Omar e noartri

Da Aboutaphoto

Sono cresciuta in un paese di 7000 abitanti, dove non c'è la stazione, non c'è il cinema, non c'è la piscina. Dove ci sono le zanzare in estate e la nebbia in inverno. Uno di quei posti, insomma, dove nasci con la voglia di scappare oppure non te ne andrai mai più. Eppure in questi giorni succede una cosa particolare, una cosa che i “figli della città” non riescono bene a capire: in questi giorni al mio paese l'è il dì dla festa, il giorno della festa. Ma mica quella roba turistica e appiccicosa che è S. Ambrogio per Milano (da cui i Milanesi scappano, giustamente), no no, proprio una vera festa patronale con annessi e connessi: i baracconi (le giostre), il vitello tonnato, la messa delle 11 vestiti bene con la chiesa tutta “vestita bene”, il banco di beneficenza (o riffa o pesca o come la chiamate voi) e poi gran finale coi fuochi d'artificio che neanche a Times Square dopo il passaggio di Irene!
Nonostante il tono ironico, in realtà non ho mai snobbato questa festa, anzi non esserci mi “farebbe strano” come dico io, non mi sembrerebbe giusto. Io credo che la festa di paese non serva tanto a rivedere gente che se ne è andata dal suddetto paesello, oppure a spettegolare su chi sta con chi, ecc., credo che serva soprattutto a far sentire che nonostante tutta la merda e le cose che sono andate storte e tutte le zanzare che ti hanno morso e tutta la nebbia che ti ha penetrato le ossa, siamo ancora in giro, alla fine è andata, abbiamo passato il turno un'altra volta. E tutta la gente che sta lì a guardare i fuochi col naso all'insù secondo me avverte questa sensazione, mentre chi viene da fuori, dalla città, per guardare lo spettacolo, fa un po' più fatica a percepirlo, a meno che non abbia imparato cosa vuol dire per noi.Tutto ciò era per introdurre le foto che ho scelto di presentare nel mio primo post del dopo vacanze. Queste foto sanno di paese, di bigliardo all'Acli dove senti ancora l'odore di fumo, anche se da anni non si fuma nei locali; foto dove i bambini giocano a pallone in un prato, che è solo un prato, anche se lo chiamano “campetto”. Foto dove la gente va alla manifestazione un po' perché ci crede e un po' perché l'ha proposta il “figlio della Luisa, che è sempre stato un ragazzo tanto serio!”, foto dove quando arriva uno famoso tutti dicono “L'avevo già visto a...” e poi vanno a chiedere l'autografo cercando di farsi ricordare dal tizio in questione. Foto dove passa la banda, dove si guadagna il pane quotidiano, dove tutto cambia affinché nulla cambi. Queste foto le ha fatte Omar Nasser, perché ci voleva un ragazzo mezzo milanese e mezzo egiziano per farci capire che forse questi paesi... non li odiamo così tanto.




P.S.: Ho avuto occasione di fare due chiacchiere con Omar nei giorni scorsi e mi ha detto che sta progettando, con altri fotografi, un magazine on line, pensato come una vetrina per giovani artisti, dove ci sarà spazio per servizi di reportage, moda, stile, architettura e quant'altro. L'idea è quella di creare uno spazio libero dove fotografi e artisti visivi possano far conoscere i loro progetti e servizi e confrontarsi l'uno con l'altro. Mi pare un'iniziativa interessante e piena di buoni propositi, quindi se volete cimentarvi scrivete a Omar senza indugio! (contatti sul suo sito)

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