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>>Ocse, nuove manovre per l’Italia. Come la Spagna?

Creato il 01 dicembre 2012 da Felice Monda

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STIME CONTROVERSE – A smascherare i dati  probabilmente troppo ottimistici del Governo Monti ci ha pensato l’Ocse. Nell’ultimo Economic Outlook vengono riviste al ribasso le stime per il Pil italiano nel 2012 e 2013, prevedendo una contrazione rispettivamente del 2,2% e dell’1%, contro il -1,7% e -0,4% nel maggio scorso. Ad essere ridimensionati, tuttavia, non sono stati soltanto i conti italiani, ma anche quelli dell’Eurozona dove si stima una contrazione dello 0,4% nel 2012 e dello 0,1% nel 2013, con un ritorno in positivo solo nel 2014(+1,3%). Le stime precedenti, emesse a maggio, erano di -0,1% nel 2012 e +0,9% nel 2013.

Se i dati diffusi dall’Ocse dovessero trovare riscontro nella realtà, sarebbe necessariaun’ulteriore stretta di bilancio per rimanere ancorati al piano di rientro dal debito. Quest’ultimo, infatti, passerebbe dal 127% del 2012, al 129,6% del 2013 fino ad attestarsi nel 2014 intorno al 131,4%. Eppure, se esiste un elemento di continuità tra tutti governi susseguitisi in Italia, questo è senza dubbio il coraggioso tentativo di vanificare le stime altrui per lasciar spazio a quelle “fatte in casa”. Piuttosto secca è stata la reazione di Vittorio Grilli, Ministro dell’Economia, secondo il quale non esiste nessun rischio, al momento, di dover programmare nuove manovre per il futuro: «Ritengo che, così come emerge dai nostri scenari, è chiaro che noi abbiamo un bilancio in pareggio anche nel 2014».

INCUBO SPAGNOLO – Se a dirlo e’ il Ministro dell’Economia, c’è da fidarsi. Mica saranno tutti come Montoro, il ministro spagnolo che sosteneva la regolarità dei fondamentali economici prima di piangere miseria presso la Bce. No, l’Italia è un’altra storia. Qui non si scherza, si gioca d’anticipo. Tasse, austerità, pressione fiscale alle stelle, aumento della disoccupazione, tagli alla sanità, nulla è lasciato al caso. Ma tutto questo paga?

Come accennato, secondo l ‘Ocse, il rapporto tra debito pubblico e Pil è destinato ad aumentare nei prossimi anni. In totale controtendenza i consumi, i più bassi dal dopoguerra. Notizia, questa, che la dice lunga sullo stato disastroso della nostra economia e sulle reali potenzialità del nostro Paese. Il rigorismo sta tagliano le gambe anche alle prospettive di crescita dell’Itaia. Fintanto che non sarà restituito ai cittadini un potere d’acquisto tale da sostenere la domanda aggregata (consumi), componente determinante per definire la grandezza del Pil, quest’ultimo  sarà per ovvie ragioni sotto il livello minimo per contenere il deficit e il debito, inevitabilmente, continuerà a crescere.

Eppure, dalle parti di Montecitorio non lasciano trapelare nessun allarmismo. Grilli e Monti restano convinti che le loro iniziative basteranno a tenere a galla l’Italia, almeno per ora. Ma ad aprile si vota e l’intera politica economica del paese potrebbe essere in parte rimessa in discussione dal nuovo governo. E forse è proprio questa la chiave di lettura del documento Ocse. Il riferimento all’incertezza rapportata alla continuità con la politica montiana e il fantasma di una nuova manovra, insieme compongono un’idea chiara di che cosa ci si aspetta da un nuovo governo italiano.

LA CRISI NON E’ AFFATTO FINITA – «Il rischio di una nuova rilevante contrazione(dell’economia mondiale, ndr) non può essere escluso». A scriverlo nell’introduzione all’Economic outlook, è il capo economista dell’Ocse, Pier Carlo Padoan, il quale cita a sostegno della sua tesi un graduale crollo della fiducia, un contesto di develeraging(disinvestimento finalizzato alla riduzione del’indebitamento) e il crollo verticale dei consumi in tutta l’area europea, con un picco nell’area mediterranea.

Insomma, in uno scenario europeo all’insegna di uno sviluppo ed una crescita fortemente disomogenea, «può essere la politica a fare la differenza». A dirlo è Angel Gurria, segretario generale Ocse. Un esplicito riferimento alla speranza che la linea montiana non decada dopo le prossime elezioni. Una cosa sembra certa: per i contribuenti, in ogni caso, si rischia di passaredalla padella alla brace.

di Andrea Salati - http://dailystorm.it


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