Magazine Diario personale

“O lo scorso martedì”

Creato il 21 dicembre 2015 da Povna @povna

Forse l’inizio è stato il 1 novembre del 2012, l’Amico scrittore stava morendo, e la ‘povna si trovò, mentre aspettava di potere andare a visitarlo, a prendere un metro, attraversando la città da parte a parte, per andare a conoscere la sua futura amica Spersa, che le offriva, quella prima di così tante altre volte, il suo esserci a sostegno, a prescindere da tutto.
Certo, a rileggerle con il senno di poi, le parole di Tuttotace suonano quanto mai profetiche, a tracciare la strada di un incontro che, allora, in mente ‘povnae, era ancora fuori di trama. Di sicuro furono rilevanti i Presidenti di Iome (con la loro coda proiettata su Valencia), così come un certo scambio privato insieme a Arya, sempre in odor di primavera (che sancì la certezza di avere percorso strade uguali, in altri tempi). C’è stato un incontro a Roma, tra Giovol e Spersa, per esempio (e la ‘povna, pur assente, ne ascoltò da un tavolino di bar dovizia di racconti).
Fuori da ogni dubbio (e non solo per l’arrivo di Connie) è stato rilevante #ioleggoperché.
Tutto comincia poi per davvero in una sera di giugno, quando Connie – con la cautela di chi la conosce da poco, ma ha già capito tutto – fa alla ‘povna una proposta che sarà rivoluzionaria: “Sai, una chat, siamo già quattro, non è che vorresti…”.
La ‘povna (che fino a un mese e mezzo prima viaggiava col telefono Chicco), la guarda un po’ perplessa:
“…”.
“Volevo dirtelo prima, ovvio” – (perché per conoscere per bene delle volte basta saper guardare, non il tempo).
E sono forse queste parole, più di tutto, che convincono la ‘povna:
“Ma sì, perché no…”.
Ed è così che, ce ne era in fondo gran bisogno, la ‘povna si è trovata proiettata all’improvviso nel rutilante mondo dei messaggi comuni di whatsapp. Dire che aveva immaginato che cosa sarebbe successo poi, sarebbe solo una grandissima menzogna: sette donne, per tanti aspetti diversissime (eppure…); nessuna delle quali (tranne un poco, forse, Spersa) con una particolare propensione né per la chat più trendy del momento, né tanto meno (tranne un poco, forse, Spersa) per gli incontri al di qua dello schermo (eppure, un’altra volta…).
Mondi diversissimi, lavori variegati, orari che non si incastrano, tante misure da prendere e da dare.
Eppure (e tre), per sei mesi, giorno dopo giorno, su quella chat nata per caso (ora pronta mutarsi in destino, innegabilmente), si è dipanata, quotidianamente, una bella parte della trama esistenziale della ‘povna: risate, libri, canzoni, discussioni, confessioni, progetti. Pezzi di vita che diventano sostanza (del resto, la ‘povna lo scrisse anche, tempo fa – quando oramai le funzioni narrative andavano chiarendosi nel loro dichiararsi indispensabili – il tempo aveva macinato, inesorabile, la necessità di trovare e riconoscere un altro senso altrove).
La scelta di riuscire a organizzare, entro l’anno, una giornata da trascorrere per loro è sembrata solo ovvia; il setting della piccola città (che è sempre, per tutto e tutti, così neutra e così comoda) si è imposto nella scelta con la casualità di ciò che è bello e facile. E ciascuna di loro ha iniziato, dopo che il dado era tratto, a preparare i tasselli di quel weekend strappato con le unghie con tanta cura e tanto amore.
Il 19 di dicembre, piano piano, in viale dei Ciliegi sono così arrivate tutte (sì, anche lei, pure se solo in schermo e musica). La ‘povna ne ha trovata una parte al rientro da scuola, direttamente a casa sua, ed era come se ci fossero da sempre. Le altre sono arrivate alla spicciolata, per trenta ore di bellezza che sono state troppo poche, questo l’unico appunto. In mezzo, quello di cui c’era bisogno, e che ci doveva essere (e che proprio per questo resta fuori dal racconto, perché questa storia ha solo narratari interni, e sono loro).
Dopo, la domenica sera, quando tutte sono ripartite, la ‘povna si aggira per le stanze di una casa che suona insieme piena e vuota, e dipana i pensieri che si intrecciano. La tentazione della malinconia fa capolino, maliziosa, in ogni angolo. Ma poi invece no, perché il punto non è questo. E non solo perché la forza di una presenza (ne è la prova una fotografia-epitome che la ‘povna mette via, mise en abyme di una attitudine) travalica i confini degli schemi, oggi, così come tutti i giorni di questi sei mesi precedenti.
Ma perché, molto semplicemente, il punto non c’è, come ha ben detto Tuttotace, e cercarlo non era né il senso, né lo scopo dell’incontro. Il punto si infila, armonico, nel filo di una linea (semi)retta. La cui freccia di direzione narrativa, sul futuro così come sapranno dipanarlo, appartiene, indiscutibilmente, solo a loro.

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
È bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.
Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da molto tempo potevano incrociarsi?
Vorrei chiedere loro
se non ricordano –
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno « scusi » nella ressa?
un « ha sbagliato numero » nella cornetta?
– ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso giocava con loro.
Non ancora pronto del tutto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
tagliava loro la strada
e soffocando una risata
con un salto si scansava.
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volò via
da una spalla a un’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, forse già la palla
tra i cespugli dell’infanzia?
Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava su un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

(Wisława Szymborska, Amore a prima vista)


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