Magazine Cinema

Oblivion

Da Kelvin
(id.)
di Joseph Kosinski (USA, 2013)
con Tom Cruise, Olga Kurylenko, Andrea Riseborough, Morgan Freeman, Melissa Leo
VOTO: **/5
OBLIVIONIngredienti per realizzare Oblivion: prendete, a vostro piacimento, idee, temi, spezzoni, personaggi da almeno una decina di film di fantascienza epocali (i 'soliti' 2001, Matrix, Il Pianeta delle Scimmie, Mad Max, perfino - te pareva - qualche spruzzata di Solaris), mescolate ben bene, aggiungeteci un regista e un direttore della fotografia molto a loro agio con le atmosfere asettiche e soffuse della computer-graphics, e otterrete un frullato di fantascienza moderna, molto fascinoso, abbastanza confuso, decisamente inconsistente ma almeno non indigeribile. Non si può dire infatti che Oblivion sia un brutto film: del resto se le due ore e venti di durata scorrono tutto sommato fluide significa che non provoca sofferenza, ed è già qualcosa. Peccato però che film come questo te li dimentichi un quarto d'ora dopo essere usciti dal cinema, e non è un difetto da poco per un film ad alto budget che accampa perfino qualche pretesa autoriale.
Oblivion infatti, pur essendo una pellicola inevitabilmente commerciale, non fa mistero di volersi inserire in quel filone di fantascienza adulta e riflessiva di cui il regista Joseph Kosinski ritiene arbitrariamente di far parte solo per aver diretto un film come Tron Legacy, per certi versi molto simile a questo ma parecchio più noioso... andateglielo a spiegare però che non bastano scenografie fluorescenti e strizzatine d'occhio alla sci-fi stile anni '70 per inserirsi nel club dei cineasti di culto: certo, per onestà bisogna ammettere che siamo ben lontani dalle pellicole fracassone e piene di effettacci visivi alla Independence Day, però va anche detto che la distanza da, che so, Inception oppure Another Earth (tanto per citare film davvero d'autore, belli o brutti che siano) è davvero siderale...
OBLIVION
Siamo dunque nel 2077. In una Terra come al solito devastata dall'immancabile guerra atomica sopravvivono Tom Cruise) e la sua compagna di missione e di vita Victoria 'Vika' Olsen (Andrea Riseborough). Abitano in una stupenda casa di vetro sospesa sopra il cielo, con tanto di piscina e palestra rigorosamente trasparenti e clamorosamente modaioli, ed il loro compito è quello di difendere le enormi turbine idriche (che forniscono acqua a ciò che resta della razza umana, trasferita con la forza su un satellite di Saturno) dagli attacchi di misteriosi pirati dello spazio chimati Scavengers. La loro missione finirà tra una quindicina di giorni e già si stanno preparando alle agognate vacanze, quando una navicella spaziale non bene identificata si schianta nel deserto: muoiono tutti tranne una sola componente dell'equipaggio, la belllissima Julia Rusakova (Olga Kurylenko) ibernata in una capsula da sessant'anni e subito 'scongelata' (senza un capello fuori posto) dall'aitante Jack. Che, incredibilmente, è convinto di conoscere quella donna...
OBLIVIONsoltanto due esseri umani: il 'tecnico' aggiustatore di droni Jack Harper (
Di più sulla trama non è concesso dire, pena privarvi dell'unico spunto d'interesse per vedere Oblivion. Sappiate però che siamo solo nella primissima parte del film e che la storia è piuttosto complicata (anche troppo) e non sempre molto coerente. La parte iniziale è anche quella meglio riuscita, dove vengono stese le basi del racconto e descritta l'ambientazione, assolutamente di gran classe (così come lo era in Tron Legacy): gli interni della base, le location, le scenografie, la musica si fanno decisamente ammirare per accuratezza dei dettagli e invenzioni visive. E al fattore estetico concorrono, ovviamente, anche le fisicità dei personaggi: Olga Kurylenko è un'ex-modella e si vede ancora molto bene... mentre riguardo Tom Cruise bisogna dire che, seppur palestratissimo e gonfiato fino all'inverosimile, i suoi 51 anni se li porta davvero alla grande, e la sua presenza scenica e autoriale è davvero notevole. Tanto di cappello.
OBLIVIONQuello che non funziona in Oblivion è proprio l'inconsistenza del film: la fantascienza è uno splendido genere cinematrografico, adattissimo per filosofeggiare sul presente e lanciare spunti di discussione e riflessioni sul nostro futuro e sulla nostra società. I film di fantascienza più belli sono quelli che ti fanno ragionare e usare il cervello, che ti sanno aprire gli occhi sui possibili scenari futuri del genere umano, e spesso metterti in guardia. In Oblivion di tutto questo c'è molto poco: come un pacco regalo di grandi dimensioni, dalla confezione impeccabile, ma dal contenuto decisamente vuoto.

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