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Oltre l'illusione...fisica, percezione ed immaginazione

Creato il 06 febbraio 2015 da Dariosumer


Oltre l'illusione...fisica, percezione ed immaginazione
Alcuni precedenti articoli ed i vari commenti collegati mi hanno suggerito lo spunto per questa leggera digressione su un tema già toccato più volte ma che, per la sua complessità, ha sempre proiettato lunghe ombre di perplessità dinanzi a coloro lo hanno affrontato.
L'idea di fondo si è materializza in me alla casuale rilettura di alcuni articoli di divulgazione scientifica; e dico rilettura non a caso poiché, in effetti, si tratta di materiale a carattere divulgativo che non contiene nulla di fondamentalmente nuovo o rivoluzionario. Anzi, il fatto di parlare di dati ed elementi già ampiamente noti ci può aiutare a comprendere il senso proprio del presente articolo.
L’argomento centrale risiede nell’umana percezione, nella storia di uomini che vi hanno creduto ostinatamente, che hanno seguito le proprie intuizioni basandosi a volte sul lavoro di altri e altre solo sulle proprie idee… figli del proprio tempo che diventarono padri di un’epoca.
Tutti loro percepirono qualcosa e, nell’immaginarlo, tentarono di descriverlo.
La percezione è il processo psichico che elabora e sintetizza i dati acquisiti dall’esperienza sensoriale. Ogni stimolo, interno ed esterno, viene recepito dagli organi di senso e trasformato in forme dotate di significato. E’ un tipo di elaborazione a carattere fortemente soggettivo in cui le sensazioni, nella fase di trasformazione, vengono integrate con dati mnemonici di passate esperienze, sulla base di interessi, opinioni e convinzioni predominanti, in vista di un'azione da compiere o di una méta da raggiungere.
Considerando l’estrema difficoltà che qualunque uomo incontra nel distinguere il momento esatto in cui vive una data esperienza, in quanto il suo "sentire" è sempre coadiuvato dalle percezioni di altri, di cui ha conoscenza, egli tende a riconoscere soltanto le percezioni, inglobando in queste anche le sensazioni; senza contare che, essendo consapevole di sé e con alle spalle un determinato curriculum di esperienze psichiche, si trova già nelle condizioni di influenzare le sue stesse sensazioni. Quello che può sembrare un problema di poco conto o un’interferenza ininfluente è, al contrario, un inconveniente che lo ha fortemente rallentato nell’evoluzione e nella ricerca in tutti i campi in cui si è cimentato.
Per presentare il filo logico del mio pensiero utilizzerò, a scopo dimostrativo, la storia di quegli uomini che, seguendo le proprie percezioni, hanno tentato, nel tempo, di codificare quelle leggi fisiche che regolano il moto dei pianeti, la forza di gravità e le leggi della fisica.
Claudius Ptolomaeus
Era il I° secolo dopo Cristo quando Tolomeo e la sua magistrale opera in tredici volumi nota con il nome di “Almagesto” furono il punto di riferimento assoluto in campo astronomico fino al 1500. In tale opera egli illustrò la sua visione del mondo, ispirata dal lavoro svolto tre secoli prima da Ipparco di Nicea ed alle idee di Aristotele, con la Terra al centro dell’universo e Luna, Sole, pianeti e stelle fisse che le ruotano attorno.
Bisogna rilevare che Aristotele aveva a sua volta accettato la teoria di Eudosso di Cnido, che fu il primo nel 4° secolo avanti Cristo ad elaborare matematicamente un sistema di sfere celesti. Il suo modello era in grado di descrivere i movimenti dei pianeti in maniera molto accurata ma, per contro, era estremamente complesso. Si narra che Alfonso X di Castiglia (1221 - 1284), dopo averlo studiato a fondo, con i luminari più in vista dell’epoca, sia arrivato a commentare: «Se l’Onnipotente avesse chiesto il mio parere prima di imbarcarsi nella creazione gli avrei consigliato qualcosa di più semplice».
Per farsi un’idea delle complicazioni in gioco bisogna tener presente che, secondo Tolomeo, il moto di un pianeta avviene su un piccolo circolo chiamato epiciclo; a sua volta il centro dell’epiciclo si muove lungo un cerchio chiamato deferente. La Terra non si trova nel centro del deferente ma leggermente decentrata ed il movimento del pianeta non viene riferito né al centro del deferente, né al centro della Terra ma rispetto ad un altro punto, l’equante, che si trova dall’altra parte della Terra rispetto al centro del deferente. Ce n’è abbastanza dar fare venire i sudori freddi anche alle persone più dotate di ingegno e fantasia sfrenata.
Cosa aveva portato Tolomeo a sviluppare una struttura teorica così complessa!
