In attesa del tanto atteso closing previsto per lunedì, che consegnerà a mr. Bee il 48% delle quote societarie del Milan in cambio di molti verdoni, il broker thailandese, secondo “Repubblica”, sarebbe finito nel mirino della Procura di Milano.

La segretissima inchiesta dei pm lombardi riguarderebbe in primo luogo il tema dei diritti tv, da sempre argomento di dissapori tra grandi e piccoli club. L’ipotesi è che per il triennio 2015/2018 i costi siano stati gonfiati ad arte (l’Antitrust ha già prelevato le carte ‘sospette” dalla Lega Calcio), permettendo ai top club grandi guadagni a scapito delle “piccole”.
L’inchiesta, avviata sottobanco a maggio dai magistrati Pellicano e Polizzi, si è poi intrecciata con altri casi giudiziari, quelli riguardanti il barone Filippo Dollfus de Volkesberg, arrestato la scorsa primavera con l’accusa di aver gestito conti cifrati in Svizzera per conto di imprenditori italiani. Tra i suoi clienti ci sarebbero anche coloro che si sono accaparrati i diritti tv per il prossimo triennio. Numeri alla mano, è una certezza che Infront abbia guadagnato parecchi più soldi della Lega Calcio dalla vendita dei diritti per la Serie A all’estero. La società è controllata da una holding cinese e controlla anche quote societarie di piccoli club (Bari, Brescia e Parma)
Oltre a sospetti su Infront, da quetse carte risulterebbero dubbi anche alcuni passaggi della cessione delle quote rossonere dalla famiglia Berlusconi (ufficialmente Fininvest, che ha già smentito) a Bee Taechaubol ma non emergono, per il momento, collegamenti stretti tra le due inchieste. In ogni caso, si pongono per natura molti interrogativi sulla trasparenza del dorato mondo del pallone, scosso proprio ieri dall’avvio ufficiale delle indagini su sua maestà Sepp Blatter, la cui onda lunga rischia di trascinare con sè anche “Roi” Platini. Speriamo di non ritrovarci coinvolti nell’ennesimo scandalo pallonaro: l’Italia ha bisogno del calcio, non di Calciopoli.
