  avventura! - Perché scegliere un nome de plum (anglossassone)  piuttosto che puntare sui vostri veri nomi?  Più una coperta di linus o un  omaggio particolare a qualche autore/autrice a voi  caro? M.  E’ stato un omaggio alle nostre autrici romance preferite. Io adoro Mary Balogh,  perciò sono diventata Mary Shepard. Tra i miei romanzi preferiti in assoluto c’è  il suo libro The famouse heroine. Amo il modo in cui riesce a esprimere concetti  complessi con apparente semplicità. F. Un omaggio alla autrici inglesi, che amiamo tanto e che rappresentano la spina  dorsale del romance, ma con la voglia di mantenere qualcosa di nostro perché  Frances è la traduzione del mio nome, Francesca.
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- Da cosa è nato il bisogno  di scrivere proprio questa storia: una necessità impellente o piuttosto  un’esperienza che vi sentivate giunta a maturazione? F. Tutto nacque dalla follia di due universitarie prossime alla tesi, forse  dall’esaurimento nervoso in cui versavamo a pochi mesi dalla laurea… Avevamo un  buon periodo storico da approfondire, che è stato oggetto delle nostre tesi,  avevamo accumulato entrambe un po’ di esperienza e ci sentivamo pronte per una  nuova avventura. Ci siamo dette: tentiamo e l’abbiamo fatto! M.Avevamo entrambe già scritto altro prima  di questo romanzo, provare a scrivere a quattro mani era una nuova sfida, un  esperimento, ma anche un banco di prova. Poi l’editing con una grande casa  editrice ci ha fatto veramente maturare molto. - Cosa è stato più complicato imprimere sulla carta  de “I colori della nebbia” : un personaggio, una situazione o la  trama? imageM.Forse far funzionare alcuni punti della  trama. Abbiamo inserito un mistero da risolvere nel romanzo, perciò i colpevoli  non dovevano essere troppo palesi fin dall’inizio, né alla fine, doveva essere  troppo semplice per i protagonisti tentare di fermarli. Creare scene mozzafiato,  ma verosimili non è semplice. A un certo punto della stesura, mentre eravamo a  fare shopping, mi sono ritrovata a dire a Francesca : “E se ci ispirassimo a CSI  per questa scena?” Il che , capirete è un tantino anacronistico, ma come spunto  può anche funzionare … Non posso rivelare altro. F. Inizialmente è stato complicato intenderci alla perfezione sui personaggi. Io  dicevo William è così e Mary aveva un’altra idea, lei pensava a come avrebbe  reagito Matilde a un problema e io ero completamente fuori sincronia quando  scrivevo di lei. Abbiamo dovuto accordare la pedalata come in tandem! Man mano  che si proseguiva, però, i caratteri dei personaggi sono venuti spontaneamente a  galla, mentre emergevano problemi con la trama. Per rendere dei malvagi  credibili credo ci voglia un movente, perciò crearlo ci ha fatte esplorare il  mondo della giallistica per riuscire a essere efficaci. Comunque non ci sono mai  stati punti di blocco totale, nulla che una buona sessione di shopping  compulsivo non possa risolvere, fortunatamente!

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