Non era, contrariamente a ciò che si può pensare, il frutto di sue perversioni mentali, ma l'indispensabile impianto teorico atto a spiegare tutte le bizzarre evoluzioni che i cinque pianeti ai tempi conosciuti e visibili ad occhio nudo compivano in cielo.
Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno erano già noti fin dalla più remota antichità per i loro movimenti disordinati ed irregolari sullo sfondo delle stelle fisse, assimilabili a dei veri e propri balletti. Mentre Mercurio e Venere apparivano oscillare continuamente attorno al Sole, i rimanenti tre interrompevano periodicamente il loro moto, invertendo la marcia e, dopo avere compiuto una piroetta, riprendevano la direzione originale.
Oggi sappiamo che queste traiettorie improbabili sono solo apparenti, in quanto noi le osserviamo da un altro corpo, la Terra, anch’esso in movimento con velocità diversa, ma Tolomeo vi credeva fermamente e la sua immaginazione così determinata lo condusse al successo.
Il grande edificio tolemaico aveva già cominciato a mostrare vistosi segni di cedimento, ma si dovette attendere il XIV° secolo perché crollasse definitivamente.
A demolirlo fu Copernico, il quale ebbe l'avventura di accorgersi che ponendo al centro del sistema solare il Sole anziché la Terra, tutti quegli stravaganti movimenti planetari come per incanto sparivano e il loro moto diveniva semplice e regolare, potendo essere spiegato senza più bisogno di epicicli, deferenti, equanti e quant'altro. I limiti di Copernico furono da un lato quello di rimanere convinto che le orbite percorse dai pianeti intorno al Sole fossero circolari e dall’altro la paura. L’angoscia per le possibili ritorsioni da parte della chiesa alla pubblicazione del proprio lavoro fu tale che temporeggiò a lungo: secondo la leggenda egli ne ricevette la prima copia solo il giorno in cui morì.
Fu Keplero, dopo lunghe esitazioni, a sobbarcarsi l'onere e l’onore di scoprire che le traiettorie erano ellittiche e che la disposizione dei pianeti intorno al Sole non era casuale ma regolata da poche semplici leggi. Tutte queste tesi innescarono quel un processo di sgretolamento dei dogmi religiosi e filosofici temuto da Copernico, che cambiarono profondamente la società europea degli inizi del Rinascimento, causando la ferma condanna della chiesa, soprattutto in seguito alle osservazioni che Galileo fu in grado di fare grazie al suo telescopio.
Furono tempi difficili in cui le restrizioni non colpirono solo la libertà di espressione ma anche e soprattutto quella di intuizione e di immaginazione!
Malgrado ciò, alla fine il modello geocentrico tolemaico venne sostituito da quello eliocentrico copernicano.
Friedrich Johannes Kepler
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Sir Isaac Newton
Ci fu ancora un lungo periodo di staticità fino a quando fece la sua apparizione Newton che, sulla base di quanto fin lì elaborato e grazie ed una semplice e fin troppo ovvia osservazione, intuì l'esistenza di una forza universale attrattiva, agente su tutti i corpi, giungendo alla formulazione della Teoria di Gravitazione Universale. Egli postulò che la forza sprigionata fra due corpi fosse direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza. Detto in parole povere affermò che più i corpi sono massicci e vicini e più è intensa la forza che li attrae. Tale forza fu chiamata gravità.
La Teoria della Gravitazione Universale ha rappresentato una delle più alte vette mai raggiunte dall’ingegnosità umana, fornendo risultati la cui precisione fu nettamente superiore a qualsiasi aspettativa.
Ma per quanto portentosa ed affidabile sia stata, tale teoria ha, per lungo tempo, recato con se alcune questioni irrisolte. Prendiamo, ad esempio, il caso celeberrimo della mela che cade al suolo, un fenomeno tanto semplice quanto misterioso. Perché la mela cade a terra? Newton ci ha spiegato che la mela cade a causa della forza di gravità esercitata su di essa dalla Terra e l’evidenza sperimentale sembra dargli ragione, poiché la teoria descrive con precisione il fenomeno, riuscendo a prevedere perfettamente la traiettoria seguita dalla mela e l’istante esatto in cui giunge al suolo.
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Albert Einstein
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La descrizione del fenomeno e la sua puntuale verifica tesero a nasconderne la comprensione più profonda e ben presto scaturirono molte domande. Qual è l’origine della forza di gravità? Perché i corpi si attirano? Come fa la mela a sapere dell’esistenza della Terra e viceversa? Come fa la Terra a comunicare alla mela che deve cadere e la traiettoria da seguire? Newton era ben conscio delle problematiche e sicuramente ebbe modo di rifletterci a lungo, senza però arrivare a soluzioni adeguate. LaTeoria della Gravitazione Universale funzionava perfettamente ed era in grado di risolvere qualsiasi problema riguardante il movimento dei corpi celesti: non c’era motivo di lambiccarsi il cervello con questioni che, da un punto di vista pratico, erano di nessuna utilità!
