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On the road

Creato il 25 ottobre 2012 da Kelvin
(id.)
di Walter Salles (USA, 2012)
con Sam Riley, Garrett Hedlund, Kristen Stewart, Kirsten Dunst, Tom Sturridge, Viggo Mortensen
VOTO: **
ON THE ROAD"Il mito diventa film" sta scritto sulla locandina di On the road, ed è vero: esistono pochi libri al mondo così 'mitici' (oppure 'cult' se preferite) come il romanzo di Jack Kerouac. Sono quei libri che ognuno di noi ha sul comodino e che durante la nostra adolescenza tutti praticamente abbiamo letto. Ma rispondetemi sinceramente: se doveste cimentarvi oggi, per la prima volta, nella lettura di On the road, che cosa ne pensereste? Vi catturerebbe esattamente come venti, trent'anni fa? Oppure lo trovereste irrimediabilmente datato?
Per quanto mi riguarda, io propendo più per la seconda ipotesi. Il motivo è semplice: On the road è un libro che è rimasto prigioniero del suo tempo, che è diventato 'mitico' più per quello che raccontava che per come lo raccontava... è un libro che è figlio della sua epoca e che non riesce a 'vivere' al di fuori da essa, perchè se quello che racconta ai tempi poteva apparire dirompente e rivoluzionario (anzi, sicuramente lo era), leggere oggi quelle cose ci fa semplicemente sorridere. On the road, a mio modestissimo parere, sta alla letteratura come Easy rider sta al cinema: sono opere mediocri che hanno acquistato un'aura 'mitica' perchè sono stati scritti (o girati) al momento giusto, ma che per contrappasso sono rimasti prigionieri del loro tempo.

ON THE ROAD

Sam Riley e Garrett Hedlund

Per questo è inutile prendersela con il povero Walter Salles, regista di talento (non dimentichiamo che sono suoi Central do Brasil e I diari della motocicletta) cui è stata commissionata un'impresa persa in partenza: far rivivere in questi tempi di progresso e di crisi l'epoca della beat generation attraverso le immagini. E' ovvio che è impossibile, ed è perciò sbagliato gettare la croce addosso a un film che, tutto sommato, non poi così brutto nè 'blasfemo' nei confronti del romanzo: gli è semplicemente molto fedele, e quindi ne assorbe tutti i difetti di cui abbiamo appena parlato.

ON THE ROAD

Sam Riley e Kirsten Dunst

On the road arriva clamorosamente in ritardo sugli schermi perchè racconta di un contesto storico e culturale che ormai è oggettivamente superato dagli eventi: nell'epoca dell'alta velocità, di internet, della Ryanair, del digitale, del sesso che ormai è 'routine' e non più 'ribellione'... le immagini che ci scorrono davanti agli occhi ci fanno lo stesso effetto del vino annacquato: non hanno più forza, non hanno più 'anima', non ci coinvolgono perchè non ci interessano più.

ON THE ROAD

Kristen Stewart

A poco valgono gli sforzi degli attori, che ci mettono tutto il loro impegno: a cominciare dai protagonisti Sam Riley e Garrett Hedlund (nei panni rispettivamente di Sal Paradise e Dean Moriarty), alla criticatissima Kristen Stewart, sempre vittima dei pregiudizi 'vampireschi' che la accompagnano, e che invece non se la cava male nel ruolo della libertina Marylou, alla sempre brava Kirsten Dunst (che interpreta Camille) ai 'camei' di Viggo Mortensen (Old Bull Lee), Tom Sturridge (Carlo), Amy Adams, Terrence Howard...  il film scorre via lento e uniforme, tra paesaggi seppiati, musica d'atmosfera, costumi d'annata e amplessi selvaggi, ma è perfettamente inutile trovare un solo momento 'epico', un sussulto di originalità.
Viviamo in un'epoca dove ormai ci siamo assuefatti a tutto, dove non ci stupiamo più di niente e siamo anestetizzati alle emozioni. Niente ci sorprende più, figuriamoci un romanzo e un film che sono rimasti indissolubilmente cristallizzati nei loro anni. Il cinema vuole storie universali e trame forti, anche quando si tratta di trasporre grandi classici della letteratura: tra qualche mese Baz Luhrmann ci svelerà (finalmente!) la sua versione de Il Grande Gatsby, che attendiamo spasmodicamente: il romanzo di Francis Scott Fitzgerald  è ormai quasi centenario, ma a differenza di On the road la sua forza, il suo stile e il suo messaggio sono più attuali che mai. Un libro senza tempo. E per un regista, partire da una base così è un già un bel vantaggio...  

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