Passarono oltre due secoli prima che qualcuno tentasse di trovare delle risposte a tutte quelle domande.
Il giovane Einstein dopo aver rivoluzionato totalmente i concetti di spazio e di tempo dimostrando che non erano statici e assoluti come affermato da Newton, ma erano dinamici e relativi, cominciò a ragionare sulla gravità, cercando di elaborare una nuova teoria che permettesse di superare l’ostacolo che aveva bloccato il suo illustre predecessore.
Un bel giorno ebbe modo di parlare con un uomo che era precipitato da un tetto e, fortunatamente per tutti, era sopravvissuto. L’uomo disse al fisico che durante la caduta aveva avuto la sensazione di essere privo di peso. Fu la grande intuizione che Einstein stava aspettando!
La conseguenza delle sue riflessioni si concretizzò nell’affermazione che la gravità non esiste, che è un’illusione ed appare, come per incanto, quando, per un qualunque motivo, viene interrotto il movimento naturale di libera fluttuazione.
La libera fluttuazione è il movimento naturale dei corpi e viene comandato e regolato direttamente dallo spazio. In genere, quando si parla di spazio, siamo portati ad immaginare qualcosa di vuoto, al nulla; in realtà lo spazio va immaginato come una specie di tessuto elastico in grado di deformarsi. Normalmente lo spazio è piano e i corpi seguono traiettorie rettilinee ma in presenza di materia lo spazio si incurva.
A quel punto divenne subito chiaro perché, ad esempio, la Terra ruotasse intorno al Sole oppure perché la Luna girasse intorno alla Terra. La Terra ruotava attorno alla nostra stella non perché il Sole la attraeva con una misteriosa forza che noi chiamiamo gravità ma perché il Sole, a causa della sua grande massa, incurvava lo spazio circostante e questa curvatura si trasmetteva fino a grandissime distanze. Di conseguenza la Terra, muovendosi in uno spazio curvo, altro non poteva fare che seguire una traiettoria curva. Lo stesso dicasi per la Luna.
Riassumendo il connubio fra spazio e materia può essere espresso con la seguente frase: lo spazio dice alla materia come muoversi, la materia dice allo spazio come incurvarsi.
Era la Teoria della Relatività Generale, un incredibile concentrato di bellezza, semplicità ed eleganza.
Tutto sembrava finalmente sistemato ed ogni tassello, fino ad allora vagante, poteva sperare di trovare finalmente la sua giusta collocazione… ma non fu proprio così che andò!
Il buon Albert aveva scoperchiato una specie di vaso di Pandora, il quale non conteneva dei mali ma degli enigmi, che occuparono i suoi successori per tutto il secolo successivo.
Nacque così la fisica quantistica, ossia quella teoria fisica formulata allo scopo di descrive il comportamento della materia su scala atomica o inferiore, per spiegare e quantificare degli effetti che non potevano essere giustificati dalla meccanica classica. Due diverse “fisiche” con diverse ed accertate validità, complementari tra loro e che ancora attendono una ulteriore teoria unificante.
E’ paradossale, a volte addirittura esilarante, notare come questi uomini di scienza si siano dovuti reimmergere nei testi di filosofia antica, sia orientale che occidentale, alla ricerca di quel remoto sapere che nel corso dei secoli è andato perduto.
Percezione… immaginazione!
Per secoli hanno studiato la struttura e le leggi della materialità e proprio quando erano sul punto di credere di poterla conoscere, essendo in grado di osservarla nell’intimo, essa ha rivelato loro la sua anima mutevole, plasmabile ed ingannevole.
Ha mostrato i suoi due lati opposti: oggettivo e soggettivo, determinato ed indeterminato, ostentando, con un ghigno ironico, quel sipario di determinismo quale effetto collaterale di ciò che avviene ad un livello molto più profondo della realtà, dove la materialità stessa è ancora potenzialità in divenire.
Questo li ha spiazzati, costringendoli come Tolomeo, Galileo, Copernico e Keplero a ritornare un po’ filosofi, poeti ed esoteristi, a riorganizzarsi con nuovi modi di percepire e di immaginare.
Tutto ciò che prima di allora era considerato semplicemente inaudito divenne probabile: la materia astrale, gli universi paralleli, i livelli di esistenza ed i mondi invisibili.
Sono accadute cose mai viste! Ve li immaginate, in camice bianco, tra Eraclito e Aristotele accanto ad un acceleratore di particelle a confabulare che tutto è un’illusione, che è una forma di entropia, un effetto collaterale della naturale propensione verso il disordine!
Eppure, strano a dirsi, ma è proprio questa la strada che porta al progresso; lo strano destino di chi in un tempo senza tempo, è talmente avanti che quando si guarda alle spalle vede il futuro!
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